Se hai un manoscritto pronto e stai studiando gli editori a cui inviarlo ma vuoi evitare brutte sorprese (per esempio ricevere risposta favorevole e vivi complimenti da parte di un editore che poi ti chiede di pagare per pubblicarti), c'è una buona notizia: la lista di editori a pagamento, ideata e curata dal sito Writer's Dream, dopo alcuni mesi di sospensione è tornata pubblica e consultabile da tutti, grazie al supporto di Loredana Lipperini.
Tuttavia, ci sono ancora molti editori non presenti in questa lista, che si dichiarano non a pagamento (o che sul loro sito internet non fanno menzione alla faccenda) ma che invece chiedono denaro all'autore in cambio della pubblicazione, o sotto forma di impegno all'acquisto di un numero tot di copie. Dunque, oltre ad invitare tutti gli autori che si imbattono in EAP non presenti nella lista, a segnalarli a Writer's Dream in modo che siano aggiunti, vi segnaliamo un utilissimo e dettagliato vademecum per riconoscere ed evitarli, realizzato da Giulia Abbate per Studio 83.
Vi invitiamo a firmare i commenti con nome e cognome come da regolamento di questo blog. Redazione Scrittori in Causa.
Tuttavia, ci sono ancora molti editori non presenti in questa lista, che si dichiarano non a pagamento (o che sul loro sito internet non fanno menzione alla faccenda) ma che invece chiedono denaro all'autore in cambio della pubblicazione, o sotto forma di impegno all'acquisto di un numero tot di copie. Dunque, oltre ad invitare tutti gli autori che si imbattono in EAP non presenti nella lista, a segnalarli a Writer's Dream in modo che siano aggiunti, vi segnaliamo un utilissimo e dettagliato vademecum per riconoscere ed evitarli, realizzato da Giulia Abbate per Studio 83.
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sempre molto utile. grande studio 83! :D
RispondiEliminaquesta sì che è un'informazione utile :)
RispondiEliminagrazie!!!
http://apps.facebook.com/payvment/product/view/3ah9w?ctref=1_18_4_8_product_Ebt_nc20_fbp-147784038631239
RispondiEliminaNe leggerete di cotte e di crude!
Anonimo, ti invitiamo a firmarti come da regolamento di questo blog.
RispondiEliminaGrazie per la segnalazione, ho dato un'occhiata al libro ma ho letto le prime pagine e l'approccio mi sembra un po' sempliciotto. Invece sullo stesso argomento consiglierei di leggere "Pazzi scatenati" di Federico Di Vita, mi sembra un lavoro un po' più professionale e approfondito:
http://www.effequ.it/wp/pazzi-scatenati/
Carolina Cutolo
Carolina,
Eliminasolo per amor di informazione, il libro che segnali (che mi incuriosisce e non poco) purtroppo è edito da Effequ che in "La guida 2011 agli editori che ti pubblicano" della Delosbook dichiara di richiedere all'autore "acquisto di copie del libro". Rientrando così nella lista doppio binario degli Eap.
Chiara,
Eliminagrazie per l'informazione, tra l'altro non conoscevo questa guida agli editori e la cercherò in libreria se non altro per dargli un'occhiata. Però nella lista di editori a pagamento e a doppio binario di Writer's Dream Effequ non risulta in nessuna di queste due categorie. In rete non riesco a trovare nessun riferimento all'autore, Leonardo Pappagallo, il che mi sembra molto strano. Ma approfondirò e in caso rettificherò.
Grazie ancora per la segnalazione!
Carolina Cutolo
Ciao Carolina,
Eliminaecco qui http://www.ibs.it/code/9788865300626/pappalardo-leonardo/guida-2011-agli-editori.html l'autore si chiama Pappalardo, forse per questo. Il libro è fatto a schede - i nomi dello staff, la linea editoriale, gli argomenti trattati - e c'è una voce "cosa si richiede all'autore" in qui l'editore specifica (si spera) la sua linea circa l'Eap.
E in effetti qui c'è un mare di editori che non rientrano nelle liste...
A presto e buona serata!
Chiara
Ciao Chiara,
Eliminagrazie, ho sbagliato a ricordarmi e a scrivere ma avevo cercato col copia incolla il nome giusto, e infatti l'unica informazione che avevo trovato (e questo mi sembrava strano) era esattamente il link che mi dai tu. Quello che mi sembra strano è che non si trovi da nessuna parte una minibiografia che quantomeno, visto l'argomento trattato dal libro, dica qualcosa circa l'esperienza dell'autore (anche in generale, che tipo di studi ha fatto, che ruoli ha ricoperto nel mondo editoriale, ecc.) cosa che un editore avrebbe avuto tutto l'interesse a divulgare per promuovere il libro.
Poi tu dicevi che l'editore Effequ ha dichiarato (presumevo in un'intervista) che chiede all'autore l'"acquisto di copie del libro". Però da questo tuo ultimo commento sembra che Pappalardo abbia compilato una scheda ciascuna per ogni casa editrice, ma non necessariamento a seguito di un'intervista con l'editore, quindi mi chiedo, qual è la fonte dell'informazione secondo la quale Effequ chiede ad alcuni autori un impegno all'acquisto di copie?
Grazie mille e buona serata a te!
Carolina Cutolo
Aggiungete pure alla lista la rivista Atelier, che si propone sul web come rivista letteraria, ma poi dietro le quinte, è un editore a pagamento, come ho scoperto di recente.
RispondiEliminaQualche tempo fa, dopo aver girato un po' sul web, mi era parso che questa rivista non fosse male e ho inviato loro dei miei testi, che comunque io ho già pubblicato, per proporli se volevano pubblicarli sulla rivista online. Ovviamente li ho accompagnati con un curriculum e il link al mio blog, in modo che si capisse che non sono una "giovane esordiente" né una sprovveduta. L'ho fatto perché, anche se miei testi in inglese sono pubblicati su siti letterari stranieri, magari mi faceva piacere condividerli anche in Italia. (Devo togliermi dalla testa questa mia ingenuità!)
Qualche giorno dopo mi risponde il direttore della rivista, apostrofandomi con un "Gent.ma poetessa" (ma si può essere di livello tanto basso?) dicendo che ha sottoposto i testi ai suoi collaboratori, i quali, pur avendo riconosciuto il mio "grande amore per la poesie" (errore di digitazione nell'originale) tuttavia non avevano trovato uniformità nelle tematiche e nello stile. Ma che se continuavo a scrivere versi, avrei potuto conseguire ottimi risultati..... ahahah
Segue
Francesca Diano
II Parte
RispondiEliminaOra, a parte che io non ho chiesto il loro giudizio, di cui non ho bisogno, ma solo se fossero interessati a pubblicare il mio testo (una composizione unica in 11 parti in cui 10 personaggi parlano in prima persona e, dato che appartengono a epoche, sesso e condizioni diverse, hanno voci e stili diversi)la riposta era di quelle preconfezionate e risibile. Questi non avevano nemmeno letto. Ovviamente non ho risposto perché non ne valeva la pena.
Con mia sorpresa, qualche giorno dopo, mi riscrive sempre lo stesso direttore, sempre indirizzandosi a me con "Gent.ma poetessa", che mi comunica di aver letto con grande interesse il mio testo e chiedendo di mandargli dell'altro, perché quello non era sufficiente. (Un testo di 10 pagine per una testata web? boh) Inoltre aggiungeva che un tale (di cui fa nome e cognome) giovane autore che ho visto collabora con lui e che ha la metà dei miei anni, si "offriva gratuitamente" per curare l'editing. Eh??? L'editing??? Ma di che sta parlando? E qui mi sono venuti i sospetti. Le due mail contraddittorie (si era reso conto che potevo essere un pollo?) l'offerta "gratuita" di uno che ti fa editing (perché, il resto è a pagamento?) e il fatto stesso che uno possa leggere il mio curriculum e pensare che un ragazzino faccia l'editing a me. E poi quando mai si fa editing a un testo poetico? Se non quando chi scrive è uno sprovveduto che crede di essere un poeta? E' chiaro che questi sono abituati a trattare con chi vorrebbe leggere il proprio nome su una copertina e sentirsi definire "poeta" perché non lo è. Inoltre la richiesta brusca di "altri testi" senza spiegare perché, il tutto era molto sospetto.
Così sono stata al gioco e ho chiesto come mai le mail così contraddittorie. La risposta è stata molto fumosa. Mi si dice però che pensa a una pubblicazione "di cui discutere poi i termini".
Preciso che, collegata alla rivista c'è una casa editrice dello stesso direttore. La rivista elenca anche nomi ridondanti tra i membri.
A quel punto mi stufo e chiaramente dichiaro che, data la mia esperienza lunga una vita, come può ben documentarsi ovunque, spero lui non intenderà parlare di una pubblicazione a pagamento! Primo: io non ho chiesto di pubblicare un volume, perché se proprio si vuole, esistono mille modi per autopubblicarsi e gratis. E poi un blog visitatissimo l'ho anche io. Secondo, gli chiedo di essere più chiaro circa questi termini di cui parla fumosamente.
Risultato della mia richiesta di chiarezza? Il signore si è dissolto nell'aere. Ahahhaha.
Forse avrà finalmente capito, dopo una serie di email, che la Gent.ma poetessa, proprio tonta e di primo pelo non era.
Ma vi rendete conto che gente? Tra l'altro nemmeno molto attenta, dato che sarebbe bastato verificare chi ero prima di provare a vedere se cadevo nella trappola.
Francesca Diano
Cara Francesca,
RispondiEliminagrazie per questo racconto, è incredibile: adesso bisogna stare in guardia anche con le riviste letterarie, non ho parole.
Buon tutto, e non scoraggiarti!
Carolina Cutolo
No no Carolina, non mi scoraggio affatto. Però da ora il mio interesse è rivolto solo e unicamente agli editori e ai siti esteri, da cui sto ricevendo molte soddisfazioni. Dell'Italia ne ho abbastanza.
RispondiEliminaFrancesca Diano
Parto da un presupposto fondamentale (ai miei tempi si chiamava educazione civica!)
RispondiEliminaQueste liste sono medievali: si fa concorrenza attraverso delle liste discriminatorie. Il concetto di base (informare) è giusto, ma io dico chi è l'ente certificatore di queste informazioni?
E’ possibile che alcune di queste informazioni non siano valide?
Queste liste sono complete?
E’ possibile che qualcuno si avvantaggi di queste liste?
Non è che dire: questo pubblica a pagamento è reato, ma se dietro questa definizione si sottende una atteggiamento diffamante e discriminatorio questo sì che sarebbe gravissimo.
Temo però sia tutto un modo per screditare.
Da circa 10 anni in Italia si fa politica, economia, si combatte le concorrenza screditando gli avversari (si chiama macchina del fango). Povera Italia!
Aggiungo: dentro questa lista ci sono persone perbene, oneste che lavorano, serie, impeccabili. Io temo i paesi che vivono sulle liste di proscrizioni, oggi tocca a me, domani tocca a te. E’ pericolosissima questa finta battaglia tra il bene e il male.
Questi tribunali sommari mi fanno venire i brividi, ma vi rendete conto di quello che stano facendo?
Perché?
L’Italia era il paese degli incantamenti e dell’educazione, della civiltà e dell’equilibrio. Stanno rendendo volgare il paese del galateo, incivile il paese della civiltà.
Ogni lista, ogni elenco di proscrizione toglie anni di evoluzione e rende tribale e violenta una civiltà.
Perché non ammettere che ilmiolibro.it è un editore a pagamento (avete visto il concorso?)?
Il concorso suggerisce di pubblicare con ilmiolibro, il vincitore ha come premio la pubblicazione con feltrinelli.
In pratica la suggestione di pubblicare con Feltrinelli è tale che tanti partecipano!
Partecipano in migliaia e 1 vince: è più facile fare 6 al superenalotto!
Questo certamente non è un servizio tipografico. Sembra più una promessa editoriale e non è certo un servizio alla cultura.
Non voglio dire che ci sia qualcosa di sbagliato, ma li metto sullo stesso livello degli editori a pagamento.
I miei amici lo sanno: non sono qui per difendere nessuno, ma amo la chiarezza…
Tu scrivi: “ilmiolibro e iniziative simili sono stampatori, ovvero pubblicano on demand”
E allora perché non parliamo del servizio di distribuzione (a pagamento) presso il circuito feltrinelli.
In pratica ilmiolibro offre una certa distribuzione (che in pratica è solo essere presenti su un catalogo – mi pare) nel circuito feltrinelli.
Io penso che il servizio non è un puro book on demand ma dietro la promessa di distribuzione (ma ripeto, mica è detto che il libro è davvero distribuito materialmente in libreria) si celi il vero volto de ilmiolibro.it che non fa nulla di male (ci mancherebbe altro) ma secondo me si comporta a tutti gli effetti come gli editori a pagamento.
Perché sono partito dalle liste di proscrizione e sono arrivato al mioliro? Perché pur ammettendo che non è che le liste le ha fatte ilmiolibro c’è da dire che volente o nolente (direttamente o indirettamente) ilmiolibro si avvantaggia di queste liste.
Questo commendo nasce da una valutazione semplice: se eliminiamo queste case editrici che chiedono soldi per pubblicare, cosa accadrà?
Salveremo la cultura italiana?
Non credo, io credo che continueranno a pubblicare a pagamento inviando i libri sul sito de ilmiolibro. L’obiettivo sta per essere raggiunto (so di editori che chiudono, di licenziamenti, di un momento davvero difficile). Non so se c’era un disegno, ma lentamente tutto si materializza: se parli male di tutti gli editori che pubblicano naturalmente nessuno più pubblica con questi.
Dunque tutti gli editori della lista sono vissuti negativamente, chi non è in quella lista per un motivo o per un altro sicuramente ne trae beneficio. Intendo dire che spesso quella lista è uno strumento discriminatorio per abbattere aziende.
Ok, tanto l’abbiamo capito cosa intendo: il senso è presto detto…
Si sta instaurando in Italia un clima discriminarono, intollerante, giustizialista.
Io ho paura. Chi ha il diritto di giudicare? C. Mancini
Gentile C. Mancini,
RispondiElimina(ma la C. per cosa sta?)
quello che dici in parte è vero, ma secondo me non è applicabile a questa circostanza specifica, mi sembra che tu veda il bianco e il nero e non faccia i dovuti distinguo. Cerco di sintetizzarti la questione dal nostro punto di vista:
1. Noi di Scrittori in Causa consideriamo immorale e ingiusta l'editoria a pagamento perché riteniamo immorale e ingiusto chiedere soldi a un autore per appropriarsi dei diritti sulla sua opera. Questa peraltro è la principale e fondamentale differenza tra un editore a pagamento e il print on demand (ilmiolibro, per esempio), questi ultimi infatti chiedono soldi per pubblicare, distribuire ecc, ma non si appropriano dei diritti sul testo, che restano all'autore. Quindi ogni paragone tra editori a pagamento e stampatori a richiesta decade, questi ultimi sono decisamente più associabili ad agenzie letterarie che forniscono servizi a pagamento che a un editore.
2. Purtroppo chiedere soldi agli autori e appropriarsi dei loro testi non è illegale, ma secondo noi, un editore che ritenga non solo legale, ma anche giusto agire in questo modo, se fosse in buona fede, dovrebbe precisare direttamente sul proprio sito, insieme alle modalità di invio dei manoscritti, che esiste la possibilità di chiedere un contributo agli autori per la pubblicazione. Se ritengono giusto agire così, perché lo nascondono e non sono invece trasparenti e precisi? Perché preferiscono (chiaramente in mala fede) PRIMA attirare gli autori, convincerli che sono buoni editori, lusingarli sul testo inviato, e solo DOPO chiedergli denaro per pubblicarli. DENARO che immediatamente, una volta chiesto, dovrebbe far venire dei dubbi all'autore "prescelto": se io ti pago per pubblicarmi, chi mi garantisce che pubblicheresti qualunque porcheria purché sia a pagamento?
3. Visto che quasi nessun editore a pagamento è chiaro e trasparente sulle proprie modalità di partecipazione, e visto che qui su Scrittori in Causa ci arrivano continuamente leggere di autori scontenti (PRIMA perché restano delusi dallo scoprire solo al momento di ricevere la bozza di contratto che gli si chiedono soldi, e DOPO, perché si accorgono solo dopo aver pagato che l'editore non lavora sul testo né promuove e distribuisce l'opera) allora riteniamo giusto dare noi questa informazione, anche per far capire agli autori inesperti che l'editore che non precisa sul proprio sito di chiedere denaro parte già con il piede sbagliato, perché usa l'astuzia anziché la trasparenza come prima modalità di relazione con gli autori, come dunque fidarsi su tutto il resto?
4. Writer's Dream è stato il primo sito a mettere insieme e pubblicare la lista degli editori a pagamento e a doppio binario. Lo riteniamo un lavoro utile perché non è una semplice lista nera che certifica senza fonti, ma un elenco di editori che, secondo la testimonianza degli autori che hanno segnalato gli editori a Writer's Dream, hanno chiesto soldi per pubblicare. Cliccando su ciascun nome di editore della lista, si andava a un forum dedicato a quell'editore, dove gli autori raccontavano ciascuno la propria nefasta esperienza.
(continua nel commento successivo)
(continua dal commento precedente)
RispondiEliminaOra io ti chiedo: cosa c'è di sbagliato in questo? Chiaramente se un editore ha solo una testimonianza negativa, chi legge con un minimo di buonsenso può prenderla con le pinze, ma se un editore raccoglie decine di testimonianze di altrettanti autori che sono rimasti scottati e delusi da quell'editore che ha chiesto loro del denaro e si è oltretutto rivelato deludente rispetto alle promesse fatte, non credi che tutto questo possa essere utile a chi legge perché eviti di incappare nelle stesse trappole?
Se l'editoria è in crisi, pensare che la colpa sia di chi come noi combatte l'editoria a pagamento, è ingenuo e superficiale. Molti piccoli editori a pagamento chiudono anche perché negli ultimi anni ne sono nati a centinaia che campavano grazie al "contributo" degli autori, e forse si sta finalmente diffondendo l'idea che pagare per cedere i diritti del proprio testo è SBAGLIATO. Se queste realtà stanno cominciando finalmente a scomparire noi ne siamo estremamente lieti, perché consideriamo orrenda la consuetudine di chiedere soldi agli autori appropriandosi pure dei diritti sull'opera per anni e anni e senza la minima garanzia (credimi, ne abbiamo visti di contratti di questi pseudo-editori).
Se invece un piccolo editore virtuoso è costretto a chiudere i battenti ci dispiace moltissimo, perchè conosciamo le dinamiche editoriali e sappiamo quanto sia difficile, oggi più che mai, tenere in piedi una piccola casa editrice che viene inevitabilmente schiacciata dalla grande editoria che purtroppo sempre più raramente fa scelte di qualità e sempre più spesso pubblica più con un occhio al mercato che a scelte editoriali anche azzardate, ma autenticamente di valore.
Concludendo, tu chiedi "chi ha il diritto di giudicare?". Noi crediamo che giudicare sia un diritto quando i giudizi sono circostanziati e corroborati da motivazioni concrete e non invece meri sfoghi di rabbia. Il nostro giudizio sull'editoria a pagamento spero che adesso ti sia chiaro, discutiamone, se vuoi, ma noi crediamo che non solo sia profondamente ingiusto chiedere soldi a un autore appropriandosi del suo testo (cosa che, ti ripeto, il print on demand non fa), ma che sia anche profondamente meschino che questi pseudo-editori non precisino inequivocabilmente sui loro siti che esiste la possibilità di chiedere denaro agli autori, perché questa omissione (gravissima) non fa che confermare la loro malafede.
Carolina Cutolo
Allora, io non è che sto qua a difendere l'indifendibile, ma dico... attenzione ragazzi, muoviamoci con cautela.
RispondiEliminaLe liste di proscrizione (di quelli che tu chiami pseudoeditori) possono creare equivoci nella comunicazione e creare problemi e danni a chi non li merita.
Per esempio anche tu hai definito in più punti tutti questi editori pseudoeditori, assimili la lista a un'idea negativa (in modo generico, senza fare nomi).
Ho un'idea antica di dialogo civile e di dibattito ed a pelle ti dico le liste mi fanno paura. Non voglio appoggiare un’idea di dibattito che usa la diffamazione come terreno di scontro.
Certamente hai ragione in tanti punti, ma qui non si parla di chi chiede denaro e chi non chiede denaro.
Amo gli esempi
parliamo di Due aziende lulù e ilmiolibro
ebbene secondo me lulù è book on demand.
Lavora come si deve, ti dà ciò che promette.
E' moderna, nella sua struttura.
Prendiamo adesso ilmiolibro.
Invece di puntare sull'editoria moderna organizza un concorso letterario che ha come scopo la pubblicazione con una casa editrice tradizionale.
Feltrinell (nome blasonato, suadente, che abbaglia e affascina).
1 il concorso è a pagamento
2 si prende i diritti
3 è una pubblicazione antica e stantia (nella sua struttura)
4 non è un book on demand
5 è editoria a pagamento.
Sintetizzo: perché non si mette anche ilmiolibro in questa lista?
C. M.
Allora, io non è che sto qua a difendere l'indifendibile, ma dico... attenzione ragazzi, muoviamoci con cautela.
RispondiEliminaLe liste di proscrizione (di quelli che tu chiami pseudoeditori) possono creare equivoci nella comunicazione e creare problemi e danni a chi non li merita.
Per esempio anche tu hai definito in più punti tutti questi editori pseudoeditori, assimili la lista a un'idea negativa (in modo generico, senza fare nomi).
Ho un'idea antica di dialogo civile e di dibattito ed a pelle ti dico le liste mi fanno paura. Non voglio appoggiare un’idea di dibattito che usa la diffamazione come terreno di scontro.
Certamente hai ragione in tanti punti, ma qui non si parla di chi chiede denaro e chi non chiede denaro.
Amo gli esempi
parliamo di Due aziende lulù e ilmiolibro
ebbene secondo me lulù è book on demand.
Lavora come si deve, ti dà ciò che promette.
E' moderna, nella sua struttura.
Prendiamo adesso ilmiolibro.
Invece di puntare sull'editoria moderna organizza un concorso letterario che ha come scopo la pubblicazione con una casa editrice tradizionale.
Feltrinell (nome blasonato, suadente, che abbaglia e affascina).
1 il concorso è a pagamento
2 si prende i diritti
3 è una pubblicazione antica e stantia (nella sua struttura)
4 non è un book on demand
5 è editoria a pagamento.
Sintetizzo: perché non si mette anche ilmiolibro in questa lista?
C. M.
C.M.
RispondiElimina(ti chiedo ancora di firmarti con nome e cognome)
continui a parlare di print on demand che è off topic, qui si parla di editoria a pagamento, e cioè di pseudo-editori che chiedono soldi agli autori accaparrandosi anche i diritti sull'opera, cosa che il print on demand non fa. L'esempio del concorso de Ilmiolibro è interessante, e il tuo discorso più che giusto, ma si tratta di un concorso, e non di editoria a pagamento, la questione dei concorsi è più specifica perché si arriva alla pubblicazione con altre modalità, e quindi siamo di nuovo fuori argomento. Non volendo qui ripetere cose che ti ho già scritto poco sopra, mi permetto di consigliarti di leggere i nostri post più specifici su questi argomenti.
Su un festival/concorso letterario che ha tentato di prendersi i diritti sui testi vincitori in modo poco trasparente:
http://scrittorincausa.blogspot.it/2012/03/il-festival-dellinedito.html
http://scrittorincausa.blogspot.it/2012/04/sospeso-il-festival-dellinedito.html
Sul print on demand:
http://scrittorincausa.blogspot.it/2011/11/il-print-on-demand-non-e-editoria.html
http://scrittorincausa.blogspot.it/2011/11/pod-la-clausola-da-non-accettare-mai.html
Grazie per le tue riflessioni.
Carolina Cutolo
Scusa, ma l'avevo inserito (C. Mancini, comunque C. sta a Claudia)
RispondiEliminaUn inciso: perché questa aggressività? Io seguo da tempo questo spazio e so che è un luogo di dibattiti civili e sereni. Che cosa ti ho fatto?
Non credo di aver scritto cose offensive, ho solo detto:
Secondo me il book on demand puro è fatto di editoria digitale, di stampa su richiesta, di indicazioni chiare su quello che si fa.
Ilmiolibro.it propone a pagamento un servizio che c’entra poco con il book on demand. Cosa dice ilmiolibro? Pubblica con noi, ti distribuiremo presso le librerie Feltrinelli.
Giovani autori si illudono di essere in libreria e pagano per un servizio che in realtà non è presenza fisica del libro in libreria.
Mi spiego meglio: tu vuoi che il tuo libro sia disponibile su richiesta in libreria nel circuito Feltrinelli? Paga e il libro sarà in un catalogo virtuale, ordinabile su richiesta e arriverà dopo giorni e giorni di attesa.
E’ questo book on demand?
Senza dire che. Il concorso che prevede la pubblicazione con la Feltrinelli secondo me non è book on demand.
Qui si parla di qualità dei libri e della cultura: che qualità c’è se in libreria portano (a pagamento) anche libri non editati?
Che male c’è? Niente, ma secondo me non è diversa questa cosa dall’editoria a pagamento.
Che colpa ho se scrivo ciò che penso?
Perché ti arrabbi con me?
Che cosa ho detto di male?
E’ solo un’analisi e un collegamento, io dico:
proclami contro la lista nera hanno creato un vuoto, quelle aziende non lavorano più e qualcuno sta riempiendo questi spazi. E’ una legge fisica.
Passiamo dall’editoria a pagamento, a una fase nuova.
Il mio appunto è: abbiamo creato quelle liste, delegittimando tante case editrici, ok, va bene. Abbiamo risolto i problemi? O appunto qualcuno sta rimpiendo quei vuoti?
Sono convita converrai con me che un punto di vista diverso arricchisce la discussione.
Scusate davvero l'intervento,ma temo che si affrontino discorsi su temi non molto conosciuti. Sono il primo a ritenere fondamentale la differenza tra una casa editrice e un'agenzia tipografica; la prima seleziona il più possibile secondo una linea valutativa, la seconda pubblica tutto quello che riceve purché abbia una copertura economica. Ciò detto, anche quella seria che seleziona non può assolutamente pensare di coprirsi solo con le vendite! (figuriamoci poi con poesia o prosa poetica,o generi non commerciali). Questo perché le lebrerie sono le prime a non ordinare titoli dalla piccola editoria (anche di qualità). Se qualcosa viene tenuto è in conto deposito,quindi per lo più restituibile dopo un certo tempo. Ma lo sapete che le grosse sigle (anche le più grosse...) dietro alle quinte si accordano per coperture di vario genere...non certo con chi spedisce direttamente un elaborato, ma con quei nomi che rappresentano un affare determinato non dalla qualità del testo,ma dal ruolo dell'autore (passaggi televisivi offerti, recensioni giornalistiche pilotate...ed altro). Per concludere è fondamentale che una sigla abbia una linea editoriale,ma anche la più selettiva deve fare i conti con la mancanza di vendite. Ogni autore o pseudo tale crede che esistano centinaia di librerie pronte a ordinare un nome non pubblicizzato,e migliaia di persone si accalchino all'entrata dei negozi per acquistare...pure fantasie. Chi sostiene il contrario mente sapendo di mentire. Questo è eticamente scorretto,non parlare chiaramente della situazione. Certi commenti fanno pensare che a lanciare discredito sia gente politicizzata a cui dà fastidio una editoria indipendente...ma certo ciò non verrà mai ammesso.
RispondiEliminaVero! La cosa più assurda è che in Italia, grossi editori guardino per pubblicare più a chi è il nome da mettere in copertina (anche se non sa scrivere arriva la revisione dell'editing...infatti quanti sono i soggetti "televisivi" che arrivano da altre categorie?) che non alla particolarità e originalità della sola scrittura...definire etica la grossa editoria è ridicolo!
Elimina...Ma poi non esistono più editori che possano permettersi di basare tutto sulle vendite...non c'è una reale vendita se non per qualche titolo che può contare su costosissime campagne pubblicitarie...figuriamoci...chi dice il contrario ha il naso di Pinocchio...e poi...è vero...anche le grosse si preoccupano di avere forme di sostegno...ovviamente non lo propongono al primo che invia un inedito (quello nemmeno lo guardano) ma a chi ha un nome e un ruolo che può risultare utile alla casa editrice...altro che valore del testo...
EliminaGentile Carolina Cutolo,
Eliminale fornisco qualche informazione reale a proposito delle liste a pagamento e doppio binario di Writer’s Dream. Prima di tutto va precisato che esse nascono (in forma ridotta) con il nome di “black list” e come vere e proprie liste di proscrizione (per utilizzare l’espressione - temo appropriata - della sig.ra Claudia Mancini), in quanto sono state diffuse nel web da Linda Rando come “la black list delle case editrici a cui mai e poi mai ci si deve rivolgere se non si vuole essere truffati”. In secondo luogo, sono state stilate sul forum di Writer’s Dream a gennaio 2009 da Carlotta Borasio, già collaboratrice per la Las Vegas Edizioni e, tra il 2008 e la metà del 2009, admin del sito Writer’s Dream stesso. L’allora classificazione delle liste in Inferno, Purgatorio e Paradiso derivò dal metodo utilizzato dalla Las Vegas per la selezione dei manoscritti che giungevano in casa editrice (casa editrice che tra l’altro non paga i diritti d’autore agli esordienti, stando a quanto riferisce la Guida di L. Pappalardo di qualche anno fa, ma che guarda caso è lo stesso nella lista dei “free”).
Pertanto le liste miravano e mirano tuttora a screditare intenzionalmente l’immagine e la reputazione delle case editrici in esse contenute, benché si voglia far credere altrimenti. A questo si aggiunge l’aggravante del fatto che a disporne l’utilizzo fu addirittura un editore, d’accordo con l’amministratrice del sito, in un chiaro atteggiamento di concorrenza sleale nei confronti di terzi. Se a tutto questo si unisce il fatto - toccato con mano - che le liste non contengono sempre informazioni veritiere condotte su verifiche precise e/o aggiornate del modus operandi degli editori o delle testimonianze degli autori, il risultato è orrendo. Così come è orrendo che Loredana Lipperini abbia preso le liste di sana pianta e le abbia pubblicate sul suo sito senza curarsi di verificarne l’attendibilità, cosa che un giornalista non dovrebbe mai fare in generale. (continua)
(seconda parte) Premesso questo, mi permetto di aggiungere qualche considerazione sul piano ideologico. L’editoria a pagamento è un falso problema, e parlare di “morale” in rapporto a tale fenomeno è sbagliato per vari motivi. Uno di questi è il fatto che i costi dell’editoria sono alti e un piccolo editore non riesce di fatto a guadagnare dalle sole copie vendute dei libri. Infatti un piccolo editore spesso non ha distribuzione, quando ce l’ha è carente, il distributore prende il 60% se non oltre, un’altra percentuale va ai librai, poi ci sono i diritti d’autore (che molti cosiddetti “free” pagano dopo la ...entesima copia venduta, cioè mai, ma quella è un’altra storia). Alcuni fra i cosiddetti “free” falliscono nell’arco di due anni, non ce la fanno. Molti invece, quelli che solitamente vengono ammirati come “coraggiosi”, “buoni”, “veri editori”, sopravvivono per un motivo molto semplice che esula totalmente da coraggio, bravura e quant’altro: essi, a meno che non siano ricchi di famiglia e si divertano a gettare i soldi nel pozzo senza fondo, vivono tutti di un altro lavoro (o di altri lavori). Personalmente non conosco editori free che non abbiano un altro lavoro oltre a quello dell’editore (tipo l’insegnante, il giornalista, l’imprenditore, ecc.) o non abbiano attività collaterali come print on demand, case editrici di saggistica a pagamento, concorsi letterari a pagamento, e così via. Se ne conoscete uno solo sarei grato me lo comunicaste.
EliminaQuesta riflessione, che apparentemente vi sembrerà slegata dal contesto, è in realtà fondamentale: se è come dico io, ossia che non esistono editori free “puri” (che guadagnano sulle sole copie vendute), il concetto stesso di “editoria free” è un fallimento. Da qui abbiamo una scissione: da un lato vediamo quelli che fanno gli editori per mestiere (gli Eap), e che chiedono un contributo spese all’autore (che è esordiente, quindi difficile di per sé da piazzare sul mercato, seppure ci arriva); dall’altro abbiamo quelli che fanno gli editori come secondo/terzo lavoro, il cui “contributo” è il loro stesso stipendio, che finisce gettato pari pari nei costi dell’editoria, seppure basta. Quelli che non hanno secondo/terzo lavoro chiudono nell’arco di due anni (volendo potrei fare un elenco).
E le mele marce sono da ambo i lati. Da una parte abbiamo - è innegabile - diversi Eap poco seri che non leggono i libri, non si preoccupano di promuoverli a dovere, ecc. e che pure se hanno i mezzi non li impiegano come si dovrebbe, dall’altra abbiamo diversi free improvvisati che non hanno i requisiti o le competenze per fare gli editori, e soprattutto mancano di mezzi. Poi ci sono i peggiori di tutti: quelli che fanno le crociate anti-EAP e campano tranquillamente d’altro, colpevoli oltretutto di sviare (volutamente o meno) l’attenzione da quello che è il vero e gigantesco problema della piccola editoria italiana: la distribuzione. (continua)
(terza e ultima parte) Questo è come stanno le cose, e mi meraviglia che ancora siate ancorati - voi che dovreste aiutare gli scrittori - a una visione limitata del fenomeno. Ovviamente per uno “scrittore in causa”, magari italiano doc (leggi: a cui non gliene frega niente se non del proprio orto), niente conterà di tutto ciò purché non si sborsi un euro. Se tutti continueranno a ragionare come l’italiano medio questo sistema marcio continuerà ad essere foraggiato da alcuni editori e dagli autori stessi che, abbagliati dalla luce dell’editoria pura (che non esiste) e terrorizzati dal demone dell’eap (che non esiste), si scanneranno con eap e loro autori, facendo sollazzare i veri responsabili dell’andazzo, i colossi editoriali. Se invece tutti questi sedicenti free ammettessero a se stessi e agli altri che quello dell’editore è un mestiere come un altro (come l’avvocato, il commercialista, l’idraulico, ecc.) e che quello dello scrittore invece NON è un mestiere ma un hobby, tutti accetterebbero un contratto di cooperazione editore/autore e a quel punto forse si potrebbe far fronte ai veri problemi che pesano su un piccolo editore senza che non vi siano anche questi falsi problemi. Solo allora forse cambierà qualcosa. Alessandro
EliminaAlessandro,
RispondiEliminati rispondo con le parole di Italo Calvino quando lavorava per l'Einaudi, da una lettera a Mario Ortolani datata 1954:
"Caro Ortolani,
ma che ti piglia? Avertela a male per un manoscritto rifiutato? Ma ti sembra il caso? Fallito: e perché? Falliti sono quei poveretti a cui editori troppo indulgenti - e noi ne abbiamo diversi sulla coscienza, purtroppo - hanno pubblicato i primi libri, per quella felicità che in qualche misura c'è sempre nei primi libri, e poi non hanno saputo continuare e hanno visto la critica trascurarli, il pubblico dimenticarsi di loro... Quelli sì che sono casi tristi. Ma chi può dire di non aver ancora cominciato è libero, ha possibilità che gli altri non hanno... Io continuo a scrivere cose che mi vengono rifiutate, ne ho i cassetti pieni, e sono proprio quelle cui fatico di più, anni ed anni. Se le reazioni dei primi lettori non sono completamente favorevoli non pubblico: perché dovrei pubblicare? farei il mio danno: è un sacrificio, ci ho faticato e sperato, ma si deve pubblicare solo quello che si è sicuri che è compiuto, che ha raggiunto quel che voleva raggiungere. Ho due grossi romanzi nel cassetto: uno scritto dal '47 al '49, l'altro dal '49 al '51. Adesso ne scrivo un altro, faticosissimo anche questo: chissà se mai riuscirà?
Ma sempre ho bisogno di pensare che ho ancora da cominciare a scrivere, che quel che ho scritto finora non conta nulla, è apprendistato, esperimento.
Sta' di buon animo e presto rimettiti a scrivere: scriveremo perché ci piace, soprattutto, anche se si fa fatica.
Cari saluti".
Questa lettera, per chi la sa leggere, dice più di mille risposte.
Carolina Cutolo
Ciao a tutti,
RispondiEliminavorrei sapere se la casa editrice ERA DELL'ACQUARIO (http://www.etadellacquario.it/) richiede ai nuovi scrittori l'acquisto di un tot di copie per poter pubblicare il proprio manoscritto.
Grazie.
Ciao "Anonimo",
RispondiEliminanon lo sappiamo. Se trovi informazioni in proposito e vuoi condividerle con noi, siamo qui.
Grazie
Carolina Cutolo
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