«La scrittura esige virtù scoraggianti, sforzi, pazienza; è un'attività solitaria in cui il pubbico esiste solo come speranza».

Simone De Beauvoir, Memorie d'una ragazza perbene (trad. di Bruno Fonzi)

sabato 19 novembre 2011

Il Print on demand NON è editoria

Di Carolina Cutolo

Iniziative come Youcanprint o Lulu, fanno parte della categoria denominata print on demand (POD), cioè letteralmente: “stampa su ordinazione”. Questo nome (nonostante l'inglese a effetto distragga dal senso preciso delle parole) è già una dichiarazione d'identità, come dire: stampiamo (non pubblichiamo), siamo tipografi (non editori).

Quello che ci interessa in questo articolo non è tuttavia una disanima del POD, ma un'analisi dei meccanismi di marketing al limite dell'ingannevole che accomuna molti siti di POD all'editoria a pagamento e al progetto Ilmiolibro (che non fornendo codice ISBN non può essere annoverato tra i siti POD). Per quanto infatti queste forme di pubblicazione per diversi aspetti funzionano in modo completamente diverso, dal nostro punto di vista si avvalgono di campagne pubblicitarie incentrate sulla preziosa possibilità che offrirebbero alla realizzazione del sogno di ogni aspirante scrittore (che paghi): non già vedere il proprio manoscritto pubblicato, ma addirittura “accedere al mondo dell'editoria”, come troviamo scritto testualmente sul sito di Youcanprint, oppure scopriamo che finalmente "Il successo editoriale è adesso una realtà con lulu", come troviamo invece assicurato sul sito di Lulu.com: una promessa che neanche un grande editore può essere certo a priori di mantenere.

Molte delle operazioni di print on demand, glissano sul fatto che la discriminante per pubblicare con loro sia il denaro (e chi non ce l'ha, problemi suoi), e rivendicano invece la presunta democraticità del fatto che secondo loro chiunque può finalmente realizzare il suo sogno di diventare scrittore, omettendo che in verità tale democraticità è riservata (palese contraddizione in termini) solo a chi paga. Lo slogan del progetto Ilmiolibro.it è illuminante: “Se l'hai scritto, va stampato”, come se il semplice fatto di buttare giù un malloppo di frasi qualsiasi, fosse sufficiente a conferire al testo dignità e diritto alla pubblicazione (la mia lista della spesa è lì che langue! deprecabile spreco di talento!): un povero aspirante scrittore, ingenuo e per forza di cose ignorante dei meccanismi editoriali, non aspetta altro che questo tipo di avallo per potersi considerare a tutti gli effetti uno scrittore, cosa che sembra importargli infinitamente più che imparare a scrivere bene.


Molti sostengono a questo proposito che il problema sia di chi casca in questi tranelli. È sprovveduto? Fatti suoi. Siamo d'accordo che in un certo senso se la sia cercata, ma non ci sembra giusto che sull'ignoranza e sulla faciloneria del consumatore si costruisca un'impresa economica, si ricavi profitto. È pur vero che questi signori fanno molta attenzione a non autodefinirsi mai esplicitamente “editori” ma, per evitare gli equivoci sui quali si basa questa discutibile operazione di marketing, dovrebbe esserci una legislazione che preveda non solo l'uso di una terminologia precisa e inequivocabile, ma magari anche che, per ogni pubblicazione che comporta delle spese per l'autore, sia obbligatorio informare gli utenti con una frase standard, una formula che garantisca la piena comprensione a chi si imbatte in questo tipo di proposte. Per esempio, se gli editori a pagamento e i siti print on demand fossero obbligati per legge a inserire bene in evidenza, e su tutte le pagine del proprio portale, la frase: “Non siamo editori, siamo stampatori”, non credo che molti autori riuscirebbero ancora a scambiarli per editori. Un altro provvedimento auspicabile (che, a onor del vero, Ilmiolibro.it già applica) potrebbe essere che per legge fosse previsto (per i testi pubblicati in parte o interamente a pagamento) l'obbligo di aggiungere alle informazioni sulla stampa di un testo (nome della tipografia, luogo e data), la dicitura: “Stampato (parzialmente o interamente) a spese dell'autore”.

Fatta questa importante premessa, non ci interessa in questa sede il fatto che queste operazioni siano perfettamente legali (ci mancherebbe solo che prosperassero illegalmente). Non ci interessa neanche il fatto che pubblicare a pagamento nella speranza di “sfondare” sia appena un filino meno penoso che pubblicare grazie alla raccomandazione e dunque al poter scavalcare la pressoché inutile trafila dell'invio del manoscritto da parte dello sconosciuto qualsiasi. Quello che qui ci interessa è da una parte, come dicevamo, indagare lo sfruttamento (e le conseguenze) dell'ingenuità di molti aspiranti scrittori, dall'altra evidenziare lo svilimento dei processi di pubblicazione che dovrebbero invece operare su base qualitativa e meritocratica.

Noi consideriamo a pagamento tutte le forme di pubblicazione in cui è l'autore a pagare l'editore, e non viceversa, quindi il print on demand, a nostro parere, è assimilabile più all'editoria a pagamento (che non consideriamo degna del titolo di “editoria”) che all'editoria vera e propria. Con molte differenze, nelle modalità e nei costi, sia chiaro, ma le accomuniamo in questo discorso dal punto di vista della spesa per l'autore, che secondo noi non dovrebbe sussistere MAI se si parla di editoria. Un autore è chiaramente libero di pagare per stampare e assegnare un codice ISBN a un suo manoscritto, ma dovrebbe essere chiaro e inequivocabile che si tratta di tipografia e semmai (nel più nobile dei casi) di autoproduzione, non di editoria.

Chiariamo quindi una volta per tutte questa differenza fondamentale: una cosa è una casa editrice, una cosa è il Print on demand: la prima investe il suo denaro scommettendo sul talento di un autore, il secondo fornisce stampa e servizi editoriali a pagamento. Non c'è margine di discussione: sono due cose palesemente diverse e, sia chiaro, entrambe da rispettare, purché, come dicevamo, agiscano nel pieno rispetto dei loro interlocutori, che siano autori o clienti. L'editore che chiede soldi a un autore per pubblicarlo a mio parere è scorretto esattamente come i siti di POD che promettono agli autori che se stamperanno con loro entreranno finalmente nel mondo dell'editoria (Youcanprint).

La differenza fondamentale invece, tra il print on demand e l'editoria a pagamento, che giustifica l'assimilare il POD decisamente alla tipografia piuttosto che all'editoria, è la clausola dell'accordo che prevede che i diritti sul testo non siano ceduti, ma restino di proprietà dell'autore. Naturalmente questa clausola viene sottoposta all'autore come una concessione, come un incredibile atto di generosità: pensate a un tipografo, che al momento di presentarvi il preventivo per stampare una serie di depliant che gli vorreste commissionare, per convincervi sulla competitività della sua proposta, esclami con compiacimento che il testo del depliant resta di vostra proprietà! Che potrete continuare a farne quello che volete!

Passiamo all'esempio pratico: siamo stati sul sito di Youcanprint e abbiamo calcolato il preventivo di spesa se volessimo stampare 100 copie di un testo di 200 pagine nel formato più economico. La cifra risultante dal conteggio è di 500 euro, e cioè 5 euro a copia. Abbiamo provato a calcolare il preventivo per lo stesso numero di copie nel formato più economico su Ilmiolibro.it, e la cifra risultante è di 552 euro. Abbiamo tentato la stessa operazione su altri siti e il preventivo di spesa si conferma di poco al di sotto o al di sopra dei 500 euro. Sorvolando sul fatto che questa cifra, allo stato attuale del mercato del lavoro italiano, è grossomodo pari allo stipendio medio mensile per un impiego part-time a progetto, ammettiamo che possa sembrare ugualmente un buon investimento all'autore che, immaginando di vendere poi il suo testo mettiamo a 10 euro, crederà di rifarsi della spesa e guadagnare anzi 500 euro una volta vendute tutte le 100 copie stampate. Peccato che, se desidera avvalersi dei servizi di ufficio stampa e distribuzione, assolutamente necessari se desidera promuovere il proprio testo e quindi venderlo, deve pagare ancora, perché su Youcanprint, come su moltissimi altri siti di questo genere, se si vuole usufruire di uno dei servizi che normalmente un editore fornisce gratuitamente (editing, correzione di bozze, ufficio stampa, distribuzione), bisogna pagare ancora, e per ogni singolo servizio. Per esempio su Youcanprint l'ufficio stampa “light” costa 150 euro, quello “premium” 250.


Dunque, ricapitolando:

1.  Il sistema dell'editoria a pagamento e il print on demand, quando fanno uso di tranelli lessicali e formali per guadagnare acquirenti (e non autori), sfruttano scientemente l'ingenuità e la disperazione di moltissimi aspiranti scrittori, che piuttosto che aprire gli occhi al fatto che scrivere un libro valido e riuscire a pubblicarlo è DIFFICILE, preferiscono continuare a sognare ad occhi aperti (e a pagamento) la propria gloria letteraria.

2. Il tranello che ci fa pensare che basti pagare per “accedere al mondo dell'editoria” e dunque considerarsi scrittori a tutti gli effetti, è pericoloso solo per quanti, invece che concentrarsi sulla scrittura, invece che leggere il più possibile, e invece che accettare che ci voglia tempo e fatica per imparare a scrivere meglio, dimenticano che scrivere è e deve essere un fine, e non un mezzo per ottenere denaro e fama. Queste operazioni di pubblicazione a pagamento avallano l'aspirazione becera che il fine della scrittura sia, per dirlo alla Cavazzoni, il “prevalere per una via spiccia, [...] fare il colpo gobbo, si dice anche, col quale si sale di colpo con poco sforzo nella scala gerarchica; mentre gli altri, i concittadini anonimi, di conseguenza restano giù, nel pantano in cui normalmente ci si divincola invano, finché lentamente si muore. In questo senso l'arte (e la letteratura) può essere una brutta faccenda, di prevaricazioni, una strada accelerata per la vendetta sul genere umano; e i suoi prodotti bolle d'aria, gonfie di vanagloria (e di puzza).

3. Pubblicare a pagamento è un privilegio riservato a chi può permettersi di pagare, non un'opportunità democratica: quando il denaro è l'unica discriminante per pubblicare, non è più la qualità del testo a fare da soglia oltre la quale si pubblica, ma la disponibilità economica. I soldi, oltre a non essere una garanzia di qualità, rendono la pubblicazione un lusso di chi può PAGARE, e non un merito dovuto al presunto valore del testo. Per questo motivo, pagando per vedere pubblicato il mio libro, ho contribuito ad alimentare un sistema elitario basato sulla disponibilità economica dell'autore, e non sul suo talento.

Concludendo: diffidate del POD che vi promette (anche solo velatamente) di farvi accedere finalmente al mondo dell'editoria e di trasformarvi in scrittori. Diffidate sempre e informatevi bene. E se proprio avete denaro da spendere, ricordatevi che l'autoproduzione è una forma dignitosissima di pubblicazione, ma occupandovene davvero da soli (invece che per una via spiccia): fatevi fare preventivi diversi da diversi tipografi (ricordate che anche il POD passa per il tipografo, scavalcate il filtro e trovatene uno che vi costi meno), acquistate da voi il vostro codice ISBN (non c'è bisogno di un intermediario!), fate correggere il testo ad amici competenti su grammatica e sintassi (leggere e rileggere un proprio testo inevitabilmente fa sfuggire errori e refusi), studiate le copertine che girano e scegliete bene la vostra: a quel punto lavorate sodo per far girare più informazione possibile sul vostro libro, spremetevi le meningi, inventate strategie di comunicazione originali, ma fatelo nell'ottica che se il vostro libro gira, i complimenti di chi lo leggerà non vi serviranno a niente, le critiche, al contrario, potranno rimandarvi un feedback molto utile a migliorare. E soprattutto non dimenticate mai che l'attenzione per voi e per il vostro libro non è dovuta, e che la cosa più importante non è essere riconosciuti come scrittori da amici, parenti, dal resto del mondo: ma imparare a scrivere sempre meglio.

Carolina Cutolo



Vi invitiamo a firmare i vostri commenti con nome e cognome come da regolamento di questo blog.
Redazione Scrittori in Causa.

138 commenti:

  1. Cara Caterina,
    non capisco bene. E se a pubblicare utilizzando un print on demand come miolibro.it fosse una piccola casa editrice? E se fosse un autore che ha qualità e che non ha nessuna piccola casa editrice che possa rischiare su di lui perchè come sai la piccola editoria boccheggia?

    Per quel poco che ho indagato il meccanismo del print on demand nostrano, non è necessario che tu stampi le tue 10-20 o 50 copie, puoi anche stamparne solo una, chi paga sono i lettori che scelgono di leggerti, non sei tu autore che ti produci perchè hai soldi, puoi anche non stamparti nemmeno una copia e promuoverti però grazie alla rete.

    Se hai un blog e hai molti frequentatori e vuoi pubblicare un libro tratto dal tuo blog hai già una buona parte di lavoro fatto come ufficio stampa. Sei tu il tuo ufficio stampa.

    Non mi itneressa difendere queste che giustamente chiami tipografie della rete, è giusto che non debbano assolutamente chiamarsi editori, ma non vedo perchè denigrare il processo del print-on-demand che invece può davvero dare respiro a tante creazioni di qualità che a causa della cecità culturale di questo paese non hanno futuro.

    Agnese Trocchi
    http://www.newmacchina.info/

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    1. Quoto ("cecità culturale", io ti adoro), aggiungendo che purtroppo l'autore è diventato una mucca da mungere anziché essere il portavoce di una linea editoriale e che molte volte diventa un produttore "a tutto tondo" già per molte case editrici, mi piacerebbe davvero sapere se esiste qualcuno che si dedichi seriamente all'editing e al design di copertina avvalendosi di professionisti e che faccia davvero un filtro e non un "pesca a caso nel mucchio il meno peggio".
      A questo punto il POD diventa l'unica possibilità, per chi non rientra nel club di eletti (dalla caso o dal gioco delle parti), di farsi leggere, pur sobbarcandosi tutto il lavoro (chi fa da sé fa per tre, quanto tempo dovrei impiegare per spiegare la scelta anche solo di una parola perché il pedestre editor è incarcerato nelle sue regole di impaginazione, togliendo parole chiavi o sacrificando frasi solo per andare meglio "a capo"?). Le case editrici, piccole e non, seguono le regole di mercato: quanto costa un editor? quanto costa un ufficio stampa? Quanto costa un grafico? Quanto la stampa (forse il meno)? E la distribuzione? E le presentazioni? E le locandine? E chi più ne ha più ne metta? Quanto può vendere il mio libro? 1.000 copie? Perché altrimenti come fa un piccola casa ed. a sopravvivere con tutte queste spese? A tutte queste domande, la risposta è sempre stata: l'autore si arrangi, se non si impegna a promuovere la sua opera, non vale niente! Se permetti, visto che devo fare tutto da solo accomunato ad una casa ed., preferisco appoggiami ad un POD e fare tutto io lo stesso ma come voglio io davvero, senza drammi esistenziali da parte di terzi. Inoltre il POD è l'unico modo per esprimersi liberamente, l'alternativa è restare zitto in silenzio a casetta.
      Nulla tolgo al fatto che il POD usi una comunicazione fuorviante in certi casi (ilmiolibro.it più di tutte, oltre ad avere un'interfaccia raccapricciante, mentre per lulu sta comunciando a marciare un po' troppo sull'acquisto) e che alcuni sprovveduti possano restare delusi dalle aspettative di aver scritto il nuovo Harry Potter, ma tra il POD e l'editoria (puff...) a pagamento c'è un abisso.
      Visto che ho citato Potter, posso sinceramente dirvi che non credo ad una sola parola di quanto si dica a riguardo e che a parer mio NON ESISTE il "sig. o sig.ra nessuno" che diventa milionario grazie ad un libro.

      Alessandro Basile
      http://parolediplastica.blogspot.com/

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    2. Gentile Alessandro,
      la tua critica avrebbe un senso se DAVVERO non esistesse alternativa, ma ci sono moltissime piccole case editrici serie in Italia, che pur avendo mezzi limitati rispetto ai grandi colossi dell'editoria, investono sui loro autori e gli dedicano un'attenzione e una professionalità importantissime non solo per imparare a scrivere meglio, ma anche per conferire all'autore che scelgono di pubblicare un prestigio che nessun print on demand può conferirgli, essendo privo di selezione per sua stessa natura.

      Noi non siamo assolutamente contrari al POD, basta che si chiamino le cose con il loro nome e che l'autore che decide di avvalersene sia perfettamente consapevole delle differenze con un editore.
      Tu dici:

      "Il POD è l'unico modo di esprimersi liberamente, l'alternativa è restare in silenzio a casetta".

      Mi permetto di dissentire su entrambe le considerazioni.

      La prima: un piccolo editore serio ha a cuore il farti esprimere liberamente e aiutarti a sviluppare il tuo stile, aiutandoti anche professionalmente sull'editing del testo, che è fondamentale, perché se credi che "libertà" sia poter pubblicare senza modifiche allora significa che non sei aperto alle critiche circostanziate di un professionista né disposto a metterti in discussione per imparare a scrivere meglio.

      La seconda: l'alternativa è restare in silenzio a casetta per chi non ha voglia di rimboccarsi le maniche. Un autore che ha seriamente a cuore l'accesso al mondo dell'editoria non fa la vittima e poi pubblica tramite POD senza tentare altre vie. L'autore serio e professionale ha molti modi per cercare di farsi conoscere e pubblicare, te ne dico solo alcune:

      1. studiare e seguire i gruppi di autori che lavorano e si scambiano idee e scritti in rete (vedi per esempio gli Scrittori Precari), seguire e commentare i dibattiti culturali dei vari siti letterari (minima e moralia, vibrisse, finzioni, il blog della Lipperini, ecc).

      2. partecipare ad eventi letterari organizzati nella propria città, ed entrare in contatto con altri autori e con gruppi di autori, collaborare alla creazione di eventi, promuoverne.

      3. partecipare alle varie fiere del libro (in Italia ce ne sono moltissime) e andare a parlare direttamente con le redazioni delle piccole e serie case editrici e con gli autori che hanno pubblicato con loro.

      4. informarsi bene su quali sono i migliori piccoli editori in Italia (ti faccio qualche esempio virtuoso: Intermezzi Editore, 091 Editore, Neo Editore, A Est Dell'Equatore, Miraggi Editore, Aisara Editore, Caratteri Mobili Edtore, Ensemble Editore, Caravan Editore, ecc.), studiare i loro cataloghi e proporre il proprio lavoro a chi può essere interessato.

      5. aprire un blog sul quale pubblicare i propri scritti migliori (fare una selezione è importante, chi pubblica tutto senza fare distinzione rischia un autogol), attirare l'attenzione degli addetti ai lavori con espedienti intelligenti, e non pretendendo che il resto del mondo sia interessato a te oppure non capisce niente, oppure è sempre il solito mondo di raccomandati (il vittimismo dell'autore è quanto di meno dignitoso e appetibile per un editore serio). Inoltre se il proprio blog ha un discreto numero di contatti giornalieri, un piccolo editore serio guarderà più interesse ai lavori dell'autore.

      6. inviare il proprio manoscritto a editori selezionati in base a quello che pubblicano, accompagnandolo da una lettera di accompagnamento e da una sinossi che tengano conto del tipo di pubblicazioni della casa editrice e non tradiscano il vittimismo di cui sopra né la vanagloria e la presunzione del grande scrittore ancora sconosciuto, ma che si pongano nei confronti dell'editore in modo serio e professionale.

      (continua nel commento seguente)

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    3. (continua dal commento precedente)

      Queste sono solo alcune delle alternative possibili, il punto è che ci sono. Dire che il POD è l'unica alternativa al silenzio e all'immobilità è falso, è una dimostrazione di presuntuosa pigrizia da parte di un autore che non ha voglia di lavorare seriamente e professionalmente per entrare in contatto con altri autori, con gli editori e con le realtà letterarie che lo circondano.

      Detto questo, se dopo aver tentato queste e altre alternative l'autore non è riuscito a ottenere neanche da un editore una proposta di pubblicazione e una bozza di contratto di edizione, le possibilità sono due:

      1. il suo lavoro non vale la pubblicazione. Capita, solo che nessun autore o quasi è disposto ad ammetterlo a se stesso, e invece di mettersi al lavoro e scrivere un altro libro tenendo conto che il primo non ha funzionato e ci sarà un motivo, preferisce fare la vittima. Non a caso Italo Calvino, quando lavorava come editor per l'Einaudi, diceva: "Lasciate il primo manoscritto nel cassetto, proponete alle case editrici il secondo".

      2. il suo lavoro ha valore letterario ma non si è lavorato bene per promuoverlo agli editori o si è stati sfortunati. In questo caso naturalmente il POD può essere una valida alternativa, non si otterrà chissà quale risultato, si rischia di bruciarsi l'esordio, ma l'autoproduzione in senso stretto può essere una via per far girare il proprio testo e lavorare attraverso di quello per farsi conoscere, per entrare in contatto con altri autori, con altre realtà letterarie, con gli editori (vedi da capo come sopra). Il punto è che bisogna essere consapevoli che essere presentati da un editore considerato serio e professionale che ha investito e scommesso sul proprio talento è già un biglietto da visita importante, facendo tutto da soli si rischia invece di fare un buco nell'acqua, si rischia che la "pubblicazione" passi completamente inosservata, mentre è notorio che i grandi editori vanno a pescare gli esordienti proprio tra gli autori pubblicati dalle piccole casi editrici serie, che continuano a godere di grande stima all'interno del mondo letterario.

      Grazie per il tuo commento
      Carolina Cutolo

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    4. Carissima Carolina,
      apprezzo moltissimo la tua disponibilità e perizia a "salvare" il mondo dell'editoria dal momento che in tutti questi anni mi ha invece dimostrato il contrario e continua a farlo (evidentemente ho solo avuto esperienze negative).
      Editori seri che abbiano a cuore lo stile di ciascuno dei propri autori, sinceramente, non li ho mai visti e se sì, allora non sono molto lontani da produzioni minuscole di amici di amici e altri amici con capitale sociale di 10.000 euro a fondo perduto (ovviamente a far crescere un amico io ci tengo, ma da un editore, un rapporto professionale basta e avanza, e poi... dai, per fare qualcosa di buono servono capitali, non è l'autore che si deve investire di più, è l'editore che deve cacciare i soldi se crede veramente a quello che fai (e mi si perdoni la schiettezza)).
      Che un autore non sia aperto a critiche non è vero e sopratutto non si è mai parlato di critiche, ma di assoluta difficoltà al dialogo. La critica è univoca, quindi se l'editore ti fa una critica non si ha la possibilità di controbattere ma di scendere ad un compromesso che porta inevitabilmente a vedere l'opera finale imbestialita e snaturata, il dialogo può portare invece ad un reciproco incontro di vedute e conseguente crescita professionale.
      Tutti i bei punti che tu indichi io già li "feci" (ironia spiccia per sfigati) con tanto di "Ah, ma in realtà il proiettore devi portarlo tu" quando mi fu detto: "non ti preoccupare". Salone del libro di Torino 2008/2009, l'unica occupazione degna di nota è stata baccagliarsi le stendiste e scofanarsi al bar. Gruppi di lavoro, che ridere, un altro autore non farà altro che odiare quello che fai per disprezzo o invidia, non stiamo qui a fare inutilmente i buonisti (ho fatto un post in proposito).

      Spero di non essere stato frainteso, i POD non sono editoria, ma sono l'unico modo per dire all'editoria che deve esserlo e non fare l'ombra di se stessa. L'autore si deve investire? Anche questo mi fa ridere e crea una negazione: un autore scrive il proprio libro e lo propone, certo fare il circolo di autori ecc è molto bello, stimolante, ma non è una regola, non definisce la bontà dell'autore e non fa altro che giustificare il circolo di eletti della propria condizione protetta: "se non entri non sarai mai della partita", "peccato che la porta sia chiusa".
      L'editore serio ti legge, ti propone un contratto, una distribuzione vera e non quattro librerie che gli hanno "concesso" l'angolino basso dell'ultimo scaffale sulla destra vicino al muro, si occupa di mandarti a parlare a radio, tv e gestisce il comparto grafico per fare locandine e copertina ecc, organizza incontri in librerie, chiama l'autore facendolo intervenire e pagando il tutto. Ritornando al POD, se invece l'autore si deve pure "investire" in: elemosinare una libreria, un posto per presentare, stamparsi le locandine, cercarsi il proiettore, importunare sconosciuti per proporre la lettura, sinceramente, me lo faccio da solo e come voglio io senza spendere centinaia di euro in telefonate per mettersi d'accordo e poi restare a piedi comunque.
      La bellissima favola sul finale poi...

      Spero di essere stato capito non facendo confusione tra realismo e vittimismo, alcune delle case ed. che hai proposto non le conosco, mi proporrò... se mi dici una casa ed. davvero come la penso io, allora scriverò mille romanzi pur di entrarci :)

      Ti ringrazio per l'attenta lettura e, per quanto possa valere, il vostro blog è una rara e seria occasione di confronto costruttivo.

      Tempo un mesetto sarà pronto il mio primo libro autoprodotto interamente da me stesso (del puro selfmade-book) se ti interessa te lo farò vedere (in privato, non voglio fare inutile spam) così mi dirai se una casa ed. minore possa fare di meglio.

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    5. per risponderti vorrei consigliare a te e a chi ci legge (ma lo segnalerò presto anche in un post dedicato) un libro interessantissimo che sto leggendo:

      Pazzi scatenati
      Usi e abusi dell'editoria italiana
      di Federico Di Vita
      Effequ Editore

      Una lettura interessantissima, una scrittura attenta, circostanziata, una fotografia accurata e rigorosa della media e piccola editoria in Italia, raccontata da un addetto ai lavori con un registro ironico e disincantato.
      Sto leggendo la prima parte che affronta la questione cruciale delle librerie (a proposito di quello che dici sul rapporto editore-libraio, sul posizionamento dei libri sugli scaffali, ecc) e credimi è veramente illuminante, perciò invece di scrivere qui un trattato per risponderti preferisco indirizzarti a questo libro che sono sicura troverai utilissimo, tra l'altro acquistandolo darai ossigeno a un piccolo editore (Effequ) coraggioso e validissimo.

      Carolina Cutolo

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    6. grazie, prenderò in seria considerazione il tuo consiglio.

      Alessandro basile
      http://parolediplastica.blogspot.com/

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    7. Ciao a tutti,
      ho avuto modo di conoscere e apprezzare questo blog di Carolina e altri validi professionisti, giusto per caso... ma mai caso è stato più illuminante.
      Io vorrei portare il mio parere. Sono nel settore da oltre 15 anni durante i quali, come dice Carolina, mi sono fatta il cosiddetto mazzo perché volevo entrare seriamente nel settore editoriale, pur senza una Laurea, pur senza un profilo ben delineato, ma con la passione per la scrittura che mi animava e continua ad animarmi, non so da dove.
      Quindi, direi, che in tutti questi anni un po' di esperienza rispetto ad altri, a chi è alla prima esperienza di pubblicazione, a chi si affaccia timidamente in questo settore o altri, credo di averne... me la sono guadagnata, sudata, cercata, voluta, creduta ... l'esperienza.
      Esperienza per me è stato: cercare seriamente case editrici serie, cercare e informarmi sul lavoro delle agenzie letterarie e del loro ruolo e lavoro in Italia e all'estero, capire come funzionava la politica editoriale di alcuni "pseudo-imprenditori", li chiamo pseudo perché a Napoli, mia città di origine, i più conosciuti sono anche dei semplici librai... non so bene se siano nati prima come librai e dopo abbiano fiutato l'affare dell'editoria a pagamento e si siano messi a fare pure gli editori, questo non lo so dire, ma ne ho conosciuti diversi, tutti molto noti e influenti in città con i loro franchising, catene librarie in giro per la regione e aziende piuttosto benestanti. Ho imparato molto dal loro modo di fare, ho frequentato librerie, uffici, redazioni e commessi... anni e anni per capire come funzionava il tutto e, nel frattempo, per cercare un editore.

      CONTINUO NEL COMMENTO SUCCESSIVO.

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    8. Non la farò lunga... vorrei menzionare, anzi incollare quanto sopra detto da Alessandro Basile... ti incollo testualmente:

      L'editore serio ti legge, ti propone un contratto, una distribuzione vera e non quattro librerie che gli hanno "concesso" l'angolino basso dell'ultimo scaffale sulla destra vicino al muro, si occupa di mandarti a parlare a radio, tv e gestisce il comparto grafico per fare locandine e copertina ecc, organizza incontri in librerie, chiama l'autore facendolo intervenire e pagando il tutto.

      Dunque, sono d'accordo con la prima parte, un po' meno con la seconda. Non so, saranno i tempi scarsi, la crisi, economica, politica, lavorativa ed esistenziale, ma gli editori "seri" non fanno tutto ciò, purtroppo, per mancanza di mezzi, di soldi e di molte altre cose.
      Conosco editori molto seri, che investono sugli autori, ma non li pubblicizzano, perché non possono permetterselo, a quel punto, cosa fai? Rifiuti la pubblicazione gratis? No, a quel punto sai che la tua esperienza farà la differenza, perché pur di riuscire tu diventerai il tuo ufficio stampa. Comunque.

      Oggi la piccola e media editoria non può permettersi nessun ufficio stampa, nessuna distribuzione nazionale (come per dire, libreria per libreria), nessuna campagna pubblicitaria neanche a 3 zeri!
      Quindi ti adegui. E per andare avanti fai la tua parte, qualunque essa sia. Se ti interessa lo fai, sennò non lo fai, il discorso è molto semplice. A quel punto se non lo avrai fatto, significherà che "volevi toglierti uno sfizio" non fare qualcosa di concreto da poter menzionare anche nel curriculum. Perché pubblicare non significa diventare uno scrittore, significa fare un'esperienza culturale maggiore rispetto a chi magari non ce l'ha.
      Qualcuno diceva che ci si può considerare veri scrittori solo nel momento in cui sono gli altri, gli editori, a conoscerti, a sapere chi sei e magari a chiederti di scrivere per loro. Credete sia impossibile? Circa 10 anni fa, non l'avrei immaginato neppure io. Io ci sono arrivata a questo. Vengo spesso contattata da editori medio-piccoli che mi invitano a fiere, eventi, presentazioni e alcuni mi fanno proposte editoriali sulla fiducia, per chiedermi di scrivere per loro. Io non mi considero un genio, ma ho sudato, ho lavorato (anche gratis) per arrivare a questo punto. Mi sono impegnata, mi sono fatta conoscere, ho fatto esperienza, vera (parliamo di anni, di un decennio per la precisione, qualcuno avrà pensato che stessi perdendo tempo... io pure lo pensavo, poi ho capito che non ho perso tempo, ho fatto solo una scelta e la mia scelta era questa, quasi inconscia, me ne sono resa conto col tempo, quando capivo che istintivamente, non riuscivo a mollare la presa, non riuscivo ad arrendermi, non riuscivo a rassegnarmi).

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    9. Tiziana,
      grazie davvero per questa tua testimonianza, è bello sentire persone animate come te dal desiderio e dalla volontà non solo di scrivere, ma di lavorare per la propria scrittura. Quello editoriale è un mondo complessissimo in cui è veramnte ardua far sentire la propria voce, fa piacere perciò, di fronte a una masnada di autori ingordi e capricciosi che pagano pur di vedere il proprio nome su una copertina, conoscere il punto di vista di un'autrice come te, che crede in quello che fa e lo fa con rispetto per se stessa e i suoi scritti nonostante tutto e tutti.
      Grazie
      Carolina Cutolo

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  2. Non sono molto d'accordo con questa critica, vedo di motivare:

    1) No. Offrono un prodotto che, in modo economico, e senza sborsare di colpo 4000 euro da dare ad una tipografia per stampare 1000 copie del proprio libro, permettono a chi vuole vedere su carta la propria opera, indipendentemente da quanto essa valga (per pubblico o per chi l'ha scritta) di averne una, due, o dieci copie stampate, magari da regalare agli amici, senza cercare gloria ne chissa' cosa.

    2) No. Io personalmente ho imparato ad impaginare un testo in LaTex, utilizzando Software Libero (GNU/Linux), ho imparato a calcolare un sacco di cose che si utilizzano quando si impagina un libro (perche' di questo si tratta, e non di scrivere un doc con word e stamparlo sulla laser), ho imparato a disegnare una copertina, a rapportarmi con quelle che sono le esigenze dei grafici (risoluzioni, misure, accostamento colori, font da usare). Ho imparato un sacco di cose che io, adesso, so FARE.

    3) E dove trovi in italia un editore che PAGA per farti pubblicare? E chi vuole essere preso sul serio? Siamo in centinaia qui, in rete, a scrivere le nostre cose semplicemente perche' CI PIACE FARLO, mica per essere necessariamente presi sul serio, o per diventare chissa' chi o cosa... i piedi per terra, sempre! :)

    4) A maggior ragione io benedico il print on demand, perche' mi permette di scrivere una cosa, stamparla ed averla rilegata, per me, in copertina rigida, ad una spesa minore di quella che avrei portando il libro a stampare con una laser ed a rilegare da un rilegatore. Spendo meno ed ottengo lo stesso risultato. Ok, e' una multinazionale e non voglio fargli pubblicita? Tengo il mio progetto "privato", compro da me un ISBN e glielo appiccico, cosi' lo stampatore rimane tale e basta. Il privilegio e' di chi ha 5000 euro da dare ad un tipografo per stampare in un colpo solo 1000 copie del proprio libro. Ma chi li ha, sti soldi?

    Se qualcuno consce un editore che investa di suo, mi piacerebbe conocerlo; io per il momento mi diverto nel vedere le semplici cose che scrivo stampate su carta nel formato che voglio e con una bella cover rigida con sovracoperta, magari con numero ISBN, senza sbattermi a dover rilegare dei fogli A4 con la pinzatrice! :)

    Gabriele "Asbesto" Zaverio, asbesto (at) gmail (puntazzo) com

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  3. Ciao Agnese,
    sono Carolina, capisco quello che vuoi dire, magari uno ha scritto una cosa bellissima e non riesce a pubblicarla, quindi perché non con una di queste operazioni print on demand? Secondo me per diversi motivi, innanzitutto il sistema che dici tu, di ordinare la stampa a seconda delle ordinazioni del libro, non funziona, perché c'è differenza se stampi una sola copia o ne stampi molte, chiaramente più ne stampi più si abbassa il prezzo, quindi se un autore volesse stampare una copia per volta mano a mano che gli arrivano le ordinazioni, il guadagno non sarà più del 50% su 10 euro di copertina, ma di molto inferiore. E tieni presente che 10 euro non è un prezzo basso per il cartaceo, non è facile trovare acquirenti, non è per niente facile neanche tramite il proprio blog,

    Secondo me un'operazione come la descrivi tu (lasciando un attimo da parte il mio giudizio, negativo, sul print on demand), non porta a nulla tranne rarissimi casi, come rasissimi sono i casi di perfetti sconosciuti che riescono a farsi pubblicare da editori anche piccoli ma degni di questo nome.

    Magari mi sbaglio, ma io la vedo così:
    Ho un mio libro che considero bello (qualcuno considera brutto un proprio libro?) e che non riesco a pubblicare, ne stampo 100 copie iniziali con un qualsiasi sito di print on demand e spendo 500 euro, perché ce li ho e posso permettermi di investirli. Faccio promozione al mio libro in tutti i modi che posso, ai miei amici e conoscenti su facebook e in generale sul mio blog, dove pubblico il primo capitolo e inserisco tutte le informazioni per ordinarlo, al prezzo di 10 euro. Di questi tempi non è poco, ma devo pur guadagnarci, no?
    La mia previsione è che al massimo, ma proprio al massimo, venderò una trentina di copie tra amici e parenti. Vogliamo essere proprio ottimisti? Facciamo che con tutti i miei sforzi riesco a vendere 50 copie, a quel punto le restanti 50 mi restano sul groppone. Avrò forse riguadagnato i 500 euro dell'investimento iniziale, ma solo grazie ai soldi di parenti, amici e conoscenti. Il mio nome non ha attirato l'attenzione di nessuno (perché di print on demand ce ne sono già a centinaia di migliaia), e sarò costretto ad abbandonare il mio sogno di gloria a pagamento, che nella mia vita e nella mia presunta carriera di scrittore non avrà cambiato niente: non avendo lavorato con un bravo editor non avrò imparato a scrivere meglio, non avendo potuto disporre di una correzione di bozze professionale sicuramente il mio testo sarà pieno di sviste ed errori che inevitabilmente sfuggono se a rileggere e controllare è sempre la stessa persona, non potendo usufruire (se non pagando altri soldi) di ufficio stampa e distribuzione, nessuno, dico nessuno oltre un centinaio o al massimo un migliaio di persone, si sarà accorto che ho scritto un libro, e per finire, siccome nessun editore ha investito su di me, neanche i professionisti dell'ambito strettamente editoriale (che è molto più ristretto di quanto non si creda) si accorgeranno che esiste il mio libro.
    Insomma, sarò da capo a 12, ma nel frattempo avrò contribuito (con ben 500 euro!!! Non bruscolini!!!) a sostenere il lavoro chi approfitta di pie illusioni come le mie.
    Sia chiaro: è tutto legittimo, è tutto legale. Ma io lo sconsiglio per i motivi che ti ho detto.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

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  4. Ciao Gabriele,
    capisco perfettamente la gioia di vedere stampato e poter regalare agli amici un proprio testo, è come acquistare una bella cornice per una foto alla quale siamo affezionati e regalarla così ben confezionata. Fin qui ci arrivo. E se uno ha i soldi da spendere faccia quello che vuole, al netto però delle velleità letterarie e editoriali, perché per te sarà pure ovvio, ma forse non immagini quanti invece cascano in questo tranello e pagano fior di quattrini, solo per poter dire ai genitori, agli amici: ecco, ho pubblicato un libro, sono uno scrittore. Quello che io giudico inaccettabile è approfittare di questo per denaro, quello che giudico ingenuo è credersi scrittori solo per aver pagato qualcuno, in attesa del giorno in cui ci si sveglia e ci si rende conto (quando succede) che si è stati presi in giro, che nessuno si è accorto di noi, che nella nostra vita non è cambiato niente.

    Detto questo arrivo alla questione che sollevi sul prezzo.

    È perfettamente logico che queste operazioni costino meno dei tipografi (ma stai gonfiando le cifre, non un quarto, al massimo la metà), altrimenti non sarebbero competitive e non funzionerebbero. Ma questo non giustifica l'approfittarsi di cui sopra. Non giustifica l'usare slogan che ti portano a pensare che, visto che gli editori continuano a ignorare i tuoi manoscritti, finalmente esiste qualcuno che ti permetterà di realizzare il tuo sogno.

    Bisognerebbe fondare una comunità di autori per l'autoproduzione, creare un rapporto di continuità con un tipografo VERO e onesto, e dirottare su di lui la mole di lavoro che arriva a questi squali del marketing (grazie alla quale possono permettersi di abbassare tanto i prezzi) e così tutti saremmo contenti stampando i nostri libercoli a un buon prezzo e per poche copie da regalare ad amici e parenti, ma senza l'illusione di stare a un passo dallo sfondare nel mondo dell'editoria.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

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  5. ...ed ho capito meglio cosa vuoi dire, e direi che sono d'accordo con te :)

    Gabriele "asbesto" Zaverio
    (indirizzo piu' in su :)

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  6. Gentile Carolina,

    l'articolo è interessante, lo avrei letto e non avrei risposto, facendo finta di nulla, ma sarebbe mancata una precisazione necessaria che le espongo qui di seguito;

    non sono d'accordo nel mettere sullo stesso piano i due servizi citati perché sono differenti; non so quanta esperienza abbia avuto con case editrici, quindi non so se lei sia ad esempio una scrittrice che ha proposto manoscritti a grandi, piccoli o medi editori; e non so nemmeno se lei faccia l'editor per una casa editrice o lo abbia mai fatto; né so se lei abbia mai lavorato presso un editore anche come commerciale o in qualche altro settore, quindi non entro nel merito;

    io ho fatto l'editor e continuo a farlo per piccole e medie case editrici, nella fattispecie faccio l'editor anche per youcanprint.it; ecco, le dico subito che se un editore qualsiasi leggesse a che prezzo viene offerto quel tipo di servizi (che lei dice sia gratuito presso un editore) quell'editore le direbbe che si tratta di un prezzo irrisorio per la qualità del risultato che viene offerto;

    le racconto una scena che si svolge spesso tra un autore e un piccolo e medio editore, la scena in cui l'editore giustifica il costo dell'edizione a pagamento (mai meno di 3000€/5000€) proprio con l'editing e la promozione (a volte davvero nulla) che viene millantata;

    youcanprint.it offre una distribuzione capillare che, guardando bene il sito, va oltre le semplici cento copie lasciate a marcire nel magazzino o nel garage dell'autore, il libro può essere messo in vendita su diversi canali (ebay, ibs, libreria, ebook, etc) e, se l'autore non vuole investire in editing perché se lo fa da solo o in promozione perché se la fa da solo, è liberissimo di puntare sulla fortuna e sulla sua bravuta; ma dire che una volta editato il testo è raffazzonato questo no, perché occupandomene personalmente con i miei colleghi conosco il lavoro che svolgiamo quotidianamente;

    ci tenevo a puntualizzare sul discorso editing e ufficio stampa, anche in sede privata se vorrà (lucianopagano[at]gmail.com), semplicemente perché il tipo di servizio che offriamo è qualitativamente professionale; e dico in sede privata semplicemente perché potrei elencarle senza problemi i libri di cui ho curato l'editing e per case editrici non a pagamento e per on-demand, dei quali a sua volta potrebbe chiedere agli autori, con tutta tranquillità, cosa ne pensano dell'editing per il quale hanno speso;

    non voglio entrare nel merito ma equiparare i servizi, generalmente fare di tutta erba un fascio e partire in quarta può generare confusione, e servizi come ilmiolibro, lulu, youcanprint, le dico per esperienza, sono tutti e tre differenti;

    grazie dell'attenzione
    a presto

    Luciano Pagano
    lucianopagano.wordpress.com

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  7. Personalmente io sono sempre stata una forte sostenitrice dell'autopubblicazione, poiché la reputo "migliore" dell'editoria a pagamento.
    L'articolo avrebbe ragione dal punto di vista di un autore che non conosci i meccanismi dell'editoria italiana, ma c'è modo e modo di saper utilizzare il POD.
    Io per il mio sito organizzo antologie di racconti e non ho un editore e mi affido al POD, semplicemente aprendo una vetrina e lasciando che siano gli utenti ad acquistare il libro dopo. Che senso ha spendere 500 euro di libri se non sono nemmeno sicura di vendere quelle 100 copie? E' per questo che gli unici POD che consiglio sono Lulu e Ilovebooks (oltre a Narcissus per gli ebook).
    Personalmente ho voluto "sacrificare" un mio romanzo e autopubblicarlo e promuoverlo arrivando a spendere un massimo di 50 euro giusto perché mi avevano chiesto delle copie in contovendita e il risultato è stato buono, anche in termini di visibilità. Però io ho immesso sul mercato un'opera completa di editing, impaginazione professionale e copertina disegnata da me medesima (posso ancora vantarmi di saperci fare, via XD).

    Quindi distinguiamo i fruitori del POD di base, scremando chi come me li usa a fini "lavorativi" dalla massa di scrittori esordienti ingenui.
    Indubbiamente però il messaggio dato da ilmiolibro.it è pericoloso, poiché davvero illude "chi non sa" che quello sia davvero l'unico modo di pubblicare.

    Rispondendo inoltre a Gabriele: esistono moltissimi editori che non chiedono contributo ai propri autori, peccato che siano soffocati dagli EAP.

    Un saluto
    Daniela Barisone @ Scrittevolmente
    http://www.scrittevolmente.com/

    RispondiElimina
  8. Gentile Luciano,
    grazie per le sue precisazioni, utilissime per un ulteriore approfondimento.
    Se rilegge attentamente il post che stiamo commentando, non ho mai fatto cenno alla qualità dei servizi di Youcanprint, o di analoghi siti print on demand, perché per me il punto non è la qualità di tali singoli servizi aggiuntivi, ma il fatto che si paghi per ottenerli. Che poi i servizi siano congrui alla spesa mi sembra il minimo della correttezza, visto che per ogni singolo servizio si paga. Tuttavia è vero, i servizi aggiuntivi a pagamento non sempre sono all'altezza delle aspettative degli autori, lei ha ragione, e posso confermare che diverse persone hanno contattato Scrittori in Causa per chiedere consigli proprio su come comportarsi in vicende simili. Ma questo non significa che chi offre un buon servizio a pagamento sia un eroe, significa solo che fa bene il suo lavoro.
    Quindi lei ha voluto precisare, pur non essendo questo il tema della discussione, che i servizi a pagamento di Youcanprint, incluso il servizio di editing a pagamento di cui lei si occupa, sono professionali e all'altezza della spesa. Grazie per questa informazione e buon per lei, che fa il suo lavoro, è pagato per farlo, e cerca di farlo al meglio delle sue possibilità.

    Tuttavia qui il discorso era un altro, e quindi, senza ripeterle quanto ho già scritto, le pongo una domanda molto precisa e diretta, se vorrà rispondermi le sarò sinceramente grata: se su Youcanprint l'unica discriminante per pubblicare, lavorare al testo con un editor professionale, disporre di un buon ufficio stampa e di una buona distribuzione, è PAGARE, e dunque non esiste una selezione dei testi all'origine, cosa distingue tra le vostre pubblicazioni il libro valido dalla porcheria (per quanto ripulita e messa a posto da un professionista dell'editing)? Perché sarà d'accordo con me che persino l'editor più geniale non può cavare sangue da una rapa. Anzi. Farebbe prima a riscrivere da capo un testo indecente (e lei sa meglio di me che sono la maggior parte di quelli inviati agli editori) che a metterci mano, il che immagino sia improponibile con tutti gli altri testi su cui deve lavorare.
    Sia chiaro che le rivolgo questa domanda perché non ho idea di come si lavori a un libro a pagamento, e davvero per capire meglio come funziona il vostro lavoro.
    Tuttavia resto dell'opinione che se gli autori riconoscessero e accettassero il fatto che non basta la disponiilità di denaro per diventare scrittore, e che bisogna faticare per vedersi pubblicati da un editore che sia un editore (e che dunque non chiede denaro, nenche per prestazioni all'altezza della spesa), il print on demand avrebbe vita breve.
    Trovo cioè molto più dignitoso continuare a cercare un editore vero, cominciare dai piccoli senza l'ansia imbecille di "fare il botto" e diventare famosi, e magari alla fine riuscire pubblicare con qualcuno che scommette su di noi e che, se non ha la possiblità di pagarci, almeno non ci chiede denaro.

    Il problema, il nocciolo della questione, è che ci si dimentica una cosa fondamentale, che lo scopo di scrivere è la felicità di farlo, di essere letti e di imparare a scrivere meglio, NON aspirare al successo, che è una motivazione semplicemente indecente per qualunque forma di attività artistica. E purtroppo i siti print on demand e gli editori a pagamento (in questo vi accomuno, certo) basano la loro fortuna proprio su questa becera impazienza degli autori di sfondare, di vedersi pubblicati, di fare il "colpo gobbo", come lo chiama Ermanno Cavazzoni, che giustamente scrive:

    "In questo senso l'arte (e la letteratura) può essere una brutta faccenda, di prevaricazioni, una strada accelerata per la vendetta sul genere umano; e i suoi prodotti bolle d'aria, gonfie di vanagloria (e di puzza)."

    Grazie ancora per le sue importanti precisazioni e buon lavoro.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

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  9. Salve a tutti,

    sono Alessandro De Giorgi, amministratore di Youcanprint. Vorrei innanzitutto ringraziare l'autrice del post, la Sig.ra Carolina Cutolo, per l'interessante intervento che offre sia un'ottima opportunità di riflessione per chiarire aspetti di questo settore che vengono molto spesso confusi, sia perchè garantisce la possibilità a noi di Youcanprint di spiegare nel dettaglio i nostri servizi e di illustrare per quali ragioni il nostro servizio non può essere paragonato a quello de ilmiolibro.



    Innanzitutto l'errore di fondo dell'articolo è quello di utilizzare come sinonimi il print on demand con l'editoria a pagamento o più propriamente self-publishing. Il print on demand non si occupa di pubblicare, distribuire un'opera, di farne il deposito legale, di promuoverla ma solo semplicemente di stamparla, ed è quindi più vicina all'arte tipografica. Al contrario il self-publishing propone chiaramente di autopubblicare la propria opera, di permetterne la distribuzione e la promozione e infine la vendita.

    Per questo motivo ritengo sia sbagliato usarli come sinonimi, in quanto si tratta di due tipologie di servizi diversi e pertanto non si può pretendere o rimproverare nulla ad un servizio rispetto all'altro.

    (continua nel commento successivo)

    RispondiElimina
  10. (continua dal commento precedente)

    Veniamo ora in merito ai servizi. Non posso certamente rispondere per gli altri siti ma sono sicuro sul fatto che Youcanprint è uno dei pochi in Italia ad offrire entrambe le soluzioni, e lo fa con la massima serietà e trasparenza. Permettiamo la scelta informata, spesso consigliata e supporta da contenuti chiari, di ciò di cui si ha bisogno tra una semplice stampa o una vera e propria pubblicazione. Per questo credo che sia sbagliato parlare di messaggi ingannevoli.

    Prima di entrare in merito ai punti elencati vorrei discutere del modo in cui l'articolo è stato costruito, in modo cioè da dipingere il mondo del self-publishing come elitario, costoso, popolato da squali e da scrittori narcisisti e stupidi. Vorrei per un attimo ribaltare la prospettiva dimostrando come:

    - L'esempio delle 500 copie e dell'immagine dello stipendio medio mensile di un lavoratore part-time è pretestuosa. Youcanprint è l'unico self-publishing italiano che permette la pubblicazione della propria opera anche acquistando 1 sola copia del proprio libro, accedendo in questo modo a servizi, canali di vendita e ottenendo visibilità con una cifra spesso che si colloca ben al di sotto delle 100 euro.

    - Grazie ai lunghi di anni di esperienza in questo settore posso affermare con assoluta certezza che il self-publishing non è assolutamente elitario, anzi al contrario esso ha permesso una democratizzazione dell'editoria, garantendo l'accesso a servizi e settori, fino a qualche anno fa di esclusiva competenza delle case editrici, praticamente a tutti. Gran parte dei nostri autori sono giovani, casalinghe, pensionati e non certo ricchi imprenditori. Persone semplici che hanno la passione della scrittura e desiderano veder pubblicato o stampato il proprio libro, e non hanno certo l'ossessione di sfondare. Perchè non garantire a tutti di accedere a questo servizio? Ritengo piuttosto elitario sottoporsi al giudizio di club di intellettuali che decidono cosa dobbiamo o non dobbiamo leggere, come se ciò che è pubblicato dai grandi gruppi editoriali sia sempre meritevole di questo onore e nel self-publishing si annidi solo la mediocrità. La storia della letteratura è piena di capolavori che se non fossero stati autoprodotti non avrebbero mai visto la luce: Marcel Proust autopubblicò il primo capitolo del suo capolavoro "La strada di Swann" e ancora Giambattista Vico, Giovanni Verga, Umberto Saba, Edgar Allan Poe fino ad arrivare al recentissimo caso di Christopher Paolini i cui genitori pubblicarono a loro spese quello che poi è diventato un best seller "Eragon", da cui è stato tratto anche un film.

    (continua nel commento successivo)

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  11. (continua dal commento precedente)

    Per tutti questi motivi ritento che sia sbagliato fare di tutta un'erba un fascio o dividere sempre il mondo tra buoni e cattivi. I servizi di self-publishing e print on demand offerti da Youcanprint sono trasparenti, professionali e assolutamente alla portata di tutti. In fondo poi la differenza la farà sempre la storia. Un libro valido troverà sempre il modo per imporsi al grande pubblico.

    Veniamo ora ai vari punti indicati nel post:

    1) Nessuna ingenuità e nessuna disperazione. Gli autori che si autopubblicano sono persone serene e modeste che con umiltà vogliono far conoscere la propria opera.

    2) Anche questa considerazione è imprecisa. Pubblicando l'opera con Youcanprint, a differenza degli altri servizi, l'autore ha la garanzia di un controllo formale dell'opera, impaginazione editoriale, creazione copertina nella fase di pre-pubblicazione, grazie ad esperti impaginatori con i quali è possibile parlare e dialogra a differenza dei sistemi automatici de ilmiolibro. Dopo la pubblicazione Youcanprint si occupa della promozione e della vendita dell'opera, offrendo tantissimi servizi inclusi nella pubblicazioje stessa e inserendo il libro in una serie di circuiti editoriali come : store online (ibs, deastore, webster, etc..), catalogo libri in commercio rendendo l'opera ordinabile in libreria, sul nostro facebook store, sul nostro ebay store, su anobii, su google books, etc.. Se l'autore lo ritiene può anche realizzare l'edizione ebook e vendere la propria opera su bookrepublic, ibs, mediaworld, etc..

    Ovviamente tutto questo supportato dal fatto che l'edizione viene segnalata su tutti questi canali, sul gruppo facebook, sui nostri blog partner, sui forum partner e su twitter.

    Tutti questi, servizi che solo Youcanprint offre.

    3) Anche questo è impreciso. La percentuale che garantiamo all'autore è del 20% sul prezxo di copertina e quindi ben oltre il 10% segnalato. Inoltre Youcanprint è al fianco e supporta gli autori che ad esempio vogliono la propria opera negli scaffali di alcune librerie, garantendo l'invio, d'accordo con le librerie, di copie in conto deposito senza alcun costo per l'autore.

    4) Anche questo intervento è errato. Youcanprint offre un servizio economico e democratico e alla portata di tutti, in cui la discriminante non è il denaro (si può pubblicare anche ordinando 1 sola copia e non 500) ma la propria voglia di pubblicare e di investire su se stessi.

    Nel panorama italiano possiamo affermare che Youcanprint rappresentà una delle realtà più importanti e professionali. La stampa di qualità, la pubblicazione e la vendita su tantissime piattaforme e in libreria, la pubblicazione in ebook, i servizi editoriali come creazione app, booktrailer, rendono il nostro servizio il più ricco e allo stesso tempo più facile ed economico del web. A breve inoltre sarà online anche la versione 1.5 del nostro sito con oltre 100 novità tra possibilità di stampa, servizi editoriali e strumenti di vendita e promozione.

    Alessandro De Giorgi
    Amministrazione Youcanprint

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  12. Ciao Daniela,
    grazie per il tuo punto di vista e per la tua esperienza di utilizzatrice di POD.
    E hai ragione, i piccoli editori virtuosi, che non chiedono soldi agli autori e nonostante questo sopravvivono, sono moltissimi! Cerchiamoli, scopriamoli e sosteniamoli invece di spendere soldi per vederci pubblicati.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  13. Gentile Alessandro De Giorgi,
    sono molto lieta di questo confronto con lei, e naturalmente la ringrazio per le sue riflessioni in merito all'articolo e per le informazioni che ci fornisce È giustissimo che lei le rivolga a tutti, visto che Youcanprint è stata chiamata in causa in questa sede, ma vorrei ricordarle che la precisazione è benvenuta se non si indulge allo spot, perché il confine può diventare labile ma sono cose molto diverse, come lei sa perfettamente.

    Tornando alla discussione. Lei dice che “l'errore di fondo dell'articolo è quello di utilizzare come sinonimi il print on demand con l'editoria a pagamento o più propriamente self-publishing”, ma questo non è un errore, perché il tema dell'articolo è il fatto che gli autori paghino per pubblicare (invece di essere pagati o al limite non essere pagati da un editore). Deduco che questo non le faccia piacere, ma indubbiamente è un elemento in comune tra Youcanprint e le altre realtà menzionate.

    Per quanto riguarda la pubblicità ingannevole, se come lei sostiene siete molto attenti agli slogan che usate e nel presentare il vostro lavoro agli autori, meglio così. Tuttavia, lei ha sostenuto nel suo commento che con Youcanprint siete “più vicini all'arte tipografica” che all'editoria, ma allora perché il sottotitolo della scritta Youcanprint sul vostro sito recita “L'editoria per tutti!”? Inoltre cliccando sul “Chi siamo” della vostra home page, tra le altre cose si legge che Youcanprint “permette a chiunque di accedere al mondo dell'editoria”. Ora, mi fermo a questi due esempi perché non vorrei essere eccessivamente pedante e per me sono sufficienti: mi sembra evidente che non siamo d'accordo su questa questione, per lei non si tratta di pubblicità ingannevole (e ci mancherebbe, la pubblicità ingannevole è legalmente perseguibile), mentre per me si tratta di lasciar intendere che grazie a voi si può accedere al mondo (per moltissimi blindato) dell'editoria. Cosa deve pensare un aspirante scrittore il cui testo è stato rifiutato da tutti gli editori a cui lo ha inviato? Che grazie a voi diventerà uno scrittore riconosciuto nel mondo editoriale. Per me è molto chiaro, lei la vede diversamente, a ciascuno la sua opinione.

    Anche sulla questione della democratizzazione non sono d'accordo. Lei usa il termine “democratico” assolutamente a sproposito. L'accesso democratico è per definizione accessibile a tutti, e se il pagamento è la discriminante, per quanto la cifra in questione sia bassa e competitiva, lei non può parlare di “democratizzazione dell'editoria” (di nuovo editoria! Lo vede?). Lei dice che si può stampare anche una sola copia, certo, ma non precisa che i costi, in proporzione, sono più alti, e che c'è il codice ISBN che costa sempre 60 euro da aggiungere al costo della stampa.
    Insomma fate pagare comunque una sola copia più di 60 euro. Le ricordo invece che quando si pubblica con un vero editore, anche piccolo, tranne in rari casi, ci sono dalle 5 alle 10 copie omaggio (talvolta anche di più ma dipende dall'editore), e se l'autore decide di comprare delle copie del proprio testo dall'editore di solito ha dal 30% al 50% di sconto sul prezzo di copertina, sempre per contratto.

    (continua nel commento successivo)

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  14. (continua dal commento precedente)


    Riguardo alla sua affermazione: “Ritengo piuttosto elitario sottoporsi al giudizio di club di intellettuali che decidono cosa dobbiamo o non dobbiamo leggere, come se ciò che è pubblicato dai grandi gruppi editoriali sia sempre meritevole di questo onore”, innanzitutto di grandi gruppi editoriali ha parlato lei, nessuno qui ha sostenuto che i grandi editori siano il bene assoluto, ci mancherebbe altro. Non condivido inoltre il tono sprezzante che lei usa rispetto alla figura dell'intellettuale, che senza i doverosi distinguo si pone pericolosamente oltre il limite del qualunquismo e del luogo comune. È vero che esiste una lobby intellettuale in Italia, è vero che è estremamente chiusa e che vi si accede per raccomandazione o milioni di copie vendute (e neanche sempre), ma parlando così lei rischia di svilire l'importanza invece cruciale della difficile ricerca della qualità, del valore e del talento letterario, che grandissimi intellettuali hanno avuto in passato in questo paese e che ancora oggi alcuni, con grande fatica e difficoltà, tentano di portare avanti nonostante la sempre più schiacciante presenza delle scelte di mercato.

    Per quanto riguarda invece la qualità dei vostri servizi, come ho già risposto a Luciano Pagano, non si dovrebbe neanche discuterne: che dei servizi a pagamento siano all'altezza della spesa è il minimo della correttezza, non un atto di eroismo, neanche se intorno si moltiplicano i truffaldini che promettono servizi che non offrono.

    Lei poi fa un riferimento molto vago alla percentuale sul prezzo di copertina dicendo che Youcanprint offre il 20% agli autori, ma non ha precisato se questo avviene in caso di cessione dei diritti sul testo a Youcanprint. Certo, il 20% è una buona percentuale se paragonata al 10% di un qualsiasi altro editore, ma solo se in questo caso (se cioè l'autore vi cede l'esclusiva proprietà della sua opera) non deve pagare niente per tutto il resto, neanche per la stampa, solo allora questa percentuale è paragonabile a quella di un editore che offre il 10% ma provvede a tutti i costi (editing, correzione di bozze, stampa, ufficio stampa, distribuzione) a proprie spese.

    Concludo comunicandole che, grazie a questa importante discussione, ho deciso di correggere il titolo dell'articolo (ma non il suo contenuto), da “Le trappole del print on demand” a “Il print on demand NON è editoria”. Perché, parlando di faziosità, mi sembra più onesto così.

    La saluto e la ringrazio a mia volta per questo scambio spero proficuo per entrambi. Per me e per Scrittori in Causa lo è stato senza dubbio.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  15. E' un dibattito molto interessante, butto il mio pensiero ma mi scuserete se non posso approfondire in questo momento (semmai su questo c'è un post sul mio blog, in fondo metto il link). Ho autopubblicato due anni fa i miei racconti e lavoro in una casa editrice, vedo quindi i due lati della questione.
    La mia esperienza con ilmiolibro.it è positiva solo come stampa, zero come vendite e promozione che infatti faccio tutta io su internet. In questo senso condivido l'affermazione che il print on demand è "print" e non "publishing". Chi pensa di essere un vero autore perché si è autostampato un libro è un illuso. Però dobbiamo fare attenzione perché in editoria molti confini stanno diventando sempre più labili. Ci può essere una legittimazione "dal basso", dai lettori e dal passaparola, ci possono essere forme miste di pubblicazione, può essere una forma per fare scouting... Nella mia esperienza ho venduto più copie (e con più soddisfazione per il rapporto personale) direttamente che se avessi pubblicato con un piccolo editore o peggio (non l'avrei mai fatto) con un editore a pagamento. A questo punto, preferisco avere il controllo del processo. Ma non mi ritengo uno scrittore.
    Grazie per questo dibattito.

    Qui il link
    www.direfarelamore.it/2011/03/04/selfpublishing/


    Marco
    http://www.direfarelamore.it/

    RispondiElimina
  16. Gentile Carolina Cutolo,

    la ringrazio per la risposta alla quale rispondo altrettanto volentieri.
    Conosco benissimo il limite tra la velina e l'articolo giornalistico, e come avrà capito non ho certo scritto il mio intervento per promuovere i nostri servizi, ma per charire alcuni aspetti di questo settore e per spiegare alcuni dei nostri servizi che nel modo in cui erano stati presentati, avrebbero potuto trarre in inganno gli autori o i lettori del suo blog.

    Tornando al suo intervento. Ho parlato di errori di fondo, poichè nell'articolo sono stati presentati come simili servizi di stampa su richiesta con servizi di autopubblicazione. Certo, in entrambi i casi il servizio è a pagamento, ma se non si fanno le dovute distinzioni tra un print on demand come ilmiolibro e un self-publishing come Youcanprint, si incorre nel difetto di pretendere servizi editoriali da un sito che si occupa solo di "stampare".

    Nel mio intervento non ho mai definito Youcanprint come "vicino all'arte tipografica" ma come potrà notare bene ho definito il print on demand come tipologia di servizio "vicino all'arte tipografica". Youcanprint offre entrambe le soluzioni, ovvero il print on demand per le semplici stampe e il self-publishing per la pubblicazione, in maniera chiara e trasparente. Ritengo di assoluta trasparenza e professionalità lo slogan "L'Editoria per tutti", poichè realmente pubblicando la propria opera con Youcanprint si accede alla vendita e alla distribuzione editoriale della propria opera, senza promettere di trasformare l'opera in un best-seller.
    Io credo che lei voglia forzatamente ritenere ingannevoli e fuorvianti servizi come Youcanprint, poichè essi millantano successi o grandi aspettative. Come le dicevo, non posso rispondere per gli altri siti, che spesso cadono in questo errore, ma Youcanprint offre servizi editoriali concreti ed onesti senza promettere nulla o prospettare grandi guadagni o successi. Poi come le dicevo, in fondo, la differenza la farà la storia raccontata.

    Per quanto riguarda la democratizzazione, non sono d'accordo con lei. Democratico non è sinonimo di gratuito, democratico è rendere qualcosa che precedentemente era di pochi alla portata del maggior numero di persone. La pratica di attribuzione del codice isbn è un servizio che includa molti servizi all'interno e viene sostenuto solo la prima volta. Con questo servizio effettuaimo il deposito legale, inseriamo l'opera in commercio, su tutti i nostri store e la pubblicazioni nei nostri network e tutto questo anche solo realizzando 1 copia. Credo che sia abbastanza equo oltre che onesto e professionale. A differenza dei piccoli editori poi l'autore ha sempre il prezzo del proprio libro bloccato al costo di stampa e potrà richiedere tutte le copie che desidera, pagandole meno dell'autore che altrimenti le avrebbe comprate al 30-50% di sconto dal piccolo editore.

    Non ho assolutamente svilito l'importanza e il valore del talento letterario, che ritengo uno degli aspetti più affascinanti dell'essere umano, ma ho solo cercato di ribaltare la prospettiva in quanto lei riteneva elitario un settore, come quello del self-publishing, che in realtà non lo è, poichè è accessibile per definizione a chiunque.
    Per quanto riguarda il 20% destinato all'auore, essa viene offerto senza alcuna cessione dei diritti a Youcanprint, l'autore è sempre e comunque proprietario dell'opera come è giusto che sia e può decidere di ri-pubblicarla in qualsiasi momento con un altro editore.

    Apprezzo, infine, il cambiamento di titolo del post e sul quale mi trova totalemente d'accordo. Il print on demand non è assolutamente editoria, ma stampa semplice. Il self-publishing è editoria e rappresenta una delle principali novità della nostra era, accanto ai social network e al cloud computing.

    Auguro a tutti un buon dibattito e la ringrazio ancora per lo spazio offerta.

    Alessandro De Giorgi, Youcanprint

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  17. Salve,
    non sono per nulla in accordo con questo articolo. Mi sembra un po' ingenuo.
    In Italia ci sono tante case editrici che affidano la promozione completamente all'autore e quindi un ufficio stampa non ce l'hanno proprio. Ci sono case editrici che NON pagano l'autore. Ci sono case editrici che barano sul numero delle copie vendute.
    Liquidare i PoD come "Editori a pagamento" è un attimo sbagliato. Sul PoD non spendi nulla. La qualità di stampa è ottima per alcuni di loro. Della tua opera puoi farne ciò che vuoi. Puoi ordinare 1000 copie come 0.
    Ci sono alcune case editrici che pubblicano autori che non valgono nulla e che dovrebbero ancora maturare. Ci sono case editrici che non fanno editing o ne fanno uno molto molto superficiale.
    Ci sono alcuni autori che valgono molto, ma non hanno la pazienza o la voglia di stampare il manoscritto (nell'epoca di internet è quasi scandaloso lo spreco di carta e inchiostro e di costi di spedizione richiesti) e spedire a destra e manca. Le case editrici devi saperle selezionare e spesso non basta. Quanti autori non sono mai stati pubblicati per anni e ora vendono i loro libri come il pane?
    Alcune case editrici affidano la stampa ai PoD.
    Molte case editrici non hanno la distribuzione in libreria visto che costa un boato. Il 60% del prezzo di copertina del libro.
    E, naturalmente, ci sono case editrici che fanno l'editing di qualità, hanno un ufficio stampa con le palle, hanno una distribuzione con le palle.

    Il PoD è utile e spesso è un modo di svincolarsi da logiche assurde. I buoni autori che si autopubblicano ci sono. Quelli che vengono pubblicati e che sono scarsi anche ci sono, quindi non tutto può essere solo bianco o solo nero.

    Giovanna Venturi
    http://giovanniventuri.com/

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  18. cara Carolina
    chiedo scusa, volevo postare questo commento già ieri sera ma splinder dava problemi sui commenti

    rispondo al volo

    "se su Youcanprint l'unica discriminante per pubblicare, lavorare al testo con un editor professionale, disporre di un buon ufficio stampa e di una buona distribuzione, è PAGARE, e dunque non esiste una selezione dei testi all'origine, cosa distingue tra le vostre pubblicazioni il libro valido dalla porcheria (per quanto ripulita e messa a posto da un professionista dell'editing)?"

    1) all'autore che effettua il servizio viene fornita una scheda redazionale nella quale si elencano eventuali punti critici e debolezze del testo, suggerendo possibili soluzioni e discutendone con l'autore stesso; sta all'autore decidere di seguire i suggerimenti o intraprendere altre strade per risolvere le 'difficoltà' del testo, nulla è esclusivo; può succedere che l'autore sottoponga il testo dicendo che vuole pubblicare, riceva un preventivo, legga la scheda dell'editing e magari si prenda sei mesi per lavorare sul testo, per poi decidere che non è il momento;

    2) il lettore e il mercato sentono puzza di porcheria da un miglio di distanza, se il libro è accettabile ma non piace o non stuzzica il lettore o non ne colpisce la curiosità, difficilmente l'editing può aiutare; la differenza è che un libro buono, scritto bene, se oggi non cattura l'attenzione potrà catturarla in futuro;

    3) un considerazione da scrittore: lo scrittore neofita pensa che la cosa più difficile sia pubblicare con qualcuno il proprio libro, lo scrittore maturo sa che la cosa più difficile è scrivere un buon libro; se uno scrive bene le proposte prima o poi arriveranno

    grazie
    a presto

    Luciano Pagano

    RispondiElimina
  19. Ciao Giovanni,
    sono andata a leggere il racconto della tua esperienza con il Print on demand, molto interessante, grazie, fa anche piacere vedere che ci siano autori che affrontano la questione con consapevolezza e cognizione di causa.
    Non ho mai detto (lo ripeto) che gli editori a pagamento e il POD siano la stessa cosa, li ho accomunati nell'articolo perché entrambi chiedono denaro per pubblicarti. Che poi sia più conveniente il POD rispetto a un editore a pagamento (che pure ti chiede denaro ma si prende anche i diritti sul tuo testo) mi sembra ovvio, ma non è questo il punto. Penso che aggiungerò all'articolo due righe in cui preciso questa cosa, perché non sei il primo a dirmelo, quindi evidentemente non è abbastanza chiaro, grazie ancora quindi.
    Ma, per i motivi che ho scritto e che evidentemente tu non condividi, resto dell'idea che un autore non dovrebbe MAI pagare.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  20. FINE DEL MONDO DEL FINE
    Julio Cortazar
    tratto da "Storie di cronopios e di famas"

    http://lucfer.altervista.org/narrativa/cortazar.htm

    ;)

    ciao. Agnese

    RispondiElimina
  21. Veramente un racconto bellissimo e pure molto pertinente! Poi Cortazar è un genio assoluto, non si ricorda né si consiglia mai abbastanza.
    Grazie Agnese :)

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  22. Buona sera,
    riporto il link a una vecchia intervista che può aiutare a comprendere meglio le ragioni della scelta, oggetto di discussione, da parte di autori non sempre sconosciuti, poiché Davide Vasta è unanimemente considerato un guru nel suo settore.

    http://promessedautore.blogosfere.it/2009/10/oltre-2100-libri-venduti-in-print-on-demand-il-caso-davide-vasta.html

    Kristalia

    RispondiElimina
  23. Bene. A questo punto, trovo corretto raccontare la mia esperienza come utilizzatrice dei servizi "on demand".

    Cara Carolina, prima di tutto devo confessarti che la decisione finale l'ho presa proprio grazie a questo blog e alle contestazioni che avevo letto circa un anno fa.
    Poi, è noto a tutti che l'anello forte della catena è la distribuzione e se il distributore non intende acquistare il libro da case editrici non "quotate", non c'è niente da fare, salvo che l'autore non sia famoso. Ma, in questo caso, la sua casa editrice non sarà sconosciuta.
    Se la distribuzione viene interrotta in questa fase, non raggiungerà le librerie e allora c'è da domandarsi: a cosa serve aver sottoscritto un contratto editoriale, con tanto di clausole, belle, chiare, trasparenti, se poi il libro non entrerà nel circuito librario?

    Altra nota dolente: in questi anni sono nate molte case editrici che si arrangiano come possono e si occupano di editing, correzione bozze, impaginazione, TITOLO, COPERTINA, PREZZO (spiegherò fra poco perché ho usato il maiuscolo), ma che poi non sono in grado di supportare l'autore nella promozione.
    Addirittura, ho notizia di una casa editrice nota che ha lasciato il suo autore da solo. Questo si organizzava le presentazioni autonomamente, a sue spese.

    Con queste premesse, è stato naturale per me saltare completamente la fase dell'editoria tradizionale, anche perché, parliamoci chiaro, essendo sconosciuta, tutt'al più avrei ottenuto una pubblicazione da una delle case editrici di cui sopra. O forse sarei stata più fortunata, ma questo non posso saperlo, perché non ci ho neppure provato.
    Non ritengo corretto, pertanto, sostenere che i fruitori dei servizi on demand o self publishing, siano gli sfigati rifiutati dall'editoria tradizionale, perché per affermarlo, dovremmo conoscere ogni singola storia.

    Io ho agito così: terminato il romanzo, l'ho affidato a due differenti agenzie letterarie affinché lo valutassero. Ottenuta la valutazione, ho valorizzato i punti di forza e sfoltito quelli di debolezza. Successivamente, ho scelto l'editor per il servizio che ben conoscete. A mie spese, sì, perché già sapevo che non avrei contattato alcun editore. Questione di scrupolo mio, necessario a evitare di pubblicare un prodotto non valido.
    Fatto questo, ho scelto youcanprint. Ho sottoscritto il contratto e non ho speso altro che l'ISBN e il costo stampa.
    Il libro viene stampato con il logo della casa "editrice".

    Sinceramente, escludo di poter assimilare il self publishing alla tipografia, perché provate a chiedere un preventivo: scoprirete quanto costa stampare un libro.
    Youcanprint, lampidistampa eccetera, invece, hanno prezzi equivalenti e decisamente inferiori a quelli offerti dai tipografafi o stampatori.
    Assimilazione peraltro impossibile perché nessuna tipografia pubblicizza e distribuisce online il libro (IBS, BOL, Libreria universitaria, Deastore, aNobii, Amazon e altri che ora mi sfuggono). Tra l'altro, con la buona volontà delle librerie, il libro può essere venduto offline. Conoscete tipografie in grado di farlo?
    Io sto vendendo, sia direttamente, che mediante youcanprint o gli store online. Lo hanno letto alcuni giornalisti e ho ricevuto delle recensioni.
    Poi, ai lettori l'ardua sentenza. Finora, è andato tutto bene. Ma so già che qualche detrattore ci sarà. Fa parte del gioco.

    E ora spiego le ragioni delle maiuscole. Avevo fatto fare la copertina a un'artista di mia fiducia e non avrei mai discusso neppure il titolo e il prezzo.
    Quello che vi chiedo (è una preghiera) è di non discriminare gli autori, perché - Davide Vasta docet - non è detto a priori che il libro sia una schifezza. Magari è mediocre o accettabile; magari è discreto oppure apprezzabile, ma questo a prescindere dall'editore.

    Grazie e buona serata.
    Kristal

    RispondiElimina
  24. Ciao Kristalia,
    prima di risponderti vorrei invitarti a non attribuirmi affermazioni che non ho mai fatto, come per esempio: "sostenere che i fruitori dei servizi on demand o self publishing, siano gli sfigati rifiutati dall'editoria tradizionale". Non ho mai detto una cosa del genere, non me lo sogno neanche, quello che ho detto, e lo ripeto ancora una volta, è che il servizio print on demand basa molta della sua fortuna sullo sfruttamento dell'ingenuità di aspiranti scrittori che non riescono a pubblicare con editori degni di questo nome, e a volte neanche ci provano. Questo lo ripeto e lo sostengo fortemente. E non è assolutamente la stessa cosa che dire "chi pubblica con print on demand è uno sfigato". Sto molto attenta alle parole che uso, e sono pronta a correggere quando mi accorgo di essere stata inesatta. Pretendo perciò nei miei confronti la stessa attenzione e lo stesso rispetto. Mi permetto di consigliarti, prima di saltare a conclusioni sbrigative come la tua, di leggere attentamente un post (e magari i commenti precedenti al tuo) prima di commentare, e di rispondere con altrettanta attenzione.

    Fatta questa importante premessa vado per ordine:

    Davide Vasta chiaramente non è un aspirante scrittore ingenuo e ignorante dei funzionamenti dell'editoria, quindi non rientra nel mio discorso che (RIPETO, perché a quanto pare non è ANCORA chiaro) tratta di quella grossa fascia di acquirenti del print on demand che è composta da aspiranti scrittori che vogliono sentirsi scrittori a pieno titolo (aspirazione a mio parere sciocca e insensata) e credono di riuscirci pagando per essere pubblicati.
    Lo stesso Vasta inoltre afferma che se ha potuto vendere tanto grazie al POD è proprio grazie alla visibilità e alla credibilità ottenute per via delle sue pubblicazioni cartacee. Questo passaggio ti è sfuggito?
    Inoltre Vasta fa un discorso di guadagno, come non essere d'accordo su una questione così facilmente quantificabile? Tuttavia, nuovamente, questo non c'entra nulla con il mio discorso, che riguarda la scrittura come fine, e non come mezzo per ottenere denaro. E infatti Vasta non è un romanziere, ma un autore di saggi tecnici, altra distinzione fondamentale per la quale non rientra nel mio discorso che verteva sulla narrativa, tanto più che una delle conclusioni positive sul POD a cui Vasta arriva, è che lo trova estremamente utile per pubblicazioni tecniche e di informazione, ma nutre dei dubbi (ragionevoli, a mio parere) per i romanzi. Non hai fatto caso a questa affermazione?
    Poi però Vasta si sofferma su quelli che ritiene essere i limiti del POD, peraltro con delle riflessioni molto interessanti: non hai letto la seconda parte dell'intervista?

    Detto questo arriviamo a te e alla tua esperienza con Youcanprint.
    Hai deciso di non provare neanche a inviare il tuo manoscritto a degli editori veri e di pagare per pubblicare il tuo libro. Su questo non ho nulla da dire, figuriamoci, è una tua scelta. Ma mi permetto di dissentire sulle motivazioni che adduci a tale scelta:

    Se mi dici che Youcanprint non è un tipografo perché costa meno di un tipografo, io ti rispondo che è solo un tipografo con prezzi migliori.

    Se mi dici che Youcanprint non è un tipografo perché offre servizi letterari seppure a pagamento, io ti contesto il "seppure": quindi non è un tipografo semplice ma un tipografo/agenzia letteraria che fornisce servizi a pagamento (mentre le agenzie letterarie funzionano a percentuale su quello che fanno guadagnare agli autori). Quel che è certo è che non è un editore, nonostante prometta sul suo sito di "accedere al mondo dell'editoria" e usi senza problemi lo slogan "Youcanprint.it - l'editoria per tutti!".

    (continua nel commento successivo)

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  25. A un certo punto poi scrivi una cosa interessante, da un certo punto di vista, e cioè che: "Se la distribuzione viene interrotta in questa fase, non raggiungerà le librerie e allora c'è da domandarsi: a cosa serve aver sottoscritto un contratto editoriale, con tanto di clausole, belle, chiare, trasparenti, se poi il libro non entrerà nel circuito librario?".
    Dunque, cerco di essere chiara:
    Se si preferisce (e si può) pagare che informarsi sui propri diritti, niente da dire.
    Se si preferisce (e si può) pagare che rimboccarsi le maniche e cercare di comprendere bene quello che c'è scritto sul contratto che un editore ti propone niente da dire.
    E se, infine, si preferisce (e si può) pagare che correre il rischio di essere ignorati dagli editori prima e dai lettori poi, niente da dire.
    MA, io preferisco in tutti e tre i casi la prima opzione, e ti faccio un esempio direttamente connesso alle tue "certezze" sulla distribuzione per farti capire perché: la legge italiana prevede che "L'editore si impegna a pubblicare il libro ma anche a garantirne la disponibilità all'acquisto; diversamente viene meno una delle condizioni che fondano la validità giuridica del contratto e ne determinano la rescissione automatica" (estratto da "Il diritto d'autore", di Roberto Gilodi). Questo lo sapevi?
    Poi se preferisci ugualmente pagare, ti ripeto, è una tua scelta che non contesto. Solo mi permetto di dubitare che tu conosca concretamente TUTTE le alternative che hai allo spendere i tuoi soldi per una pubblicazione, a mio parere, senza futuro. Perché con il POD (oltre a non diventare scrittori affermati) non si guadagna, non si campa. Certo, tranne rarissime eccezioni, come sono rarissime le eccezioni degli autori che pubblicando con un editore vero riescono a guadagnare e magari addirittura a campare grazie a questa scelta. E allora io, a parità di difficoltà di avere successo, a parità di invisibilità, trovo più giusto pubblicare con un editore che investe su di me e sul mio testo piuttosto che su quello di un altro autore, anche se non ci guadagno niente. Per me un editore che investe il suo denaro su di me anche se non mi fa guadagnare un euro è sempre una garanzia maggiore che sto intraprendendo la strada giusta, perché chi pubblica a pagamento pubblica qualunque cosa.

    Poi (e concludo) dici che il tuo libro lo hanno letto alcuni giornalisti e che hai ricevuto delle recensioni. Bene, ci puoi segnalare i link alle recensioni? Così possiamo capire meglio che tipo di impatto (ci sono molte sfumature tra il sostanzioso e il nullo) potrebbero avere, perché la parola recensione non vuol dire molto, anzi, non vuol dire niente. Anche il post di un blogger qualsiasi che racconta di aver letto un libro e dice la sua opinione può essere considerato a pieno titolo una recensione, ma cambia molto se quel post lo hanno letto in tre o in trentamila, se il nome di quel blogger ha un certo prestigio o no, se si occupa di letteratura o se la letteratura non è il suo campo ma il libro gli è ugualmente piaciuto. Queste sono differenze importanti, per me. Per te no?

    In ogni caso, se vorrai, torna tra un anno a raccontarci com'è andata, se sarai ancora contenta della tua scelta e perché. Nei limiti dell'attenzione all'uso delle parole e del rispetto reciproco, ogni testimonianza qui è la benvenuta.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  26. Buongiorno.
    Caterina, tutto quello che hai precisato, mi era già chiaro e non ci torno su. Tutto, comprese le osservazioni di Davide Vasta.

    Quanto alle mie affermazioni, che ti hanno dato il diritto di offendere, chiarisco che il termine sfigato, è la sintesi delle tue considerazioni. Non hai usato quella definizione, ma…
    - “ma farò una figura penosa con chiunque leggerà il mio testo, la cui realizzazione sarà talmente mediocre che chiunque penserà: lo credo bene che ha dovuto pagare per pubblicarlo”.
    - “Se decido di pubblicare a pagamento, di fatto è perché non trovo nessuno che mi pubblichi”
    - “quando il denaro è l'unica discriminante per pubblicare, non è più la qualità del testo a fare da soglia oltre la quale si pubblica, ma la disponibilità economica”
    - “saremmo contenti stampando i nostri libercoli”
    - “dunque non esiste una selezione dei testi all'origine, cosa distingue tra le vostre pubblicazioni il libro valido dalla porcheria (per quanto ripulita e messa a posto da un professionista dell'editing)? Perché sarà d'accordo con me che persino l'editor più geniale non può cavare sangue da una rapa. Anzi. Farebbe prima a riscrivere da capo un testo indecente (e lei sa meglio di me che sono la maggior parte di quelli inviati agli editori) che a metterci mano, il che immagino sia improponibile con tutti gli altri testi su cui deve lavorare”.
    - “resto dell'opinione che se gli autori riconoscessero e accettassero il fatto che non basta la disponibilità di denaro per diventare scrittore, e che bisogna faticare per vedersi pubblicati da un editore che sia un editore”
    - “Trovo cioè molto più dignitoso continuare a cercare un editore vero, cominciare dai piccoli senza l'ansia imbecille di "fare il botto" e diventare famosi, e magari alla fine riuscire pubblicare con qualcuno che scommette su di noi e che, se non ha la possibilità di pagarci, almeno non ci chiede denaro”

    Come posso sintetizzare tutte queste considerazioni? Ho preferito sfigato a “scrittore con l’ansia imbecille di diventare famoso”. La mia definizione, alla fine, è meno offensiva.

    (continua nel commento successivo)

    RispondiElimina
  27. (continua dal commento precedente)

    Sul resto, oltre a precisare che io ho pagato soltanto il costo dell’ISBN, ho poco da aggiungere. Ribadisco che non ho pagato alcun servizio accessorio a Youcanprint e che anche a me viene concesso uno sconto del 30% sul prezzo di copertina nel caso di acquisto copie. Tuttavia, io opero in modo differente: le richieste che ricevo attraverso il mio sito, le inoltro all’imputata, la quale si occupa della spedizione e dell’incasso. Oppure, i lettori scelgono altri store online o lo richiedono in libreria (su questo punto, la differenza con la tipografia emerge in modo inconfutabile). E’ una decisione rimessa agli acquirenti. Ma tutto questo lo avevo già scritto e non è carino ripetersi.
    Ma non è sufficiente, pare. Allora, poiché non mi sottraggo, entro i limiti che reputo opportuni, provo a fornire, nel rispetto che mi è sempre consono, ulteriori elementi. “Nei limiti dell'attenzione all'uso delle parole e del rispetto reciproco” che non è stato, con ogni evidenza, bilaterale.

    Dunque, la mia agenzia letteraria voleva proporre il romanzo alle case editrici con cui collabora e di cui non mi ha fornito i nomi. La mia risposta non è stata positiva. Non voglio. I motivi li ho già spiegati: non intendo cambiare né la copertina né il titolo, ragioni per me sufficienti a esercitare il mio diritto di scelta.

    Le mie “certezze” sulla distribuzione derivano unicamente dalla conoscenza del mercato librario. So quali sono i punti deboli della catena. Qui non devo raccontare di cosa mi occupo, ma non sono solita parlare senza cognizione di causa. Con l’occasione, desidero precisare o rassicurare che non sono interessata a diventare una scrittrice affermata. Ho un’altra professione (in ambito legale), per cui questa è e sarà la mia unica pubblicazione e non intendo cedere i diritti.
    Forse il mio errore – come ho scritto nel precedente commento - è stato seguire questo blog dall’origine, e leggervi tutte le raccomandazioni. Notizie utili, sempreché all’autore sconosciuto sia lasciata la facoltà di modificare le clausole contrattuali. Siamo in Italia, non è un particolare irrilevante. I tribunali sono pieni di cause pendenti concernenti le controversie contrattuali.

    Spero di essere stata più chiara, anche perché non avrò il tempo necessario per un’ulteriore replica, ahimè.

    Io sono una seguace della filosofia del dubbio e del rispetto delle libertà di tutti. Mi è sembrato corretto riportare la mia testimonianza, in quanto utilizzatrice occasionale del servizio incriminato, un contributo, insomma. Naturalmente, mi aspetto che il rispetto delle libertà e dignità altrui sia osservato da tutti.

    Cordialmente,
    Kristal

    Ps:
    non è ancora tempo di divulgare il nome del romanzo e neppure quello dell’autrice. Magari tornerò fra un anno, se ci sarò ancora. Questo lo preciso prima che tu dica ancora che non leggo attentamente.

    RispondiElimina
  28. Kristal,
    mi chiamo Carolina, non Caterina.
    Le tue affermazioni mi avrebbero dato "il diritto di offendere"? Non mi sembra di aver usato nessuna, e dico nessuna espressione offensiva nei tuoi confronti, se ho offeso il tuo orgoglio spiegandoti perché non mi convincono le tue argomentazioni è qualcosa di molto diverso. Se non sei d'accordo con me, naturalmente, pazienza. Abbiamo opinioni diverse sulla stessa cosa, capita continuamente.
    Ma evidentemente continui a non cogliere la differenza tra quello che ho scritto e il senso che attribuisci alle mie parole, se citi tra virgolette mie frasi che confermano, e non contraddicono quanto ho già scritto nel commento precendente.
    Però ti ringrazio, perché rileggendo le citazioni che mi hai elencato ho deciso di correggere nel post questa frase:
    “Se decido di pubblicare a pagamento, di fatto è perché non trovo nessuno che mi pubblichi”
    con questa:
    "Se ho pubblicato un libro a pagamento, agli occhi di un editore vero, di fatto è perché non ho trovato nessuno che mi pubblicasse investendo su di me e sul mio testo. "
    Così come l'ho riscritta mi sembra più esatta e aderente a quello che volevo dire.
    Per il resto rimango d'accordo con quanto ho scritto. L'ansia di diventare scrittore trovo sia imbecille, sì, ma questo non significa neanche lontanamente dire che tutti quelli che pubblicano con POD sia imbecille. Non riprendo ora tutte le mie frasi che citi, ma basta rileggerle tenendo conto di questa differenza per comprendere facilmente come tutto quello che ho scritto rientri in quest'ottica, e non nell'insulto indiscriminato e generalizzato contro chiunque pubblichi tramite POD.
    Grazie ancora per lo spunto di correzione.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  29. Condivido la Carolina , malgrado lo pseudo spot youcanprint anche loro fanno scarsa pubblicità...i canali sono quelli normali che chiunque si registra con un isbn viene visto da amazon,ibs,ecc, e su google potete registrarvi l'opera anche da voi. E' una tipografia ' arredata ' da alcuni sevizi. Quindi servizi a pagamento che potete fare anche da soli ( non edit, parlo di codice isbn e deposito che sono i capisaldi della pubblicazione, ammettendo anche che c'è chi sa usare software per impaginare bene i libri e non per forza occorre per tutti questo servizio -lo sottolineo perchè sembra che nessuno sappia editarsi un libro ) con massimo 20 euro! di spesa. Peraltro un pacchetto di 10 isbn mi sembri costi circa 40/50e e potete fare ovviamente 10 libri. Ma anche altri pod che ho provato non sono da meno, per una risposta alle email 4 o 5 giorni e distribuzioni di 20-30 giorni che a chi acquista prende sonno per ricevere un libro e spesso lascia perdere. Ognuno deve darsi da fare con le proprie forze perchè al pod non interessa poi molto che ti vende, o meglio, se ti vende ( quasi sempre grazie a te e ai tuoi conoscenti o pubblicità social,blog,ecc ) prende soldi e se non ti vende li ha presi lo stesso per edit , isbn , deposito ecc ecc, e non li spende perchè non stampa. Loro comunque vada guadagnano sempre. Il Pod o a pagamento per mie esperienze( con pod ma di base con quelli a pagamento non sono poi così diversi per alcuni aspetti come diceva un attento lettore o lettrice ora non ricordo) non conviene per tante ragioni, penso che la miglior cosa è essere-diventare editore di se stessi ( prendi una percentuale anche più alta rispetto al pod medio )...chi ha le capacità di fare bei libri e farsi da agente con le librerie alla fine viene premiato. I codici isbn si comprano, e basta una partita iva, e per il resto vi prendete un tipografo sotto casa, risparmiate di spese, e nel frattempo vendete per conto vostro e inviate il manoscritto alle piccole-medie case editrici finchè una non a pagamento si accorgerà di voi e investirà senza farvi pagare. Questo il mio parere e le mie esperienze. Spero di esservi stata utile. Non è facile ma almeno si hanno più soddisfazioni e non guadagnano sul nostro lavoro. Se pensate che a noi arriva il 10% o 20 % ,praticamente qualcuno(2-3 intermediari a partire dal furgone , ai librai , iva, pod o editore, ecc) si divide l' 80-90% e non mi dite che voi autori di questo siete contenti. Fare un libro è gratificante e non per soldi , ma se il mio libro costa 10e e su 100 libri venduti!! (che è tanto per autori poco noti ) guadagno 10e o 20e capite bene che per principio la cosa mi dia fastidio e mi chiedo se abbia un senso farlo se non per i mei conoscenti ma senza pubblicazione ma solo come stampa.

    Francesca Damiani

    RispondiElimina
  30. contenta che abbia trovato -diverso- il mio pensiero. Si, esperienza diretta e indiretta di conoscenti con cui parliamo di pod ,editori o altro per poter pubblicare o stampare al meglio.
    Spero che in questo dibattito non si vedranno più spot fuorvianti di pod che esulano dal discorso o ci camminano sul filo del rasoio per mero scopo pubblicitario chiarendo per chi vede tra le righe come queste persone agiscano in maniera poco trasparente. Si poteva intervenire senza nominare marchi e se chiamati in causa si può rispondere solo per quel motivo e nulla più invece di scrivere, non cose false, ma direi non del tutto corrette ed esaltate per quel marchio. Come vedete io non ho fatto nomi...e ho detto il mio pensiero, ora chi vuol capire bene altrimenti anche io non posso sbilanciarmi oltre per correttezza poichè non ho nulla contro il singolo dato anche il mio precedente commento dove parlo di pod e editori a pagamento in generale ed esprimo un mio pensiero e consiglio per i -giovani- autori senza dire che un marchio editore sia meglio di un altro e senza fare nomi o consigliarli.

    ciao
    Francesca Damiani

    RispondiElimina
  31. Se legge la Rando pianta un nuovo c*a*s*n*.

    Mario.
    stranoforte.splinder.com

    RispondiElimina
  32. Perfettamente d'accordo su tutto. Mi incuriosisce questo ufficio stampa che mettono a disposizione dei loro autori che decidessero di avvalersene con un "piccolo" sovrapprezzo. Mi piacerebbe capire quanto sarà efficace, e quante decine di migliaia di copie in più venderanno rispetto a quante ne avrebbero vendute da soli.

    Matteo Grimaldi
    www.matteogrimaldi.com

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  33. Matteo, nei commenti precedenti ho provato a porre la tua stessa domanda, in modo estremamente chiaro e preciso, a un'autrice che ha pubblicato con Youcanprint, ma non ha risposto. Peccato.

    Nota di servizio: su Scrittori Precari mi hanno informata che sulle copie stampate con Ilmiolibro.it c'è scritto che la stampa è a spese dell'autore. Ho corretto il passaggio in cui ne parlavo e ho aggiunto l'informazione.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

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  34. Credo che la non-risposta vada intesa come una risposta.

    Matteo
    www.matteogrimaldi.com

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  35. Salve a tutti,

    premetto che io non sono scrittrice ma illusratrice (spesso per libri per l'infanzia) anche se qualche volta sono anche autrice dei testi dei libri che illustro.

    Io ho deciso di fare dell'ilustrazione il mio lavoro e non ho mai lavorato gratis.... e nemmeno mi sono mai auto publicata!!

    Ho una marea di progetti di libri (testi piu' illustrazioni) che non hanno ancora trovato un'editore, ma sinceramente non vedo l'interesse di auto pubblicarmi , ed obbligare amici e parenti a comprare il mio libro per cercare di far rientrare le spese.

    Sinceramente non saprei come vendere cosi' tante copie del mio libro !!!

    Inoltre qui in Francia (io abito a Parigi) se si pubblica con un VERO editore c'é la possibilità di essere invitato (a pagamento) nelle scuole o nei saloni del libro per dediche o animazioni!!!
    Se uno invece si é solo auto pubblicato .... beh non viene considerato come professionista del settore!

    Infatti per far parte delle varie associazioni e sindacati bisogna spedire come "prova" almeno un libro realizzato a conto d'editore!!!

    CATERINA ZANDONELLA
    http://www.catart.it/

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  36. Ciao Caterina,
    grazie di averci raccontato la tua esperienza di pubblicazione in Francia.
    Tempo fa abbiamo pubblicato un post in cui una editor che lavora da anni in Inghilterra (Federica Leonardis) ci racconta il suo punto di vista e la sua esperienza a proposito dell'editoria inglese, e lo fa in modo estremamente preciso e dettagliato. Il confronto con le pessime abitudini italiane che ne risulta è molto interessante. E' vero che il mondo dell'illustrazione e del fumetto è leggermente diverso da quello della narrativa, ma in Francia sono due ambiti molto più vicini, dato che fumetto e illustrazione sono considerati forme di narrazione artistica degne del massimo rispetto e della massima considerazione (non come qui da noi che ogni forma artistica è spesso guardata in modo sprezzante e irrispettoso, come se fossero hobby da perditempo). Potrebbe quindi essere altrettanto interessante avere un tuo contributo più approfondito in merito all'editoria francese, naturalmente dal tuo punto di vista e in base alla tua esperienza. Se ti va di dare un tuo contributo a Scrittori in Causa leggi il post di Federica Leonardis e poi prova a buttare giù qualcosa per noi, sarebbe bello iniziare a raccogliere testimonianze sul pubblicare all'estero da diversi paesi.
    Puoi inviare il tuo contributo, se vorrai scriverlo per noi, al nostro indirizzo email:
    scrittorincausa@gmail.com
    Grazie in ogni caso per questo tuo commento!

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  37. ...non so, dall'articolo sembra quasi che, per una malinteso concetto di democraticità, gli editori siano tenuti a pubblicare TUTTI gli autori che via via si propongono... ma la realtà è che l'arte, il valore, la capacità, non sono democratici, ce l'hai o non ce l'hai (o te la sei creata oppure ancora no), e nessun editor potrà mai insegnartela...
    altra ingenuità che mi sembra scorgere è un malinteso concetto di editoria e di editore: l'editoria non è una missione, ma una forma di impresa, ergo punta ad un guadagno... se l'autore non è valido, semplicemente non lo pubblicvo, non posso pubblicarlo, così come il panettiere non regala il pane a chiunque glielo chieda...
    in 4 anni di editore ho trovato solo un autore per cui, forse, potesse valere la pena di investirci dei soldi... a tutti gli altri ho dovuto dire: mi spiace, non siamo interessati per questo e questo motivo... (ma i motivi poi chi li ascolta, ti fai odiare e basta...)

    altro malinteso che mi sembra scorgere in fondo al discorso: che le persone siano stupide, che non sappiano cioè dentro di loro che stanno pagando per qualche cosa... in realtà è come se si dicesse: oh, và che al cinema ieri sera ti hanno fregato, perchè ti hanno fatto pagare il biglietto! la gente lo sa che sta pagando, e che è pubblicata solo perchè sta è pagando, così come lo sa quando entra al cinema... è che per certe emozioni, come tenere tra le mani un tuo libro, si è pronti anche a pagare, e non ci trovo nulla di mano in tutto ciò...

    io penso e spero che sia finita l'epoca degli APS truffati descritta da Eco nel Pendolo... penso che, anche grazie ad articoli come questi, la gente sappia cosa sta facendo e perchè lo fa... e se ciò gli dà la felicità, fosse anche una menzogna direbeb Nietzsche, chi sarebbe così stolto da rovinargliela?

    l'editoria non è babba natale... se hai scritto un libro e l'hai mandato a mezzo mondo e te l'hanno rimbalzato il motivo è solo uno: il libro non è abbastanza buono

    a questo punto hai 2 strade: lo rimetti nel cassetto e amen oppure lo pubblichi e provi a venderlo, gli dai almeno la POSSIBILITA' che arrivi nelle mani di qualcuno, o lo regali agli amici...
    il print on demand è una forma d iauto-pubblicazione, e stop

    poi, certo ,sempre occhio alle gregature, ma mi sembra che i tempi sian cambiati, e che ci sia poco da menarsela se l'editore tradizionale (quello che paga) non ti ha pubblicato... quell oche puoi fare/dire è: e ora cosa faccio?

    lorenzo - un ex editore tra poco di nuovo in pista anche con il POD

    RispondiElimina
  38. ...magari la formula "entrare nel mondo dell'editoria" è sbagliata, fuorviante, ma certo il POD editoriale permette quantomeno di accedere ai cataloghi dei librai, ad essere presente in un circuito commerciale...

    ...grazie alla rete inoltre chinque può ordinare un libro presso la casa editrice, librai compresi...

    ...certo il vero discrimine rimane la promozione dell'opera (ancor più che la sua distribuzione: se anche distribuita, ma non promossa, cioè conosciuta, chi pensate se la compri??); ma qui mi verrebeb da dire: e con 60, 70 euro oltre alla stampa vuoi la promozione ecc ecc?

    mah!!

    L'EDITORIA E' UN LAVORO!! MICA UNA PRATICA BENEFICA!!

    lorenzo (editore già e non ancora)

    p.s.: mi scuso per i numerosi refusi del post precedente, ma l'urgenza di scrivere non mi fa ne manco buttare un occhio alla tastiera prima, e al testo poi... cercherò un buon editor (gratis, of course...)

    RispondiElimina
  39. Ciao Lorenzo,
    sono perfettamente d'accordo con te, l'editoria è un lavoro, e quando si tratta e poi si firma un contratto di edizione, si contrae un accordo tra due parti, due professionisti, entrambi lavoratori, sarai d'accordo. Il problema qui è la difficoltà a vedere la scrittura come un lavoro, e il contratto di edizione come una carta che sancisce regole condivise dai contraenti che appunto regolamentino questo rapporto di lavoro. Al contrario, io credo, ci sono molti autori che vedono ancora l'editore come un mecenate o qualcuno che gli sta facendo un grosso favore o dando un'opportunità, e se stessi come artisti prima che come professionisti o meglio, passami il paragone, artigiani con un manufatto da vendere e distribuire nel modo più proficuo ed efficace.

    Tu dici che questo stato di cose è ormai inattuale e superato dai tempi de Il Pendolo di Foucault (magari lo avessero letto tutti quelli che ambiscono a pubblicare), per me invece il problema è ancora attualissimo e persino autori che si credono molto attenti e consapevoli sono spesso invece ancora estremamente ingenui e quindi vulnerabili anche agli slogan di quel certo print on demand che lavora proprio sul far credere agli autori ingenui quello che essi stessi vogliono credere.

    Ci sono, chiaramente, anche moltissimi autori che capiscono perfettamente la differenza tra pubblicare a pagamento e non, vivaddio, ma finché ci saranno aspiranti scrittori che credono alle favolette di quel print on demand o di quegli editori a pagamento che gli fanno intendere che li faranno "entrare nel mondo dell'editoria", Scrittori in Causa sarà qui a fare tutto quello che può per diffondere informazione a tutto spiano su questi temi.

    (continua nel commento successivo)

    RispondiElimina
  40. (continua dal commento precedente)

    Ti faccio un esempio: tempo fa un autore ci chiese di dare un'occhiata al contratto che un piccolo editore gli aveva sottoposto. Mi presi l'impegno io stessa e dopo attenta analisi del testo gli inviai una lista di punti contrattuali che non andavano bene (uno di questi prevedeva il pagamento delle royalty solo dopo la vendita di 300 copie...!), spiegandogli perché non andavano bene, facendogli esempi di contratti più rispettosi, e suggerendogli che tipo di modifiche chiedere. Aggiungevo che questo fa parte della normalissima procedura di trattativa sul contratto, che è anche un modo per testare la buona fede e l'intelligenza di un editore (che se si indispettisce solo perché chiedi delle modifiche è già un cialtrone). Inoltre, gli spiegavo, è importante presentare tutte le richieste di modifica, allo scopo di ottenere almeno in parte quanto richiesto e trattare anche sulle singole clausole, proponendo degli scambi, che so: non puoi darmi più del 6% sul prezzo di copertina? Va bene, allora però facciamo che me lo dai dalla prima copia e non solo dopo la 300sima venduta. Cose così. Mi sembra un discorso logico e chiaro.

    Ebbene: questo giovane autore dopo qualche giorno mi ha risposto ringraziandomi per il tempo che avevo dedicato al suo contratto, ma dicendomi che aveva deciso di firmarlo così com'era per due motivi:

    primo - un suo amico ha pubblicato un libro con lo stesso editore e con lo stesso contratto qualche mese prima e dice che non ha avuto problemi;

    secondo - il mondo dell'editoria va cambiato dall'interno.

    Questa è la risposta di un autore che prima mi ha chiesto di valutargli il contratto (quindi si presumeva che fosse attento e consapevole dei rischi a fidarsi troppo) ma che dopo ha deciso di ignorare dal primo all'ultimo tutti i miei suggerimenti, nascondendosi dietro il dito di due motivazioni inconsistenti e anzi decisamente ridicole.

    Purtroppo come questo autore ce ne sono moltissimi messi anche peggio, che firmano pensando di aver capito tutto solo perché il contratto è scritto in italiano (ed io sono tra questi, e ho avuto conseguenze pesantissime per aver firmato anni fa il mio primo contratto di edizione credendo di capirlo), quindi non c'è affatto da stupirsi se ancora molti autori arrivano a sperare di "entrare nel mondo dell'editoria" (come promette Youcanprint) stampando a pagamento.

    Concludo ringraziandoti per le tue riflessioni interessantissime dal punto di vista di editor, e per lo spunto di discussione che ci hai dato!

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

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  41. Cara Carolina,

    premetto a monte che sono rimasto molto e ben impressionato da questo vostro sito e che lo consiglierò ad ogni mio aspirante futuro autore come "profilassi" ad ogni futuro rapporto editoriale...

    Per molti aspetti, convergo sulle tue posizioni, e anzi sono stato a lungo, e forse ancora ora, posseduto dal tuo stesso "purismo". La risultanza è stato, in 4 anni da editore, parlo per la narrativa, di un solo autore valido incontrato (valido davvero, un fuoriclasse, ma credetemi, invendibile, un autore per un mecenate o un vero editore che può e investe nei giovani e nella letteratura sperimentale: sapete se esiste?). Quindi, praticamente, dal punto di vista imprenditoriale e di qualità, ho avuti contratti zero. E di manoscritti ti assicuro, me ne sono arrivati non pochetti...

    E ho visto invece diverse lettere tristi, o arrabbiate, e in qualche caso visi, di gente che quelle cose le sapeva già, vicini di casa e scrittori della domenica da tutta Italia... Sapevano già il fatto cioè che "ci sono delle dissonanze... ", che "il racconto è troppo slegato" ... fino ad approdare all'estenuato "non rientra nella nostra linea editoriale"... in cuor loro, (e non solo: arrivano ai piccolissimi dopo averselo visto rifiutato da mezzo mondo...) sapevano già, e te lo dicono, e non c'è problema, vogliono solo essere pubblicati, è in poche, pochisime copie magari, perchè vogliono regalarlo alla zia, al capufficio magari, alla segretaria, all'amante, al dottore di famiglia, che scrive anche lui poesie... (in Italia tutti scrivono, e tutti scrivono poesia, e nessuno legge...)... e tu lì a fare il maestrino, a dirgli di noi, che "siamo una casa editrice che pubblica su invito" che "pubblichiamo solo su invito"...

    (...e poi, a dirla tutta, ma chi vuoi invitare se gli stessi big dell'editoria, in totale, pubblicheranno un paio di italiani buoni all'anno e stop? :-( )

    Ora, nel mio imminente futuro, di nuovo alle prese con la (micro) editoria (sì, mi voglio del male!!), voglio dare una possibilità, la loro possibilità, a questi autori, autori che sanno quello che vogliono, e si accontentano di poco... Sono piccole gioie, storie di famiglia, ma perche negargliele?

    In prima battuta, a queste persone consiglio di solito la pura autopubblicazione... Da sempre così, provo a spiegare loro come sia semplice stampare, rilegare e ricucire un libricino, con gli strumenti che si hanno in casa... Ma non tutti, e per i più svariati motivi, vogliono o possono farlo... (Insomma è come per i capelli, te li puoi anche fare in casa, ma di solito ci vuole un professionista...)

    In generale sono arrivato a pensare che, se si mettono le cose bene in chiaro fin da subito, il servizio di EDITORIA POD esiste in quanto tale (editoria appunto), e può essere utile per quella tipologia di autore che, già piamente rimbalzato dalla editoria-che-paga, vuole comunque provare a dare una chanches al suo libro spendendo il meno possibile...

    (continua nel commento successivo)

    RispondiElimina
  42. (continua dal commento precedente)


    Ed è fondamentalmente da intendersi come una forma di auto-pubblicazione: l'autore deve mettersi nella condizione di capire fin da subito che sostanzialmente, i libri dovrà venderseli da solo; che sarà lui ad investire su se stesso, se desidera farlo, creandosi un blog, andando nelel biblioteche a presentare il suo libro, eccetera... In cambio avrà una struttura, che ha dei costi, che gli permetterà di commercializzare e di avere una percentuale su quello che venderà o sarà venduto tramite la casa editrice... (alternativa: aprirsi partita iva ecc. ecc.) , un codice internazionale che, volenti o nolenti, dà una certa "forma" all'oggetto libro e lo inserisce ancor più ufficilamente nel circuito commerciale-editoriale... avrà un sito e un ufficio e una persona sempre pronto ad inviare al richiedente una o più copie dell'opera... impacchettare, andare in posta...

    ...personalmente poi assicurerò, a titolo gratuito, sempre la correzione delle bozze, l'impostazione grafica e ,se il caso, la copertina alle opere che pubblicherò, anche fossero solo 10 copie... (e questo perchè non tollererei mai che dei "miei libri" non fossero impeccabili dal punto di vista grafico e dei materiali... per orgoglio, probabilmente...); ... e per ogni libro verrà messa almeno una recensione sul sito...

    ...tieni conto poi che sull'editore grava l'invio delle 4 copie alle biblioteche nazionali ecc... e altre 2 le tieni in casa, una in catalogo e una per le vendita... insomma, già 6 copie su micor-tirature magari di 10 (10 + 6 totali)...

    ...l'autore inoltre avrà una sorta di certificazione dell'opera, con l'attribuzione di un copyright, che testimonierà che nel tal mese, tal anno la stassa è stata pubblicata... un modo alternativo (e poco costoso) cioè per "depositare" un'opera...

    insomma, i vantaggi, o servizi, di una buona POD sono tanti...

    ...e grandi privilegi economici: libera sia l'editore che l'autore di costi pesanti di stampa e di magazzino; offre di avere sempre copie pronte (il cui prezzo unitario è certo maggiore che stamparne 1000 copie tutte assieme, ma il costo totale nell'uno e nell'altro caso porta quantomeno la differenza di 2 cifre...).

    Può cioè evitare all'autore sprovveduto di sborsare migliaia di euro per centinaia di copie che gli marciranno in casa... Gli puoi dire, da editore: ma fai così, stampane 10 e le altre le facciamo print on demand, se mai le chiedessero...

    In sostanza, il problema non è il mezzo (la POD) ma semmai l'eventuale uso che qualcuno può farne...

    Grazie per l'ospitalità e continuate così, rendete un ottimo servizio a tutto il mondo del libro

    lorenzo

    P.S.: Certo poi siamo sempre alla ricerca di autori validi, per i quali accenderei anche un'ipoteca sulla casa, editrice e non... :-)

    P.S.: leggevo proprio oggi su settimanale di corriere o di repubblica (no nricordo quale dei 2) che maurizio formia ha venduto, con ilmiolibro.it, 1000 copie del suo libro a 50 euro l'una... ma maurizio formia: 1. ha qualcosa da dire, provato negli anni, qualcosa a cui ha dedicato buona parte della sua vita 2.maurizio formia si è dato molto da fare e per tanto tempo, autonomamente, per diffondere e dare visibilità alle sue teorie...

    RispondiElimina
  43. lorenzo:
    grazie davvero per quest'ultimo commento, sono molto d'accordo con te quando dici che i vantaggi e i servizi di una buona POD possono essere tanti, è vero, per questo è un vero peccato che ben poco del print on demand sia disposto all'onestà intellettuale e alla trasparenza che tu poni (giustamente) come fondamenti etici minimi perché si possa parlare un buon servizio POD. Ma era giusto precisarlo, perché qui nessuno vuole fare un'inquisizione del print on demand, solo mettere in evidenza le contraddizioni e le paraculate che molti in questo settore (soprattutto quelli che godono di maggiore visibilità) sembrano ostinarsi a tenere in piedi come se niente fosse.

    Che poi sia difficile trovare cose buone da pubblicare è vero, ma credo sia normale, perché scrivere sembra facile ma non lo è! Poi quando succede (come giustamente dici anche tu) di leggere una porcheria pubblicata da un grande editore, naturale che ti venga da pensare "io posso fare di meglio!" e che cominci a mandare altra paccottiglia in giro per editori ad ammuffire insieme ad altra melma accumulata e impubblicabile. Certe pubblicazioni dei grossi editori non sono solo autentiche schifezze, non solo sono uno schiaffo all'intelligenza dei lettori, ma sono pure diseducative!!!

    Grazie ancora e in bocca al lupo per i tuoi progetti

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

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  44. Salve,
    sono un ricercatore quindi mi occupo di un diverso tipo di scrittura, quella tecnico-scientifica (anche come reveiwer e editor).
    Dibattito interessante e ben moderato.
    Se possibile, ma forse vado un po' fuori tema, propongo uno spunto di riflessione sulla publicazione open access. In questo caso, l'editore e' editore classico, con supporto forte in termini di feedback, editing, distribuzione, etc. Pero' l'autore paga anche 2000 Euro per un singolo articolo di 5-6 pagine, sapendo che il numero dei lettori sara' 6-7 volte di piu'.
    E' possibile concepire un modello simile anche per altri contenuti, come la narrativa?

    Saluti,
    Enrico Marsili @ Dublin City University

    RispondiElimina
  45. Un editore ha bisogno di scrittori come un verduraio ha bisogno di contadini, senza la terra non viene il prodotto. Senza lo scrittore non viene il libro e l'editore vende libri. Un assioma incontrovertibile. Ci sono molti Scrittori Esordienti e ci sono molti Editori Esordienti, i primi non sanno come pubblicare e i secondi non sanno cosa pubblicare. Non si scoraggi lo scrittore di fronte alla fatica di cercare un editore onesto (che propone il libro nelle librerie), probabilmente non diventerà mai ricco ma sicuramente non rimarrà anonimo. Complimenti per il sito.

    Umberto Celli
    http://www.portalibro.it/

    RispondiElimina
  46. Sono stato per anni un ricercatore precario (ambito linguistico-letterario). Ho lavorato nella redazione di riviste letterarie. Ho conosciuto molti editori, italiani e stranieri.
    In base alla mia esperienza, avendo scritto un romanzo senza pretese, non ho pensato neppure per un secondo di rivolgermi a un editore "tradizionale".
    Ritenere che ci sia più merito, a priori, in una pubblicazione "tradizionale" rispetto a un PoD mi fa sorridere, chiedo scusa.
    Certo, tendenzialmente il PoD presenterà i difetti e le debolezze da Lei indicati, ma essere "selezionati" da un editore, davvero, non indica che l'opera o l'autore abbiano una dignità maggiore rispetto a un PoD (o simile).
    "Ingenuo" è chi pensa il contrario.

    Alla fine è solo l'opera a parlare, non il marchio in copertina.

    (commento non firmato)

    RispondiElimina
  47. Enrico:
    l'ambito tecnico-scientifico è cosa ben diversa dalla narrativa, e ne so molto poco, per esempio 2000 euro per un articolo così breve mi sembra una spesa esagerata anche se garantisce una diffusione capillare, anche perché per l'autore non c'è neanche un minimo di guadagno e quindi di rientro della spesa. Non so come funzionano le riviste scientifiche (on line o cartacee) ma so che sono seguite soprattutto da "addetti ai lavori", e quindi poter pubblicare e attirare l'attenzione dei colleghi chiaramente significa già ottenere una visibilità più "mirata", ma 2000 euro continuano a sembrarmi una cifra eccessiva.

    Tempo fa ho letto (grazie a una segnalazione emersa proprio tra questi commenti) però un articolo che parlava di Davide Vasta, un autore già noto in ambito scientifico-accademico che ha pubblicato tramite print on demand (quindi si presume spendendo meno della metà di 2000 euro e per un intero libro anziché 6 pagine), ma già forte di un seguito costruito anche grazie alle pubblicazioni cartacee e di una certa fama professionale, che ha venduto molto bene (circa 2000 copie). Quindi il discorso è un po' diverso per questioni tecniche in cui il professionista che già lavora in un determinato ambito è già conosciuto e magari già sa che un certo numero di colleghi acquisterà il suo testo per motivi professionali. Un po' come i professori universitari che pubblicano contando sulle vendite garantite dal fatto che il libro sarà indicato da loro stessi come testo d'esame.
    Quindi, il tuo commento è un po' fuori tema, perché qui si parla di esordienti in narrativa e di trappole del marketing ingannevole del print on demand che promette gloria letteraria, (grazie in ogni caso per le informazioni che ci fornisci!) ma questi 2000 euro per 5 o 6 pagine mi sembrano veramente una cifra spropositata!!!!

    Umberto:
    sono molto d'accordo con quello che scrivi, tranne che sul passaggio "sicuramente non rimarrà anonimo": non sono così sicura, è facile che anche pubblicando con un piccolo editore, che non può permettersi una distribuzione massiccia e una promozione adeguata, si resti anonimi, se però lo scopo principale e più importante di ogni scrittore dovrebbe essere esercitarsi e imparare a scrivere sempre meglio, trovare un editore che ti pubblica e investe il proprio denaro, anche se poco, su di te, significa che il tuo lavoro ha un qualche valore, e il confronto con l'editore (e l'editor) sul testo può aiutarti (anche se non ti renderà famoso) a capire meglio quali sono i tuoi punti di forza e i tuoi punti deboli, e quindi come migliorare non solo il testo da pubblicare sul quale lavorerai con loro, ma anche i tuoi testi futuri, che godranno del lavoro fatto in precedenza.

    (continua nel commento successivo)

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  48. (continua dal commento precedente)

    Nessuno di noi di Scrittori in Causa scoraggia i tentativi di pubblicare con piccoli editori, anzi, personalmente trovo il continuare a cercarne uno (invece di aspirare al salto diretto ai grandi editori) un segno di intelligenza e di umiltà, che può aiutare a crescere e a migliorarsi anche, perché no, per poter accedere in futuro con maggiore conzapevolezza del valore della propria scrittura (e della materia contrattuale!), a canali editoriali più forti. Ci sono diversi esempi di scrittori che hanno pubblicato con piccoli editori e che ora pubblicano con grandi editori.
    Secondo me è anche l'impazienza a fregare molti esordienti, che vorrebbero fare il salto subito, che sembrano interessati più a sfondare che appunto, come dici anche tu, a fare la fatica di trovare un editore piccolo ma onesto, che invece di rimboccarsi le mani sulla propria scrittura, concentrano le loro energie nel tentativo di "sfondare", che siccome poi non dà frutto, li porta alla frustrazione e quindi a cedere alle lusinghe degli slogan truffaldini di un certo print on demand (figuriamoci la frustrazione dopo aver pagato un sacco di soldi quando si renderanno conto che neanche così è cambiato niente).

    Ti faccio un esempio a mio parere virtuoso.
    Ho un amico (diversi in verità, ma uno in particolare) che propone da anni un paio di suoi testi a piccoli editori. Le poche proposte che gli sono state fatte, per lungo tempo, sono state pubblicazioni a pagamento o contratti di edizione ambigui e paraculi ("ti paghiamo solo dopo che hai venduto 300 copie sennò ci rimborsi", quando 300 copie per un esordiente sconosciuto sono moltissime). Lui, nonostante l'ovvio avvilimento di non riuscire a far vedere la luce ai suoi testi, non ha mai pensato neanche per un attimo a pagare per pubblicare. Ora però (dopo almeno un paio d'anni di tentativi a vuoto) è riuscito a piazzare uno dei suoi testi in e-book e l'altro in cartaceo con due piccole case editrici dignitosissime e molto serie, è contento della trattativa civile e trasparente sul contratto, del lavoro sul testo e dell'attenzione che sta ricevendo. Probabilmente non diventerà famoso, ma non gliene importa niente, va avanti per la sua strada, contento di essere seguito da persone che lo aiutano gratuitamente a migliorare e di poter finalmente pubblicare. Insomma: aspiranti scrittori, tenete duro! Non vi arrendete, i piccoli scrittori (come dici giustamente anche tu, Umberto) sono moltissimi in Italia, continuate a cercare!!!

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  49. Risposta al commento non firmato:

    Ti invito a firmare il tuo commento, come da regolamento di questo blog.
    In realtà ti ho già parzialmente risposto rivolgendomi a Umberto nel mio commento precedente, che ti invito a leggere perché spiego cosa trovo di virtuoso nel pubblicare con un editore tradizionale che paga l'autore, anche se magari pochissimo, ma non chiede denaro.
    Il POD in sé, come ho già spiegato nell'articolo e in diversi commenti precedenti a questo, non è una scelta sbagliata (anche se personalmente al POD preferisco l'autoproduzione in senso stretto), dove secondo me nel POD comincia la scorrettezza è nella presentazione di queste forme di pubblicazione come accesso al mondo dell'editoria, come via per il successo, come promesse di uscita dall'anonimato, cioè attraverso un marketing sempre al limite dell'ingannevole.
    Personalmente, se avessi soldi da spendere e volessi pubblicare tramite POD, starei molto attenta a scegliere non solo quello più economico, ma quello più trasparente nella forma di presentazione: come posso infatti fidarmi se già nella presentazione del progetto mi si fanno promesse impossibili da mantenere?
    Pagare per pubblicare insomma non è sbagliato in sé, ma se si hanno soldi da spendere, noi di Scrittori in Causa consigliamo gli autori di trovare un editore tradizionale che li pubblichi gratis (e quindi scommette sul loro testo, avvalorandolo) per poi investire il proprio denaro nella promozione che il piccolo editore non può permettersi.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  50. Boh? Non saprei. Condivido tutto quello che hai scritto però io ora, dopo anche alcune esperienze con editori tradizionali, ora io mi trovo bene con lulu.com, ho molta libertà, tempi rapidissimi, ho i miei lettori che piano piano aumentano grazie al passa parola tra di loro. Escludo e nel mio piccolo boicotto anche non leggendo libri di editori a pagamento ma allo stesso tempo non mi va di perdere tanto tempo, già l'ho perso, ormai non ivio più nemmeno le mie proposte, sono dove sono e se qualcuno mi vorrà contattare un dialogo per capire se si può fare qualcosa insieme non lo nego.

    Alfio Piteless
    https://www.facebook.com/piteless

    RispondiElimina
  51. Alfio:
    Se ti trovi bene è perché i loro servizi stanno funzionando (e ci mancherebbe, visto che hai pagato), ma soprattutto perché evidentemente non hai ceduto psicologicamente alle loro lusinghe di marketing, se avessi creduto a quello che letteralmente promette il loro slogan:
    "IL SUCCESSO EDITORIALE E' ADESSO UNA REALTA' CON LULU"
    forse adesso saresti molto seccato.
    Ripeto, qui non si contesta la libertà di fornire servizi editoriali o di pagare per ottenerli, ma l'uso ingannevole della pubblicità, l'inganno ai consumatori: secondo loro il SUCCESSO EDITORIALE (e non la facilità di pubblicazione, che per esempio tu ti aspettavi e hai ottenuto) grazie a loro è finalmente UNA REALTA'. Questo slogan è una promessa di successo, da qualsiasi punto di vista lo si legga, una promessa che NESSUNO, neanche un grande editore, può essere certo a priori di mantenere.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  52. Al di là dell'uso ingannevole della pubblicità, c'è un dato - altrettanto ingannevole - che viene dato nell'articolo e che ritorna anche nell'ultimo commento:

    Se ti trovi bene è perché i loro servizi stanno funzionando (e ci mancherebbe, visto che hai pagato)

    È falso! Con Lulu.com non si paga un centesimo. Quindi invito, come già precisato da qualcun altro, a non fare di tutta l'erba un fascio e conoscere meglio ciò di cui si sta parlando.

    Ho pubblicato due sillogi poetiche con Lulu e ho scelto il print on demand per due ragioni:

    1) tre case editrici medio importanti mi avevano chiesto dagli 800 ai 2000 euro e le ho mandate a quel paese,
    2) quando è arrivata la proposta seria (senza contributo) non avevo alcuna voglia di "sbattermi" per promuovere qualcosa che avevo scritto ormai da tempo.

    Questo per dire che chi si affida al POD è spesso una persona più consapevole rispetto a chi sborsa cifre improponibili alle case editrici pur di vedersi pubblicato.

    La pubblicità è ingannevole? Chi lo usa sa che deve fare tutto da solo, sa perfettamente che non arriverà nelle librerie, sa benissimo che non sta pubblicando con una casa editrice. E per ciò che sa e ciò che gli serve non sborsa un centesimo (e non parlo solo di Lulu, sono diversi i POD che consentono di pubblicare gratis, facendo pagare soltanto i servizi opzionali, Ebook Vanilla ad esempio). Chi sborsa dagli 800 ai 5000 euro per pubblicare con una casa editrice a pagamento (e sono tantissime) sa che verrà distribuito nelle librerie, sa che verrà pubblicizzato, sa che la propria opera verrà presentata... ma non sa che nove volte su dieci è tutto FALSO. Ecco, se vogliamo parlare di promesse pagate care e non mantenute... parliamo dei veri truffatori, facendo finalmente i nomi, senza rimanere nel vago.

    Per concludere: "non è editoria". Perfetto. A me serviva semplicemente 1) un libro, 2) un codice ISBN, 3) la distribuzione online. Non mi interessava 1) la distribuzione in libreria, 2) la promozione. Tra il print on demand e l'editoria a pagamento ho scelto l'opzione più utile alle mie esigenze, senza PAGARE! Ben sapendo che mi stavo autopubblicando.

    Questo non mi ha impedito di arrivare finalista ad un concorso in cui quasi tutti gli altri finalisti avevano pubblicato con case editrici a pagamento.

    È semplicemente un opzione in più, che soprattutto quando si scrive poesia risulta essere - spesso e volentieri - la scelta migliore. Dato che quelli che la pubblicano "gratis" ormai si contano sulle dita di una mano.

    Sono d'accordo su molti punti del post, ma non ho fatto del NO ad ogni forma di contributo un punto fermo della mia insignificante esistenza letteraria per poi veder letto in un articolo, a tratti superficiale, che ho pagato per pubblicare. Sinceramente non ci sto. Io non vado in giro a dire che tutte le case editrici sono a pagamento soltanto perché quelle che ho contattato io mi hanno chiesto il contributo.
    E sull'argomento consiglio uno dei pochi post chiari e veritieri, scritto dagli unici che forse sanno davvero di cosa parlano: http://www.writersdream.org/blog/2011/09/self-publishing-vs-editori-a-pagamento-la-sfida/

    Un saluto,
    Carla Casu

    RispondiElimina
  53. Aggiungo un'ultima cosa:

    Tuttavia resto dell'opinione che se gli autori riconoscessero e accettassero il fatto che non basta la disponiilità di denaro per diventare scrittore, e che bisogna faticare per vedersi pubblicati da un editore che sia un editore (e che dunque non chiede denaro, nenche per prestazioni all'altezza della spesa), il print on demand avrebbe vita breve.
    Trovo cioè molto più dignitoso continuare a cercare un editore vero, cominciare dai piccoli senza l'ansia imbecille di "fare il botto" e diventare famosi, e magari alla fine riuscire pubblicare con qualcuno che scommette su di noi e che, se non ha la possiblità di pagarci, almeno non ci chiede denaro.

    Ovviamente sottoscrivo.


    Il problema, il nocciolo della questione, è che ci si dimentica una cosa fondamentale, che lo scopo di scrivere è la felicità di farlo, di essere letti e di imparare a scrivere meglio, NON aspirare al successo, che è una motivazione semplicemente indecente per qualunque forma di attività artistica.

    Sottoscrivo in pieno anche qua.

    E purtroppo i siti print on demand e gli editori a pagamento (in questo vi accomuno, certo) basano la loro fortuna proprio su questa becera impazienza degli autori di sfondare, di vedersi pubblicati, di fare il "colpo gobbo"

    Vero anche questo.
    Poi in mezzo a questi autori - spesso di robaccia improponibile che un editore serio non pubblicherebbe nemmeno sotto acidi (motivo per cui io sono contraria alla narrativa priva di editing pubblicata con il POD) - c'è anche il folle che si ritrova a scegliere tra l'editore serio e il print on demand e sceglie la seconda opzione, proprio perché non vuole fare alcun botto.
    La sottoscritta, ad esempio.
    Perché se potesse alle presentazioni ci manderebbe un sosia, perché prova idiosincrasia nei confronti di ogni forma di esposizione della proprio persona, perché - come diceva qualche saggio - l'unico atto necessario è lo scrivere in sé, il resto è propaganda.
    Ecco, questo per dire che è frustrante ritrovarsi nella schiera dei ricercatori di fama a tutti i costi, quando si è fatta la stessa scelta per motivi diametralmente opposti, dopo aver rifiutato gli editori veri e non dopo aver ricevuto una valanga di rifiuti.

    Ed è qui che sta la differenza tra il POD e l'editoria a pagamento. Chi vuole fare il botto a tutti i costi non sceglie il POD. Chi vuole fare il botto a tutti i costi PAGA (l'editore). Perché vuole le presentazioni, vuole il proprio nome sugli scaffali, vuole leggersi ovunque, vuole essere riconosciuto per strada, vuole sentirsi figo mentre firma autografi.

    Ecco dove sta l'errore di fondo nell'articolo quando accomuna POD a EAP.
    Giuseppe Genna ha pubblicato un libro su Lulu perché, trattandosi di un'opera più personale rispetto alle altre, voleva saltare tutto quel processo che si innesca quando si pubblica in maniera tradizionale. Voleva far arrivare l'opera semplicemente ai lettori e null'altro.
    Chi pubblica in questo modo, spesso, vuole semplicemente essere letto. E viene giudicato esclusivamente per quello che ha scritto.

    Carla Casu

    RispondiElimina
  54. Carla (rispondo al tuo primo commento):

    Scusa ma c'è una cosa che non capisco: dici che non hai pagato con lulu.com, dici letteralmente "CON LULU NON SI PAGA UN CENTESIMO" vuoi forse dire che non hai pagato la stampa? Questo mi sembra impossibile. Se lulu.com ti stampa in cartaceo senza farti pagare dimmelo che diffondiamo subito la voce! Ma credo intendessi che hai pagato "solo" per la stampa del numero di copie richiesto nel formato richiesto e non per i servizi aggiuntivi (o al massimo non hai pagato per avere il libro in formato e-book, che è una cosa MOLTO diversa e fuori tema in questo dibattito in cui si parla di libri stampati e di costi di stampa).
    Nell'articolo (commentandolo dovresti aver letto), mi sembra chiaro che parlo di pagare per pubblicare anche (anzi soprattutto) indipendentemente dalle spese per i servizi editoriali agguintivi. Per questo per me il POD che usa pubblicità ingannevole è assolutamente assimilabile (mi riferisco chiaramente all'amo che tende agli autori) all'editoria a pagamento, sfrutta cioè lo stesso tipo di inganno per avere soldi dagli autori. Questo succede indipendentemente da quanto possano invece usufruire del POD anche molti utenti con maggior cognizione di causa: è ovvio e non c'è neanche da chiarirlo secondo me, perché il punto, per me, è un altro, e cioè l'inganno.

    Recupero un esempio che ho fatto altrove per chiarire meglio:

    Se un sarto pubblicizza i propri servizi con slogan del tipo: “disegna il tuo abito, realizzalo grazie a noi, e accedi finalmente al magico mondo dell’alta moda”, non è semplicemente paraculo, è anche ingannevole, cioè vìola delle leggi ben precise che prevedono certi limiti entro i quali la pubblicità può esprimersi. Se per esempio una pubblicità dice il falso sul prodotto (o sul servizio) che promuove, è perseguibile, perché inganna i consumatori.
    Quindi: perché se vediamo una pubblicità, di qualsiasi tipo, che sfiora l’ingannevole ci indignamo, ma se si parla delle false promesse del print on demand si liquida la questione con: ognuno spende come gli pare i propri soldi?

    Insomma: è chiaro e anzi ovvio che a usufruire del POD sono anche persone che agiscono in piena coscienza e con cognizione di causa. Ma il problema che ho posto resta. Poi se si vogliono difendere delle aziende che fanno pubblicità ingannevole solo perché si è stampato con loro, prego, ma non si faccia finta che il problema non esiste solo perché è il problema di qualcun altro che ha meno strumenti per non cadere in queste trappole. Se con lulu ti sei trovata bene, e sei arrivata tra i finalisti di un concorso grazie al libro che hai stampato con loro, significa che se lulu nel frattempo inganna altri utenti con promesse ingannevoli (IL SUCCESSO EDITORIALE E' ADESSO UNA REALTA' CON LULU!) la cosa non ti interessa? Non ti riguarda? Parliamone.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  55. Carla (rispondo al tuo secondo commento):

    Qui non capisco che bisogno hai di sostenere una cosa insostenibile come:
    "Chi vuole fare il botto a tutti i costi non sceglie il POD".
    Questo può essere validissimo per te, ma non puoi dire una cosa del genere estendendo la frase a tutto il resto dei clienti di POD, perché non puoi saperlo. Io ti garantisco invece che qui a Scrittori in Causa (e non solo) arrivano da tempo email e storie di persone che lamentano di aver creduto alle promesse sia dell'editoria a pagamento che del POD, e in certi casi proprio perché avevano creduto a promesse come quella di Youcanprint che assicurava di farli "accedere al mondo dell'editoria" (testuale dal loro sito), o come quello di Lulu che garantisce che "il successo editoriale è adesso una realtà con lulu", o di altri slogan simili. Quindi credimi, le persone che si sono sentite imbrogliate da questo tipo di presentazione di alcuni siti POD esistono e come.

    Tu dici che "chi vuole fare il botto a tutti i costi non sceglie il POD" senza poter confutare questa affermazione (è impossibile infatti), mentre io non mi sono mai sognata per esempio di dire il contrario, e cioè che scelgono il POD solo gli ingenui, cerca pure ma non troverai mai una mia considerazione così ingiustificatamente assoluta.

    Quindi, se vuoi difendere quello che di buono può esserci nel POD, perché del buono c'è e io non l'ho mai negato (e ho sostenuto a più riprese la nobiltà dell'autoproduzione), non fare finta però che non esistano difetti. Se il tuo interesse come quello di tutti è che il POD si diffonda e migliori, stai attenta e non difenderlo a priori, perché per migliorarlo bisogna criticarlo dove sbaglia, e per me sbaglia di grosso quando fa uso di pubblicità ingannevoli.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  56. Infatti ho esordito proprio dicendo "al di là della pubblicità ingannevole" e soffermandomi su un altro dato riportato male nell'articolo (che non si occupa solo di pubblicità ingannevole).
    Ribadisco: io non ho pagato per PUBBLICARE con Lulu.com
    I servizi sono gratuiti (come il wizard per la copertina, l'ISBN e la distribuzione base). Paghi esclusivamente la copia che acquisti. Ed è molto diverso dal PAGARE PER PUBBLICARE.
    Non voglio difendere un print on demand a tutti i costi solo perché l'ho utilizzato e potrei fare una lista infinita dei limiti di Lulu.com; così come non sono arrivata in finale a un concorso grazie a Lulu.com. Ci sono arrivata semplicemente perché l'opera (che ho scelto di non pubblicare tradizionalmente per questioni personali, non perché rifiutata) vale. Ma non avrei nemmeno potuto partecipare al concorso se non fosse stata edita e dotata di ISBN (che segna quella leggera differenza tra POD e tipografo. Il tipografo non mi fornisce l'ISBN gratuito e non mette in vendita la mia opera nei vari distributori online. Altra piccola precisazione).
    L'articolo va ben oltre il discorso sulla pubblicità e riporta dati falsi.
    E per quanto riguarda la pubblicità, il marketing e tutto ciò che vi ruota intorno: quando vado a comprare i sofficini findus non mi aspetto certo che facciano il sorriso esattamente come mi viene mostrato nella pubblicità. Il messaggio pubblicitario deve attirare il possibile acquirente che reagisce allo stimolo pubblicitario in base ai tratti della propria personalità (è spiegato bene anche su wikipedia, non occorre aver fatto un corso di marketing). Motivo per cui una come me quel messaggio non lo nota nemmeno ed è perfettamente consapevole di ciò che le offre il prodotto che sta usando, un ricercatore di fama a tutti i costi invece lo nota. Ma i ricercatori di fama a tutti i costi sono anche quelli che lamentano il fatto di aver sborsato 5000 al Gruppo Albatros per niente. Ecco a me non fanno tenerezza, non riesco a vederli come dei poveri ingenui truffati. Vedo autori mediocri perfettamente consapevoli che venderebbero la madre pur di vedere il proprio nome su un libro e potersene vantare con amici e parenti.

    (continua nel commento successivo)

    RispondiElimina
  57. (continua dal commento precedente)

    "Il successo editoriale è adesso una realtà con Lulu" è un banalissimo messaggio pubblicitario, non è una promessa. E chi non sa distinguere il marketing dalle promesse è un ingenuo. Lulu.com non fa stipulare alcun contratto, dà semplicemente - come ben esplicitato in quel messaggio marketing - "tante opportunità per vendere i tuoi libri". Se poi non li vendi non significa che sei stato truffato. Tutto ciò che segue la pubblicazione è nelle tue mani. Questo è chiarissimo.
    Le persone che si sentono imbrogliate dai quei messaggi sono esattamente quelle che dal nulla pretendono - saltando le tappe - di diventare qualcuno. Non sono vittime, sono complici. Ed è ora che le si tratti come tali.
    Per "concludere": il motivo per cui ho usato Lulu.com, nonostante l'ISBN americano e quindi i limiti della distribuzione e i costi di spedizione alti (io, per la cronaca, non ho nemmeno una copia del mio libro... ma so benissimo di rappresentare un'eccezione) è proprio perché, rispetto ad altri servizi italiani, dà la possibilità di pubblicare senza sborsare un centesimo. Devi, ovviamente, acquistare la copia di verifica per controllare che tutto sia corretto, ma anche non acquistandola il libro risulta in "vetrina" da subito.
    Io non difendo il POD a priori, sto solo dicendo che le critiche vanno fatto con cognizione di causa e dicendo cose vere.
    Non mettendo sullo stesso piano tutti i POD con l'editoria a pagamento.
    L'articolo è andato oltre il discorso pubblicitario ed è per questo che sono intervenuta. Non si può smascherare un presunto inganno con altri inganni.
    E giusto per precisare ulteriormente la mia posizione: io sono favorevole all'uso del POD solo ed esclusivamente per quanto riguarda la poesia (Giovanna Mulas, candidata due volte al nobel, ha pubblicato diverse opere su ilmiolibro.it, sempre tanto per la cronaca) che, salvo eccezioni (e purtroppo esistono), non necessita di editing. Questo perché, avendo valutato manoscritti per due anni, so benissimo che non esiste opera narrativa che non necessiti di un editing accurato.
    Quindi sia chiaro: io amo l'editoria seria, quella piccola e indipendente. E amo chi sceglie l'autopubblicazione per questioni personali e dopo aver vagliato tutte le possibilità. Non per sentirsi scrittore a tutti i costi.

    Carla Casu

    RispondiElimina
  58. Cari tutti,
    torno dopo un po' di tempo e ho seguito il dibattito sul POD e l'editoria a pagamento. Io ho STAMPATO (non pubblicato) una mia opera con ilmiolibro, per il solo motivo che mi era comodo e mi costava meno che farne fotocopie e mandarla in giro così. La qualità non è ottima, ma per l'uso che ne devo fare a me va bene anche così. Ma certo non è di questo che si parla, come più volte specificato. Il problema di operazioni come quella de ilmiolibro è proprio l'inganno. Orami poi nemmeno velato.
    Io non ho problemi di credere di accedere al mondo meraviglioso delle star letterarie, come sapete, perché conosco il mondo dell'editoria anche troppo bene. Quello italiano non mi attira proprio più.
    Talmente poco frequento ilmiolibro, che da tanto non vi accedevo. Per rispondere a commenti che sono stati fatti al mio libro ho provato a farlo qualche giorno fa e mi sono trovata questa sorpresa, che suppongo sia cosa recente. Se voglio accedere al mio account, ora devo accettare e sottoscrivere questo contratto! Leggete!

    https://login.kataweb.it/registrazione/libri/TerminiContratto.pdf


    https://login.kataweb.it/registrazione/libri/ApprovazioneArticoli.pdf

    Io ci ravviso i termini di una quasi truffa. Non mi pare nemmeno legale. Praticamente dice che uno deve lasciare lì l'opera per 10 mesi dall'accettazione di questi termini ANCHE SE TROVI TU UN EDITORE che lo pubblica e che se ti trovi un editore grazie alla pubblicità (a pagamento) che ti fanno, loro hanno il diritto di farti da agenti per 6 mesi!!!!
    Io mi sono registrata a metà dell'anno scorso e nessuno mi ha chiesto di sottoscrivere accordi o contratti di sorta. Ora NON POSSO ACCEDERE ALL'ACCOUNT SE NON LO FACCIO?
    Intanto hanno organizzato non so che concorso fra gli aspiranti alla gloria, in modo da incentivare le pubblicazioni e tutta una serie di iniziative analoghe.
    La cosa vomitevole è che in tutto questo, che sa tanto di cricca, quella bella istituzione che è la Scuola Holden è complice.
    Questi de ilmiolibro sono peggio degli editori a pagamento. Proprio perché se prima la cosa magari poteva ingannare solo gli sprovveduti che credevano davvero di diventare scrittori stampando il libro, che poi pagando varie pubblicità aggiuntive sul sito di Repubblica l'Espresso e Feltrinelli dava loro l'illusione della visibilità, ora addirittura ti vietano di accedere al tuo account se non accetti il capestro!
    Ragazzi, qua urge una sommossa e si deve far capire che gentaccia è questa.

    Francesca Diano
    http://emiliashop.wordpress.com/

    RispondiElimina
  59. Francesca:
    in effetti quanto riporti è a dir poco scandaloso, vorresti scriverci un pezzo da pubblicare qui sul blog? Così avrebbe più di visibilità di un commento. Se ti va e hai tempo raccontaci per bene la tua esperienza dalla pubblicazione a oggi, magari riportando alcuni brevi passaggi del contratto (come quello sul diritto di opzione d'agenzia che è da pazzi).
    Sono allibita.

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  60. Però...voglio una green card per il torneo degli antipatici!
    In un contratto ci sono le parti, anche in un contratto non scritto. Quindi se da una parte c'è il finto editore, finto tipografo, finto distributore librario, dall'altra non c'è mica una scimmia incapace di indendere e decidere.
    Se vai per strada e incontri uno che ti promette il paradiso in cambio di mille dei tuoi euro gli ridi in faccia mentre su internet sei portato a crederci. Perchè?
    Nel caso specifico mi chiedo perchè c'è un mondo di sprovveduti che preferisce stampare/pubblicare aderendo ad una iniziativa proposta sul web paganto 2/3 volte in più, piuttosto che telefonare alla tipografia (non a quello che fale fotocopie all'angolo della strada) più vicina.
    Ilmiolibro ti tratta come un coglione? fagli il medio sul muso e cancellalo dai preferiti.
    Finirà che un editore dovrà farsi un sito di print on demand perchè più nessun autore gli manda manoscritti da valutare.

    Umberto Celli
    http://www.portalibro.it/

    RispondiElimina
  61. Cara Carolina,
    lo scrivo volentieri, e più che volentieri. Dammi qualche giorno e te lo mando. Preciso che quando ho stampato il mio testo non c'era alcun contratto da firmare, altrimenti me ne sarei ben guardata. Ribadisco che non sono affatto contraria al POD in sé, basta non si pensi di diventare degli scrittori se non lo si è già.

    @ Umberto Celli. Stampare un testo con ilmiolibro costa circa €6-8 a copia a seconda del numero di pagine. Posso assicurarle che è meno di quanto chiede un tipografo. Mia figlia ha pagato la stampa della tesi dal tipografo €20 a copia.
    In quanto agli editori che non avranno più autori da valutare, le assicuro che gli editori italiani che pubblicano testi inviati loro da autori che non conoscono o dai quali non possono trarre dei vantaggi di vario tipo si contano sulle dita di una mano.

    Francesca Diano
    http://emiliashop.wordpress.com/

    RispondiElimina
  62. Bene Francesca, aspettiamo il tuo resoconto allora, quando vuoi/puoi, pure per capire meglio anche noi com'è andata tutta la vicenda.
    (Ricordati di copiare i documenti che ti hanno chiesto di firmare che potrebbero anche toglierli o modificarli).
    Grazie!!

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  63. Francesca:
    Se stampa una tesi in 10 copie è normale che le facciano 20 euro a copia. Se fa la stampa di un libro con tirature.....da libro, quelli sono prezzi che non esistono. Sono eccessivi anche per il web.
    Qui c'è un confronto tra i vari POD: http://www.portalibro.it/index.php/il-tuo-libro

    Umberto Celli
    http://www.portalibro.it/

    RispondiElimina
  64. Grazie Umberto,
    ottimo e utilissimo il confronto tra POD e tipografia del link che ci indichi!
    Lo riportiamo e invitiamo tutti gli interessati a dare un'occhiata:

    http://www.portalibro.it/index.php/il-tuo-libro

    Carolina Cutolo
    Scrittori in Causa

    RispondiElimina
  65. ciao, sono roberto

    ma non capisco... il POD è una tecnica di stampa economica, utile!
    la casa editrice è la casa editrice e se ldecide di stampare direttamente da se lo può fare utilizzando il tipo di stampa che vuole!

    Ma a prescindere dal tipo di stampa che utilizza la casa editrice adempie a delle funzioni, dei lavori, la lettura dei lavori, correzione delle bozze, la grafica, il marketing, l'ISBN che appunto la differenziano da una stamperia o tipografia!

    E' una cosa in più la stampa nella casa editrice, se poi la casa vuole anche stampare e per farlo vuole abbattere i costi, che mae c'è se usa il book on demand?

    non capisco il problema e a leggere tutto quello che è stato scritto ci si perde in mille articolazioni che trovo un poco inutili!

    tu scrivi? vuoi che il tuo scritto venga diffuso? ti affidi quindi ad una casa editrice per una serie di lavori che non sono la sola stampa (fase ultima)! se no lo fai da sola, ma da sola devi correggere la bozza, fare la grafica, impaginare la grafica, ricavarti l'ISBN, trovare i distributori, organizzare la presentazione, stampare... certo se ti va di farlo hai risolto, se no vai in casa editrice!

    ciao
    Roberto de Simone

    RispondiElimina
  66. @ Roberto
    Quello di cui si sta parlando non è il fatto che stamparsi un testo - avendo le competenze per farlo - con un servizio di POD non vada bene, ma del fatto che questo è un servizio di stamperia e non di editoria. Mentre appunto molti credono che questo significhi pubblicare e lo credono per la pubblicità ingannevole di molti siti di Print on Demand (vedi il mio post su ilmiolibro e le loro trappole).
    Cosa vuol dire: "se no vai in casa editrice"?
    Il problema sta appunto qui. Non mi pare che sia facile pubblicare, anzi per nulla. Non è che, come dici tu, "tu scrivi? vuoi che il tuo scritto venga diffuso? ti affidi quindi a una casa editrice, ecc." Case editrici che fanno questo servizio sono tutte a pagamento e non sono case editrici, ma specchietti per le allodole per chi ci casca e mai, ma proprio mai perdono tempo a diffondere il tuo scritto, perché il loro guadagno l'hanno già avuto: spillando soldi all'ingenuo che li paga migliaia di euro per stampare il suo libro.
    Francesca Diano

    RispondiElimina
  67. Si continua ad accomunare tutti i POD a ilmiolibro.it, erroneamente.

    ilmiolibro.it non fornisce nemmeno un ISBN, ilmiolibro.it è, di fatto, una banalissima stamperia.

    Fornire ISNB e distribuzione significa fornire un servizio editoriale. Questo aspetto, che si continua a tralasciare, fa la differenza tra i vari POD (tra parentesi: grazie a chi ha pubblicato la tabella che dimostra, tra le altre cose, che - almeno per ora - su Lulu.com non si paga).

    Ora, ribadisco, un articolo corretto avrebbe fatto i nomi dei POD più importanti, analizzandone le caratteristiche caso per caso.
    E avrebbe anche analizzato le diverse tipologie di "autori" che ne fanno uso.
    Sempre su questo blog ho da poco letto un articolo che condivido in pieno, fatta eccezione per il passaggio in cui si "condanna" senza se e senza ma l'autopubblicazione. Poi qualcuno nei commenti chiede qualcosa tipo "e per la poesia?" e l'autore, che evidentemente aveva tralasciato questo - per niente irrilevante - dettaglio, fa ulteriori precisazioni. Ecco, la mia domanda è: pensarci prima e inserire quindi riflessioni molto più complete direttamente nei post?
    Voglio dire: io mi sono autopubblicata. Due raccolte. Una, di dieci componimenti, dopo che era arrivata seconda a un premio letterario. Quindi già giudicata e non da me stessa. Consapevole che dieci poesie non le avrebbe pubblicate nessuno. L'altra dopo aver rifiutato tre editori medio-importanti (CHE NON RIFIUTA PRATICAMENTE NESSUNO), ma a pagamento, e un editore serio, con contratto altrettanto serio, perché non mi sentivo più di promuoverla. Quindi anche questa aveva già avuto l'ok. Non da me.
    Ecco, è condannabile l'autopubblicazione in questi casi? Perché non si pensa anche a questi casi, e non sono pochi, quando si scrivono certi post?
    L'errore di fondo, e l'ho già scritto, è confondere chi si AUTOPUBBLICA con chi si AUTOPRODUCE. C'è molta, molta, differenza. E se ne dovrebbe tenere conto quando ci si scrive sopra. Sempre che si abbiano i giusti elementi e le giuste conoscenze per analizzare oggettivamente questa differenza e scriverci sopra senza tralasciare precisazioni rilevanti.
    E tutto ciò mi fa sorridere, perché poi mi capita di leggere cose come "ma tizio non pubblica certo con ilmiolibro", quando con ilmiolibro, ripeto, ci ha pubblicato una più volte candidata al Nobel.

    Narrativa
    Poesia
    POD
    EAP
    POD a pagamento
    POD gratuiti

    O si analizza tutto per bene, senza trascurare i dettagli, o si scrivono una marea di imprecisioni diffondendo nozioni molto distanti dalla realtà.

    Detto ciò, ringrazio anch'io Francesca per la sua testimonianza.
    Avevo un account su ilmiolibro (mai avuta intenzione di stamparci qualcosa) e, dopo tre secondi dall'iscrizione, ero sommersa di messaggi spam veramente indecenti. L'ho eliminato solo oggi (per pigrizia) e quando ho effettuato il login mi è stato richiesto di accettare le nuove regole contrattuali. Bah.

    RispondiElimina
  68. Carla:
    Grazie per la precisazione sul codice ISBN riguardo alla definizione di POD e de Ilmiolibro, provvediamo subito a inserirla nel post. Questo è un blog di confronto e approfondimento, che funziona dichiaratamente anche grazie ai contributi dei lettori, che in alcuni casi, come hai fatto tu, aggiungono informazioni o indicano imprecisioni, per le quali puntualmente ringraziamo e grazie alle quali (una volta verificato) provvediamo a correggere. Non vedo cosa ci sia di male ad aggiungere le precisazioni in corso d'opera se questo fa parte dell'impostazione di una piattaforma interattiva come questa.

    Tu dici:
    >un articolo corretto avrebbe fatto i nomi dei POD più importanti, analizzandone le caratteristiche caso per caso.

    Ma non è questo l'argomento dell'articolo, che invece si incentra sulla questione del marketing ingannevole del POD, de Ilmiolibro e degli EAP. Ma grazie per lo spunto, in effetti (al netto del tuo ingiustificato e poco velato disprezzo) l'idea di fare un confronto approfondito di tutti i siti di POD è ottima e la valuteremo, perché può essere molto utile a chi legge avere una lista (sempre in aggiornamento, anche grazie alle informazioni degli utenti) con tutte le informazioni che riusciamo a raccogliere su ogni singolo POD.

    >Sempre su questo blog ho da poco letto un articolo che condivido in pieno, fatta eccezione per il passaggio in cui si "condanna" senza se e senza ma l'autopubblicazione.

    Ti chiedo di precisare l'articolo a cui ti riferisci e la frase in questione, perché essendo Scrittori in Causa fortemente a favore dell'autoproduzione, come abbiamo sostenuto in diversi post e in diversi passaggi, mi sembra molto strano che tu abbia trovato una "condanna senza se e senza ma" dell'autopubblicazione.

    Carolina Cutolo

    RispondiElimina
  69. "Condanna" era tra virgolette perché tendo al linguaggio iperbolico e, avendo letto il pezzo un po' di tempo fa, non ricordavo i passaggi esatti.

    Il post era questo (un contributo esterno, se non erro):

    "Le strade percorribili per giungere alla pubblicazione sono molte, la scelta resta senza dubbio frutto della sensibilità dei singoli e delle possibilità d’investimento in termini di tempo e denaro. L’unica certezza è rappresentata dall’inutilità dell’autopubblicazione, pratica purtroppo estremamente diffusa al giorno d’oggi anche a causa di iniziative piuttosto note che eviterò di citare (un’ulteriore pubblicità indiretta non mi pare opportuna)."

    http://scrittorincausa.splinder.com/post/24426942/riflessioni-di-un-consulente-editoriale

    - Ma non è questo l'argomento dell'articolo, che invece si incentra sulla questione del marketing ingannevole del POD, de Ilmiolibro e degli EAP.

    E finisce, però, per mischiare un po' le carte.

    Comunque volevo chiudere precisando una cosa:

    "al netto del tuo ingiustificato e poco velato disprezzo"

    Per carità, no!
    Anzi, mi scuso se ho fatto trasparire questo.
    La stima per il lavoro che fate è totale. Altrimenti non sarei qui a leggervi. Ho, effettivamente, tralasciato un aspetto: "Questo è un blog di confronto e approfondimento, che funziona dichiaratamente anche grazie ai contributi dei lettori". Spesso ho letto, magari non ho sempre condiviso, ma sono andata oltre senza dire la mia, e solo adesso mi rendo conto che ho perso un'occasione di confronto.
    Il "disprezzo" è soltanto totale incapacità di dire le cose con un minimo di diplomazia e gentilezza. Insomma, sono un'acida cronica.
    Ma ci sto lavorando e farò in modo di curare meglio la forma nei prossimi, futuri, interventi.


    C.

    RispondiElimina
  70. Carla:
    Grazie per l'ammissione di acidità, e di difficoltà a non esserlo quale caratteristica del tuo temperamento! Saperlo ci fa leggere le tue parole meno sul piano personale, grazie. La diplomazia non importa, non chiediamo di trasformare un parere negativo in un'approvazione con postilla di perplessità, se una cosa non la condividi o giudichi inesatti i termini in cui è stata espressa, è giusto che tu lo dica, anzi te ne saremo sempre grati come nel commento precedente, e continueremo a correggere dove ci si fa notare un'imprecisione o un'omissione di qualcosa che invece è importante. Quindi nessuna diplomazia (intesa come indorare la pillola) ma gentilezza, o garbo, questo sì, lo apprezziamo!

    Per quanto riguarda l'affermazione che sosteneva "l'inutilità dell'autopubblicazione", come immaginavo non apparteneva a noi di Scrittori in Causa, in effetti si trattava dell'opinione personale di Roberto Giungato in quanto consulente editoriale, sull'importanza delle piccole case editrici che già sopravvivono a stento e che a causa del diffondersi dell'autopubblicazione rischiano di scomparire. Il suo punto di vista ci sembrava interessante e utile, anche se è naturale che esprimesse un parere di parte, ma non per questo perdeva la sua utilità. Tanto più che i commenti al suo articolo (come i commenti a tutti gli articoli di Scrittori in Causa) sono aperti a tutti, proprio perché riteniamo giusto dare a tutti l'opportunità di dissentire e di replicare dove non si trovano d'accordo con quanto scritto da noi o da altri.

    Non è facile portare avanti un progetto come questo, proprio per la difficoltà di ascoltare e seguire il punto di vista di tutti, ma finché le voci dissonanti ci saranno (nei limiti della buona educazione naturalmente) questo spazio sarà ricco e vivo e utile a tutti e tutte coloro che vorranno consultarlo.

    Quindi grazie ancora anche a te, e mi raccomando: non farti più scrupoli ma torna a leggerci e a dirci la tua tutte le volte che lo vorrai, perché come vedi qui siamo sempre aperti e grati quando ci arriva una critica pertinente e costruttiva, come la tua sacrosanta precisazione su Ilmiolibro in quanto non assimilabile a POD.

    Alla prossima quindi!
    Carolina Cutolo

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  71. I parte.

    I parte.



    Tutte ottime argomentazioni.
    Solo che c'è da approfondire un po'.
    Realizzare pubblicazioni a pagamento, come si sa, è legale e non sottintende nessuna truffa.
    Anche i grandi editori, quelli famosi, pubblicano alcuni titoli a pagamento e afronte dell'esborso di decine di migliaia di editor.
    C'è un po' troppa retorica in giro in tal senso.
    Scrivere per obbligo di legge "Siamo stampatori e non editori" non corrisponde a realtà quando l'editore fa una serie di servizi tra cui un accurato editing e la distribuzione in libreria.
    E' una frase limitante e ingannevole a sua volta...
    Dato che una pubblicazione è anzitutto un incontro di esigenze e volontà, positiva quando le aspirazioni dell'Autore s'incontrano con quelle della casa editrice, nel modo più sereno possibile, ecco una serie di considerazioni.
    Premessa: massimo rispetto per le Vostre esigenze e valutazioni.
    Ma è bene fare qualche riflessione e dare qualche dato concreto, utile anche nei contatti e rapporti con i piccoli/ medi editori.
    E' triste mettere tutti nello stesso calderone. Ed è triste far passare l'idea che gli scrittori sconosciuti siano diversi dai musicisti sconosciuti che nel 99% dei casi autofinanziano i propri cd.
    E' alimentare utopie. E' considerare l'editoria ciò che non è più da decine di anni.


    Per un editore che pubblica a sue spese una decina di titoli l'anno e per il resto del catalogo chiede agli autori di acquistare la totalità della tiratura (dalle 300 alle 500 copie a seconda dei casi e NON chiedendo all'autore stesso di cedere i diritti, quindi lasciandogli TUTTO il ricavato delle vendite e non solo una percentuale) una pubblicazione è un gioco serissimo. 
    Un'opportunità data con gioia, professionalità e impegno agli autori di cui sono stati valutati i lavori e che spesso vengono ignorati da editori maggiori, oppure considerati, sì, da editori più piccoli "non a pagamento" ma solo inizialmente e in apparenza, dato che poi nel tempo l'editore chiederà allo stesso autore in cui "ha creduto" di comprarsi a prezzo scontato varie copie.

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  72. II parte.

    Un editore a pagamento serio fa anche libri "suoi" e non accetta in catalogo tutto quello che viene proposto solo perché "l'autore paga". Si fa una valutazione seria, si leggono gratuitamente circa 50 dattiloscritti a settimana suddividendoli tra lo staff di lettura, si decide chi è adatto a ricevere una proposta di pubblicazione (non di stampa, che è un'altra cosa), si lavora con l'autore sul testo, lo si corregge, migliorandolo, facendo editing, e poi lo si presenta ufficialmente.
    Un autore che nel 90% dei casi non avrebbe sbocco in canali editoriali diversi, cosiddetti gratuiti mentre magari ha concepito e scritto un buon testo, sia esso di narrativa, saggistica o poesia. Perché lasciarlo nel cassetto? In base alla snobberia di chi? Perché impedire a un autore di esprimersi e comunicare, di tentare di mettersi in gioco? Perché le uniche alternative dovrebbero essere la stampa in tipografia, senza correzioni o servizi, o la stampa book-on-demand (poche copie e via anche se con codice ISBN, ma spesso senza nemmeno mai incontrare di persona o sentire per telefono gli "editori" e di nuovo senza alcun servizio e supporto)? Perché tagliargli subito le ali? Almeno aspettiamo di vedere se almeno decolla!
    Un editore a pagamento serio, un Vanity Publisher, come si dice, ama la chiarezza sin da subito, ben prima di parlare di contratti da firmare. Non vende fumo e nemmeno promette chissà quali cose, anzi, perché, al di là o meno del mandare in porto la pubblicazione, i rapporti interpersonali sono altrettanto importanti e preziosi perché forieri di probabili future collaborazioni. Infatti l'interesse primario di una casa editrice davvero indipendente (e non per scena...!), che non fa parte, in modo più o meno evidente, di gruppi editoriali e che non ha appoggi, reggendosi da sé - e non è semplice, viste anche le condizioni attuali di mercato - è che gli autori, che pubblichino o meno con noi, possano così parlare di noi, se capita, nei giusti termini.
    Non si tratta di "essere veramente interessati" a un lavoro, o di avere un "sicuro riscontro economico", d'investirci o meno. Ogni materiale per entrare nelle collane dev'essere di qualità buona, almeno contenutisticamente parlando. Poi verrà rielaborato.
    Occorre che l'Autore investa con l'editore, che ci mette professionalità, un marchio editoriale nazionale, servizi e tutto quello che trasforma un dattiloscritto in libro (e non si parla di mera stampa). L'autore contribuisce e riscuote tutto il ricavato delle vendite e soprattutto fa un'esperienza importante, si mette in gioco, fa presentazioni, incontra i lettori, si confronta coi riscontri etc.
    Perché? Non certo perché si tratti di materiale poco valido. Anzi. L'autore investe per avere una pubblicazione curata, realizzata e presentata con professionalità, inserita in un catalogo e pubblicata sotto un marchio editoriale comunque nazionale che non nasconde ai suoi Autori come funziona il mercato editoriale. Non si investe solo nella pubblicazione in sé, ma tutto l'appoggio, la cura, l'esperienza, il marchio e il lavoro che solo si possono avere in una casa editrice piccola sì ma che ci crede davvero. Un editore che non ha appoggi vari come tanti altri e che non sta in nessun gruppo editoriale che copre le spalle ma impedisce la libera azione.

    La scelta non dovrebbe essere tra chi fa pagare e chi no, ma tra chi lavora in modo corretto e professionale e chi vende fantastiche utopie.

    L'autore investe sul fatto di avere un'opportunità messa a disposizione dall'editore, in pratica. E soprattutto pubblicare per mettersi alla prova. Cosa che non accade semplicemente andando in una tipografia. Tutto il rispetto, certo, ma si tratta di un altro mondo.
    Ah, pagare non garantisce il successo. Garantisce di ottenere quel che è scritto sul contratto. E di avere un libro vero, non solo stampato.

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  73. III parte.

    Il punto è che l'editoria NON funziona come il pubblico crede. Ci sono i grossi gruppi editoriali. Dentro ciascuno, come scatole cinesi, stanno tutti gli editori che si fingono in competizione tra loro, da quelli medi a quelli piccoli ma specifici, tipo universitario o che si occupano di un settore molto particolare, ecc.
    A volte si rimane meravigliati di sapere quali editori mai sentiti sono in uno dei due gruppi. Ora: nessuno vive vendendo libri. I gruppi si reggono molto beatamente su giornali e riviste, il libro è di immagine ed appare sempre in rosso come bilancio. Inoltre hanno tutti grandemente differenziato. Altri scrittori vengono chiamati in gergo editoriale "da tiro al piattello": loro stessi non lo sanno, ovviamente, ma vengono pubblicati e bruciati in una stagione, non hanno nessuna possibilità reale di diventare best sellers. Vengono distribuiti da Messaggerie, di proprietà dei gruppi, poi ritirati dalle stesse. Capirà poi che i giornali recensiscono i propri scrittori, le tv pure etc. Non ci sono scrittori che vengono realmente, al di là di quello che si racconta, scoperti e lanciati da piccoli editori che ci credono, perché il piccolo editore, SE E' INDIPENDENTE, non ha accesso ai media altro che saltuariamente, quindi non viene richiesto, quindi non viene ben distribuito.
    Allora che ci fanno gli squali bianchi i piccoli editori seri e a pagamento? 
    Fanno piccole tirature di scrittori esordienti che possano eventualmente essere notati dalla grossa editoria una volta usciti o presentati alle fiere. Ma non hanno la forza per lanciarli sul mercato e chiedono una collaborazione all'autore stesso. Fanno poi poesia, che non ha mercato e che quindi viene sempre autofinanziata dai poeti, la presentano con serate ed eventi. Fanno dei lavori universitari, sempre in poche copie, fanno tante cose, basta vedere il sito, ma non raccontano balle della serie "crediamo in te, sei così bravo che ti lanceremo sicuramente".
    Sì, dalla finestra :)
    Questo distingue gli squali bianchi dagli stampatori. Infatti i piccoli editori a pagamento hanno scarse possibilità finanziarie... e ognuno fa anche un altro lavoro. Non a caso. Significa che di editoria non si vive. Ma dà comunque tante soddisfazioni.

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  74. IV parte.


    E ora arriva il bello...
    Non si tratta di spaventare l'autore ma di renderlo conscio che in Italia escono 400 (400...) titoli al giorno (al giorno...) per 365 giorni l'anno. Può chiederlo a qualunque librario... Di questi titoli, Le faccio un solo esempio, 45 al giorno sono dell'Einaudi.Di questi 10 venderanno alcune copie, gli altri 35 verranno resi all'editore dopo un mese di permanenza in libreria, o poco più. L'editore (Einaudi) dopo un po' di tempo li manerà al macero, realizzando una quantità di carta che verrà pagata al quintale. Il nostro lavoro è anzitutto far sapere ciò ai nostri presenti o futuri autori.Lo facciamo rispondendo personalmente e anche coralmente attraverso la nostra visitatissima pagina Facebook e il nostro blog.ibiskoseditricerisolo.itAltra cosa: il rischio Ibiskos è rappresentato dal fatto che dopo aver lavorato 5 mesi a un libro he spesso va riscritto, se vai in giro a presentarlo e fa pena, la figuraccia ce la fa il marchio. E tutti noi compresi. E la reputazione è tutto.
    Perché nonostante i 400 libri al giorno che escono, è un diritto di tutti, secondo noi, comunicare. E provare a pubblicare un libro in poche copie (le nostre tirature sono basse infatti, perché realistiche...).Esattamente come accade nella musica. Quanti gruppi e musicisti e cd escono ogni giorno? Tantissimi. Eppure perché questo dovrebbe impedire alla gente di tentare? E di affidarsi a dei professionisti per realizzare un prodotto dignitoso che esiste?
    E poi basta con la storia del rischio imprenditoriale: l'editoria non è MAI stata una vera impresa perché nessuno editore ha MAI vissuto solo di libri... Nemmeno la Rizzoli o la Mondadori, aziende che diversificano e campano d'altro. Einaudi compresa (Le ricordo che conosco da dentro la materia). 
    Altrimenti come si spiegherebbe che sforni 45 titoli a giorno di cui sa benissimo che ne venderà solo 10 e in poche copie?

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  75. V parte.


    Nel nostro vagare in rete ma anche sulle pagine di giornali, pubblicazioni etc, ci piace curiosare, cogliere le varie istanze relative all'editoria. Così ci capita ogni tanto articoli e libri che, con la scusa di svelare la formula chimica dell'acqua calda, vorrebbero tagliare in pratica fuori dalla possibilità di pubblicare le "casalinghe frustrate" ed i "liberi professionisti col raptus della scrittura" come vengono definiti spesso gli autori emergenti o sconosciuti... Umberto Eco li definì la quarta dimensione. Perché non sono "bravi", perché se pagano "c'è qualcosa che non va", perché se un addetto ai lavori (il valore della cui opinione non si sa da cosa sia dato...) "non ha creduto in loro" allora è bene che se ne stiano a casa...Noi allora, che tentiamo ancora di scommettere su alcuni titoli di sola tasca nostra, che facciamo via via investimenti anche se piccoli per migliorare i servizi, che contemporaneamente scommettiamo a metà con gli autori, vogliamo fare una serie di riflessioni. Siamo in democrazia, no? Quindi ci mettiamo dalla parte di chi viene continuamente posto sotto i riflettori del puritanesimo...! E' utile. Almeno le campane che suonano sono di due tipi...! Fa bene alle orecchie! E' proprio perché se ne parla così tanto che quanto segue non rappresenta un pararsi le parti basse... non è un caso di excusatio non petita, accusatio manifesta perché nasce dal martellamento continuo che c'è. Come cita Wikipedia, L'aumento del numero dei testi forniti dal mercato corrisponde a un aumento di difficoltà di essere presenti sul mercato tradizionale della diffusione commerciale. Molte delle librerie sono legate a grandi catene e anche quelle indipendenti sono sature di offerte, e se un testo non ha successo nel breve periodo viene subito ritirato dal mercato. Se perciò da un lato la cosiddetta "soglia di ingresso" nel mercato si è abbassata sotto l'aspetto dei costi, dall'altro il concreto contatto con il grosso pubblico è diventato ancor più difficoltoso. Il sistema tradizionale di distribuzione dell'editoria cartacea non può sostenere tale enorme quantità di titoli (circa 70.000 l'anno). L'assorbimento degli stessi diventa invece più agevole con la distribuzione on line, che segue logiche diverse. Questa situazione ha visto il proliferare di centinaia di piccole case editrici che propongono contratti di edizione.

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  76. VI parte.

    L'aspirazione a pubblicare una propria opera è legittima, anche quando quest'opera non susciti l'interesse commerciale o culturale delle case editrici "pure". Il ricorso quindi ad un editore a pagamento, che pubblichi l'opera con qualità tipografica adeguata, fornendo all'autore la necessaria consulenza affinché il suo lavoro, pur con una diffusione modesta, sia presentabile ed apprezzabile, fossero anche soltanto gli amici e conoscenti, resta legittima. A fronte di una richiesta di prestazioni (consulenza redazionale, impaginazione, stampa tipografica e confezione dell'opera da diffondere), l'azienda che fornisce il servizio (l'editore a pagamento) richiede e percepisce un legittimo compenso.
    Diverso il rapporto commerciale e contrattuale che viene a crearsi quando l'editore a pagamento non offre servizi editoriali adeguati a fronte del contributo richiesto, ad esempio editing e correzioni testuali che portino il dattiloscritto al meglio delle proprie potenzialità, presentazioni dell'opera pubblicata, partecipazione a fiere del libro e ad eventi culturali in genere, distribuzione almeno minima in libreria, apposizione del codice ISBN. Occorre quindi equilibrio tra contributo versato da parte dell'autore e l'effettiva prestazione dei servizi di consulenza redazionale, grafica e tipografica sopra descritti. Quando ciò non accade, il rapporto rasenta, e talvolta supera, i limiti della truffa commerciale. Non è possibile fornire parametri esatti circa l'ammontare dell'intervento economico che permette la pubblicazione del libro. Ogni pubblicazione può avere caratteristiche diverse, quanto a formato, numero delle pagine, finitura, rilegatura, quadricromia o monocromia di copertine e pagine interne. Una pubblicazione scientifica di un migliaio di pagine, stampate a colori, rilegata elegantemente a filo refe[5], con copertina rigida e sovraccoperta, differisce sostanzialmente da un tascabile rilegato in brossura, di un centinaio di pagine, stampata in bianco e nero su carta ordinaria. Rientrano poi nei costi la correzione e l'editing del testo, le presentazioni e la promozione in genere. In linea di massima, i rapporti di costo fra le varie fasi di realizzazione di un'opera, cioè gli elementi che concorrono alla formazione del prezzo finale di copertina, possono essere schematicamente suddivisi in tre parti:
    redazione e composizione del volume, 25 per cento
    stampa tipografica e legatoria, 25 per cento
    promozione e distribuzione organizzata, 50 per cento
    È chiaro che si tratta di uno schema semplicistico. I costi reali che un editore affronta possono variare notevolmente: i costi di stampa per un tascabile economico di grandissima tiratura sono inferiori a quando indicato, mentre saranno superiori per un'opera di pregio. Ma questo parametro, applicato alla valutazione dell'editoria a pagamento, rappresenta un utile discrimine per capire se l'offerta che l'autore o l'ente riceve è coerente con il prodotto e i servizi che lo hanno reso tale.

    Pubblicare un libro non è un obbligo né un bisogno primario. Se uno non vuole, non lo fa. Non si tratta di un'operazione al cuore. Oppure lo fa gratis, crea un ebook e lo mette in rete. Le idee circolano anche così, senza bisogno dell'imprimatur dell'editore...

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  77. VII parte.


    Cosa c'è di eticamente sbagliato se un autore vuole pubblicare? E se nessuno lo considera di farlo a sue spese? Chi valuta la professionalità e il valore di un'opinione di un cosiddetto "professionista del settore" che cassa un lavoro rispetto a un altro? E' il pubblico che fa selezione. Sempre e comunque. Magari ora la fa con più difficoltà perché escono 70000 titoli l'hanno ma che c'entra? Nella musica funziona così e nessuno si lamenta... Ogni giorno musicisti più o meno bravi pubblicano i loro lavori a proprie spese e li fanno circolare. E nonostante l'offerta numerosa, continuano a farlo e il pubblico continua ad ascoltare e scoprire artisti su Myspace, Lastfm etc. Dove sta la differenza? Che tradizionalmente la musica non ha una valenza culturale parificata alla letteratura. Infatti l'IVA è al 21% sui prodotti musicali e al 4% sui libri... Ma tecnicamente c'è lo stesso enorme numero di prodotti. E nessuno si sconvolge...Un musicista che si autoproduce (anche se c'è di mezzo un discografico...) un disco non è sacrilego. Ma un autore di libri che lo fa sì! :)Forse l'unica soluzione è "smaterializzare i libri" come è accaduto con la musica? Solo e-book? Ok, basta decidersi! Però smettiamola con la confusione e le ipocrisie... 
    La SOVRAPPRODUZIONE ARTISTICA MUSICALE ED EDITORIALE è la stessa!
    Non si possono fare distinguo!
    Chi li fa sta palesemente proteggendo interessi di nicchia! 
    La carta non è un concetto culturalmente più elevato di un CD! E' falso e tendenzioso farlo senza ammettere che è solo una difesa di posizione. Il numero che fa la differenza è il numero degli autori che vogliono pubblicare nel 2011 e quelli che volevano pubblicare nel 1811! E non c'entra nulla la scrematura iniziale! Il mondo di oggi è VANITY per sua stessa definizione! Perché una velina, un musicista, una ballerina, un attore vanno bene quando all'inizio pagano per creare visibilità e un autore di libri no?! :)))Da tempo ormai gli "addetti ai lavori" hanno perso credibilità solo perché lavorano in Rizzoli o Mondadori. Non è questo che li qualifica capaci di decidere se un lavoro vale o no. Non è il marchio, ci spiace... questa è solo ipocrisia.   La qualità si annida anche nella cosiddetta vanity press.. E la non qualità si annida anche nei blasonati cataloghi dei Guru dell'editoria (che, bisognerebbe ricordarlo ogni tanto, NON vivono dei libri che pubblicano ma di altri business, media etc).Tutti devono poter dire e comunicare tutto! Chi vuole impedirlo ha solo paura. Paura della concorrenza. Paura della rottura delle nicchie.Per loro che gli autori possano pubblicare anche a pagamento è semplicemente pericoloso :)Perché significa perdere spazio e visibilità.E mai che si usi, abbiamo notato, la paginona per dare notizia di qualche bel librino pubblicato dagli "editori a pagamento"?! :-) Specie quando non fanno gli "editori a pagamento" ma cacciano soldini per realizzare una bella opera di saggistica, cultura, spettacolo, narrativa o poesia?! :-) Stampando in Italia, eh?, mica in Cina... :-)
    Una critica fatta a metà, senza dare tutti ma proprio tutti gli elementi di discernimento, non è una critica: è partigianesimo. 
    Servono INFORMAZIONI, non invettive.
    Altrimenti gli autori NON possono scegliere consapevolmente.
    Non è bello creare falsi miti. Chi sono ora il bello, il brutto e il cattivo dell'editoria? Chi sono i "seri"?

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  78. VIII e ultima parte.


    L'editoria non è imprenditoria. Non lo è da anni ormai...Io suono e canto. Non mi sono mai permessa di pretendere che un produttore o un discografico dovessero "credere in me". Mi sono preoccupata di cercare dei professionisti che mi aiutassero a fare un buon prodotto. Se poi arriverà alle orecchie di qualcuno e vorrà metterci dei soldi bene, ma sono talmente e serenamente consapevole di come funzionano le cose che continuo a far da me anche se ho un editore in piena regola alle spalle...
    Secondo noi è importante a viso aperto, nel pieno rispetto degli autori, dire senza remore e senza condizionamenti come stanno le cose:
    a) Le Case editrici piccole, nella maggior parte dei casi, sono aziende come le altre e non organizzazioni no-profit che prendono fondi da associati, amministrazioni, ministeri, ecc.
    b) Gli editori devono badare a tutelare il lavoro dei loro (pochissimi) dipendenti e dei loro (tanti) collaboratori. Devono badare anche a coprire i costi di struttura, consumi, ecc. e devono pertanto lavorare con continuità. C'è qualcosa di male? No.
    c) Le Case editrici fanno un'attività di consulenza che va ben oltre l'attività che fa una qualsiasi agenzia letteraria la quale chiede cifre esose.
    d) Se l'autore andasse da consulenti e aziende e chiedesse preventivi per revisione del testo, editing, realizzazione grafica di copertina, realizzazione biografia e abstract per quarta di copertina, marketing, stampa di tot copie, distribuzione, ecc. si chiederebbe come fa un editore a campare e non si permetterebbe più di definirlo 'spenna-autori'.
    d) L'autore esordiente non rappresenta un'opportunità economica per la Casa editrice che pubblica le sue prime opere. Rappresenta un'opportunità umana, che è un'altra questione. Se l'autore avrà successo i frutti li raccoglierà un editore più blasonato. E' quindi normale che sia l'Autore ad investire sulla sua immagine visto che per l'editore non si tratterebbe di un investimento pubblicare i suoi primi libri bensì di una perdita certa.
    e) L'opportunità per l'autore esordiente può arrivare solo dalle piccole Case editrici; non certo da Mondadori e Feltrinelli che entrano in campo dopo che il lavoro sporco è stato fatto.
    f) I piccoli editori puri, senza appoggi come noi, muovono la cultura nel mondo dando voce ai pensieri; se fosse per le Case editrici blasonate si pubblicherebbero solfe trite e ritrite sempre degli stessi autori. C'è bisogno di leggere un libro di Bruno Vespa per sapere cosa ne pensa di un dato argomento?
    g) Tutti gli autori di narrativa e poesia (di ogni tempo), nessuno escluso, hanno giustamente per le loro prime pubblicazioni investito su se stessi. Pensate a un nome qualsiasi di un autore tra i più grandi e poi ponetevi la domanda: "Chi ha pagato i costi del suo primo libro?". Mondadori, La Terza, un tipografo, uno stampatore, Babbo Natale?
    f) Chi scrive un libro non è arrivato. Come non è arrivato colui che si laurea: se quest'ultimo vuole intraprendere una professione deve poi investire per aprirsi lo studio, farsi pubblicità, catturare l'attenzione dei clienti e fidelizzarli, deve investire in costi di consumi, struttura, gestione, ecc. Perché allora un autore pensa che per divenire uno scrittore affermato sia legittimo chiedere a un editore di spendere con la consapevolezza che gli eventuali frutti non li raccoglierà poi lui, bensì l'autore e gli editori con cui pubblicherà le opere successive?

    Restiamo ovviamente a disposizione.
    Crediamo infatti ancora che il libero, sincero, schietto e diretto scambio di opinioni, senza troppe ipocrisie, porti sempre a qualcosa di buono!

    Ibiskos Editrice Risolo
    un cattivissimo e spregevole editore a pagamento :)

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  79. Gentile Signora, Ibiskos Editore,
    innanzitutto grazie delle sue riflessioni che ci permettono un confronto diretto e sereno.
    Poi, prima di risponderle su alcuni singoli passaggi del suo intervento, vorrei farle presente una contraddizione di fondo in tutto quello che ci ha scritto: se l'editoria a pagamento è uno strumento di pubblicazione come un altro, valido, serio e dignitoso come lei sostiene, perché sul sito della vostra casa editrice non risulta scritto da nessuna parte che c'è la possibilità che chiediate contributi all'autore per pubblicarlo? Perché non siete trasparenti se ritenete giusto e legittimo che l'autore paghi i vostri servizi? Non ritenete ingannevole per un autore che legge il vostro sito passare in rassegna nel dettaglio tutti i servizi che fornite, fargli credere cioè che lo pubblicherete regolarmente come un qualsiasi editore non a pagamento e che se credete in lui vi adopererete con tutti i mezzi e in tutti i modi illustrati, per poi magari fargli una proposta contrattuale in cui gli chiedete del denaro, anche solo sotto forma di impegno all'acquisto di 300 copie? (Che per un prezzo di copertina di 10 euro significa sborsare ben 3.000 euro).

    Questa fondamentale omissione nelle informazioni che fonite su di voi sulla vostra piattaforma on-line mi sembra in palese contraddizione con tutto quanto da lei sostenuto nella sua lunga analisi.

    Basterebbe credo solo questa mia risposta, tuttavia vorrei farle ugualmente presente alcuni punti contraddittori nelle sue singole (e prolisse) argomentazioni.

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  80. Lei sostiene:
    "Un editore a pagamento serio, un Vanity Publisher, come si dice, ama la chiarezza sin da subito, ben prima di parlare di contratti da firmare. Non vende fumo e nemmeno promette chissà quali cose".

    Se la Ibiskos Editore ama la chiarezza sin da subito, perché non precisa sul suo sito che esiste la possibilità di chiedere all'autore di pagare per la pubblicazione e per i servizi che fornite?


    "La scelta non dovrebbe essere tra chi fa pagare e chi no, ma tra chi lavora in modo corretto e professionale e chi vende fantastiche utopie".

    Benissimo. Nel nostro articolo parliamo proprio di questo: dell'ingannare gli autori indipendentemente dalla qualità dei servizi. Per esempio, se Ibiskos fornisce servizi editoriali seri e realizza splendide pubblicazioni, buon per voi, ma è il minimo del proprio dovere. Vendere fantastiche utopie secondo noi significa però anche lasciar intendere che per tutti questi buoni servizi l'autore non dovrà pagare, omettere questa preziosa informazione, e poi invece chiedergli denaro.


    "Il piccolo editore, SE E' INDIPENDENTE, non ha accesso ai media altro che saltuariamente, quindi non viene richiesto, quindi non viene ben distribuito. Allora che ci fanno gli squali bianchi i piccoli editori seri e a pagamento?
    Fanno piccole tirature di scrittori esordienti che possano eventualmente essere notati dalla grossa editoria una volta usciti o presentati alle fiere. Ma non hanno la forza per lanciarli sul mercato e chiedono una collaborazione all'autore stesso".

    Qui lei parla dando per scontato che gli editori indipendenti siano TUTTI per forza di cose a pagamento. Invece esistono innumerevoli piccoli editori che TUTTO QUESTO lo fanno SENZA chiedere contributi all'autore, solo per fare alcuni nomi: Intermezzi Editore, 091 Editore, Neo Editore, A Est Dell'Equatore, Miraggi Editore, Aisara Editore, Caratteri Mobili Edtore, Ensemble Editore, Caravan Editore, ecc.

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  81. "L'aspirazione a pubblicare una propria opera è legittima, anche quando quest'opera non susciti l'interesse commerciale o culturale delle case editrici "pure". Il ricorso quindi ad un editore a pagamento, che pubblichi l'opera con qualità tipografica adeguata, fornendo all'autore la necessaria consulenza affinché il suo lavoro, pur con una diffusione modesta, sia presentabile ed apprezzabile, fossero anche soltanto gli amici e conoscenti, resta legittimo".

    Certo che resta legittimo, basta che si chiamino le cose con il loro nome e non si finga di essere editori "puri", come li chiama lei. Esistono molte agenzie di servizi editoriali che forniscono questi servizi a pagamento alla luce del sole, senza spacciarsi per editori. Perché Ibiskos in questo non è trasparente? Non c'è niente di male se un autore decide di pagare per pubblicare il proprio libro pagando per ottenere una pubblicazione e dei servizi sul manoscritto per il quale gli editori "puri" a cui lo ha inviato non hanno mostrato interesse. Basta che il fornitore di questi servizi si presenti per quello che è: agenzia di servizi letterari o editore a pagamento che sia, c'è una differenza fondamentale, per quanto lei la neghi.


    "Un musicista che si autoproduce (anche se c'è di mezzo un discografico...) un disco non è sacrilego. Ma un autore di libri che lo fa sì!"

    Qui lei confonde l'autoproduzione con l'editoria a pagamento, mentre sono due cose estremamente diverse. L'autoproduzione è un percorso che l'autore intraprende in perfetta consapevolezza e autonomia, l'editoria a pagamento invece fa credere all'autore di stare pubblicando con un editore, e non come pura autoproduzione, nonostante il risultato sia esattamente lo stesso, ovvero se non è l'autore a barcamenarsi e a lavorare sulla promozione il libro, di fatto, non esiste, nessuno si accorge che è uscito, perché non sono un paio di presentazioni e di articoli su giornali locali o un trafiletto a fare la visibilità. Quindi attenzione a non confondere autoproduzione (che noi di Scrittori in Causa sosteniamo) e editoria a pagamento, che sono due forme di pubblicazione estremamente diverse.


    "Tutti devono poter dire e comunicare tutto! Chi vuole impedirlo ha solo paura. Paura della concorrenza. Paura della rottura delle nicchie.Per loro che gli autori possano pubblicare anche a pagamento è semplicemente pericoloso".

    Qui, mi perdoni, mi sembra che pur di non mettere in discussione la sua politica editoriale lei arrivi a sostenere che se qualcuno la critica o non la condivide è per paura, cioè le sembra più plausibile sostenere che esiste un complotto ai vostri danni che prendere in considerazione il fatto che forse dovreste quantomeno rivedere il modo in cui vi presentate agli autori, e cioè omettendo il fatto che esiste la possibilità di pagarvi per essere pubblicati. Invece di ammettere che potreste essere più trasparenti, e magari adoperarvi in questo senso, arrivate a sostenere che chi vi critica lo fa SOLO perché ha paura di voi. Inoltre, per quanto riguarda la preziosa possibilità di pubblicazione che dichiarate di fornire A TUTTI, sorvolate sul fatto che questi TUTTI ("tutti devono poter dire e comunicare tutto"), per poter accedere a questa meravigliosa democraticità che lei prospetta, per poterne usufruire devono POTER DISPORRE DI DENARO. Quale democraticità che si possa considerare tale per espletarsi deve poter passare per la disponibilità di denaro? Nessuna. In questo caso infatti è il fatto di potersi permettere di pagare a fare da discriminante, è la disponibilità economica a fare la differenza, nient'altro.

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  82. Poi lei scrive due frasi completamente contraddittorie, e cioè:

    "L'editoria non è imprenditoria".

    e:

    "E' quindi normale che sia l'Autore ad investire sulla sua immagine visto che per l'editore non si tratterebbe di un investimento pubblicare i suoi primi libri bensì di una perdita certa".

    Prima dice che l'editore non è un imprenditore (frase che peraltro molti altri editori potrebbero facilmente contestarle) e poi parla invece di un INVESTIMENTO sull'autore che non può e non deve tradursi in una perdita finanziaria certa, che è chiaramente una riflessione imprenditoriale.


    "I piccoli editori puri, senza appoggi come noi, muovono la cultura nel mondo dando voce ai pensieri; se fosse per le Case editrici blasonate si pubblicherebbero solfe trite e ritrite sempre degli stessi autori. C'è bisogno di leggere un libro di Bruno Vespa per sapere cosa ne pensa di un dato argomento?"

    Qui invece lei ci fornisce una delle classiche e superficiali giustificazioni degli editori a pagamento, ignorando cioè non solo il fatto che tra Mondadori che pubblica Bruno Vespa e il piccolo editore che pubblica l'illustre sconosciuto non ci siano infinite vie di mezzo, ma omettendo anche di riconoscere che esistono innumerevoli piccoli editori seri e dignitosi che pubblicano esordienti senza chiedere denaro ma investendo su di loro (repetita iuvant, vedi: Intermezzi Editore, 091 Editore, Neo Editore, A Est Dell'Equatore, Miraggi Editore, Aisara Editore, Caratteri Mobili Edtore, Ensemble Editore, Caravan Editore, ecc.).

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  83. "Tutti gli autori di narrativa e poesia (di ogni tempo), nessuno escluso, hanno giustamente per le loro prime pubblicazioni investito su se stessi. Pensate a un nome qualsiasi di un autore tra i più grandi e poi ponetevi la domanda: "Chi ha pagato i costi del suo primo libro?". Mondadori, La Terza, un tipografo, uno stampatore, Babbo Natale?"

    Altra tipica giustificazione da editore a pagamento. Sorvolando sul fatto che lei sostiene presuntuosamente ed erroneamente che i grandi autori, "tutti - nessuno escluso" per le prime opere hanno investito su se stessi, quando l'eccezione è il pubblicare a pagamento e non il contrario, passo a rispondere alla sua affermazione: se un grande scrittore ha pagato per autoprodurre le sue prime opere non significa che chiunque lo faccia è un grande scrittore o che sia intelligente e sensato farlo. Ernest Hemingway si è suicidato, questo significa forse che tutti i grandi scrittori debbano togliersi la vita?


    "Per un editore che pubblica a sue spese una decina di titoli l'anno e per il resto del catalogo chiede agli autori di acquistare la totalità della tiratura (dalle 300 alle 500 copie a seconda dei casi e NON chiedendo all'autore stesso di cedere i diritti, quindi lasciandogli TUTTO il ricavato delle vendite e non solo una percentuale) una pubblicazione è un gioco serissimo."

    Benissimo. Basta che questo editore chiarisca in modo inequivocabile sul suo sito web e nella sua pagina di presentazione il suo modus operandi, precisando che pubblica gratuitamente 10 titoli l'anno e che per il resto chiede all'autore di sobbarcarsi la spesa dell'intera tiratura (da 300 a 500 copie, quindi, presumendo un prezzo di copertina di 10 euro, una spesa che può andare dai 3.000 ai 5.000 euro). Se manca questa precisazione tutto il discorso cade, perché si lascia intendere il contrario, e cioè che TUTTE le pubblicazione della casa editrice in questione NON siano a pagamento.

    Concludendo.
    Al di là delle singole contraddizioni in cui incorre nel suo lungo ragionamento, credo che finché sulla home page di Ibiskus Editore non sarà esplicitato chiaramente e in tutta trasparenza che esiste la possibilità di chiedere un contributo all'autore (anche se si tratta di impegno all'acquisto di copie e anche se i diritti del testo restano all'autore), qualunque discorso stia a zero. Se siete davvero una seria e professionale casa editrice a pagamento è giusto che lo dichiariate chiaramente e in modo INEQUIVOCABILE sul vostro sito, che è la prima interfaccia con la quale un autore che non vi conosce si confronta per capire chi siete e come lavorate.

    Grazie per l'attenzione
    Carolina Cutolo

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  84. Ho avuto varie esperienze nella pubblicazione, come autore. Dal mio punto di vista, bisogna capire, perchè si pubblica e poi scegliere la strada più corretta. Se volete fare soldi, è preferibile una tipografia che per grandi quantità(1000 copie ad esempio) vi fa pagare 2/3 euro a copia. Rivendere i libri per proprio conto con conferenze, riunioni, conto vendita diretto. Insomma eliminare gli intermediari per guadagnare anche il 50% e non il 10/20/30%. Molto spesso pod e editori non emettono resoconti veri, non è da trascurare ! ai fini del guadagno. Infatti di far ingrassare gli altri(spesso non corretti) io mi sono stufato e mi sono organizzato. Se invece volete la visibilità per vostri motivi personali(lavoro, immagine, ecc) allora conviene affidarsi ad un pod + lulu + feltrinelli(pagando il miolibro) e con pochi soldi si ha questo isbn che ti mette nei canali store online(ma non in libreria, ma non crediate che le librerie sono più frequentate di quelle online). Se invece volete essere gratificati come scrittori, per le vostre idee, allora rinunciate a pod, editori a pagamento, a vendere libri per proprio conto, ma scrivete a grandi case editrici, mandate il vostro scritto, è difficile lo so, ma se la vostra idea è questa, è la strada giusta. Magari non vi accetta il libro la mondadori, ma una sua "succursale", e ciò non è male. Ho voluto darvi la mia esperienza, e ripeto, è importante da principio capire cosa si vuole, e poi scegliere la strada più consona. A me interessa la visibilità, non i soldi, ho scelto quindi l'isbn praticamente a costo irrisorio(per essere visibile online negli store) e qualche conto vendita con negozi famosi(inutili le piccole catene, anche perchè non è concepibile un conto vendita di oltre 50 copie, altrimenti rischiate di ordinare 500/1000 copie, magari poi invendute, e fate la fine che vi ritrovate come con l'editore a pagamento che vuole tot copie anticipatamente acquistate) che mi hanno accettato il libro. Spero di essere stato utile. Ciao

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  85. Ciao Francesca,
    grazie per averci raccontato la tua esperienza.
    L'unica cosa che ci tengo ad aggiungere è che tra l'autoproduzione (o il print on demand) e la grande editoria non c'è il vuoto, non ci sono solo editori a pagamento. Ci sono moltissime piccole, serie e professionali case editrici che lavorano sodo e sopravvivono senza chiedere soldi agli autori. Queste piccole realtà inoltre, lavorando sul serio sulla qualità dei testi e degli esordienti, godono di un prestigio non indifferente all'interno del mondo letterario. Questo significa che gli stessi grandi editori non di rado vanno a scovare tra gli autori di queste piccole case editrici per poi pubblicarli a loro volta, e a volte rivendicandone la scoperta. Dunque, tornando al tuo commento, questo significa che per crearsi un minimo di credibilità letteraria (se è questo lo scopo), non c'è bisogno di andare a cercare di attirare l'attenzione dei grandi editori, ma è più realistico (e meno difficile) cercare di essere pubblicati da piccoli editori seri.
    Giusto per fare qualche nome: Intermezzi Editore, 091 Editore, Neo Editore, A Est Dell'Equatore, Miraggi Editore, Aisara Editore, Caratteri Mobili Edtore, Ensemble Editore, Caravan Editore. Ma sono molte altre le piccole ottime case editrici, basta cercare.

    Carolina Cutolo

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  86. Mi congratulo con voi per gli approfondimenti trattati in questo blog, in internet c'è di tutto di più, ma trovare qualcosa di valore è difficile.
    Complimenti continuerò a seguirvi.

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    1. Grazie Paolo,
      facciamo del nostro meglio gestendo questo blog in forma del tutto volontaria, sia noi della redazione che l'avvocato che ci fornisce le sue consulenze gratuitamente. Per di più la materia come puoi immaginare è molto complessa, perciò ci capita spesso di correggere il tiro in corso d'opera, proprio grazie ai lettori che ci segnalano involontarie inesattezze o ci suggeriscono integrazioni. Quindi parte del merito va a chi ci segue e ci dà una mano a migliorare questa piattaforma perché sia sempre più utile, precisa e facilmente consultabile.
      Grazie ancora per il tuo apprezzamento che ci sostiene e ci incoraggia a continuare!
      Carolina Cutolo

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  87. Ma se io scrivo un libro criticando una persona riconoscibile all'interno del mio paese - questa mi puo' denunciare?... se pubblico con un piccolo editore denuncia sia me che lui?... se invece pubblico in proprio denuncia solo me o anche la tipografia che mi ha stampato il libro?... Claudia Rossi

    RispondiElimina
  88. Claudia,
    ti conviene chiaramente cambiare il nove vero in un nome diverso e inventato, poi per sicurezza fai scrivere all'inizio del libro o alla fine la frase standard "ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale".
    La tipografia non viene denunciata, viene denunciato l'autore e (a meno che il contratto di edizione precisi che l'autore si assume tutta la responsabilità e sollevi l'editore), anche l'editore.
    Carolina Cutolo

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  89. Premetto qualche definizione e poi vado a tesi.

    Libro [lì-bro] s.m.
    1 Serie di fogli consecutivi stampati o manoscritti, di identica misura, legati tra loro e muniti di copertina: l. d'antiquariato, scolastico; l. di poesia, di preghiere; il contenuto del testo stampato in un l.: l. interessante, noioso; scrivere un l. || l. rilegato, con la copertina e la costola di cartone o altro materiale duro e resistente | l. in brossura, con copertina di cartoncino morbido | l. tascabile, di formato inferiore al normale | l. di testo, sussidio scolastico per lo studio di una materia | l. giallo, di argomento poliziesco | l. sacri, che contengono i testi fondamentali di una religione || figg. l. bianco, insieme di documenti o di testimonianze per denunciare un particolare problema: l. bianco sulla mafia | essere un l. aperto, di persona della quale si capiscono le intenzioni, i pensieri, i desideri ecc. | a l., di ciò che si chiude come le pagine di un l.: tavolo con chiusura a l.

    Pubblicazione [pub-bli-ca-zió-ne] s.f.
    1 Atto con cui si porta qlco. a conoscenza di tutti, spec. attraverso la stampa o l'affissione pubblica: p. di una sentenza || pubblicazioni di matrimonio (o assol. pubblicazioni), avviso dell'imminente celebrazione di un matrimonio tramite affissione in municipio o in chiesa
    2 Riproduzione attraverso la stampa di scritti o immagini, destinati alla diffusione e in genere alla vendita: p. di un romanzo, di una rivista
    3 Libro o periodico pubblicato: p. settimanale; catalogo delle p.

    ebook
    Definizione di ebook.
    http://it.wikipedia.org/wiki/EBook
    http://www.pc-facile.com/glossario/ebook/

    Editoria a pagamento
    Definizione di editoria a pagamento.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Editoria_a_pagamento
    Quindi se io rendo disponibile, per chi vuole comperarlo, un romanzo scritto da me servendomi di ilmiolibro.it, senza spendere un centesimo non ho alimentato l’editoria a pagamento e nasce un libro.
    Ci sono, convengo, moltissime case Editrici piccole e serie ma mi chiedo che visibilità abbiano e quanto possano investire in pubblicità e presenza sugli scaffali: ilmiolibro.it rende il tuo libro ordinabile dappertutto. Se ci metti lo stesso testo autopubblicato (a costo zero) in ebook sei anche acquistabile in elettronico in tutte le piattaforme principali del settore. In entrambi i casi, ad un costo irrisorio, hai il codice ISBN.
    Questo libro potrebbe avere valore minore o maggiore di altri pubblicati tradizionalmente: sarà il giudizio sovrano di chi lo legge a stabilirlo.
    Cordialmente, Marco Valenti

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Marco,
      qui nessuno mette in discussione la dignità dell'autopubblicazione, anzi, né tantomeno la si paragona all'editoria a pagamento, che non solo chiede soldi agli autori ma (al contrario del print on demand) si impossessa anche dei diritti del testo.
      La questione che solleviamo nel nostro post però è la pubblicità al limite dell'ingannevole di cui molti siti di print on demand si avvalgono. Ilmiolibro non fa eccezione, promettendo agli autori di "accedere al mondo dell'editoria".
      Ho visto che hai pubblicato con Ilmiolibro e mi sembra di capire che sei soddisfatto, bene, vuol dire che eri consapevole dei vantaggi e dei limiti di questo tipo di pubblicazione e non ti aspettavi di più di quello che hai ottenuto. Purtroppo però esiste un vasto panorama di aspiranti scrittori che non ha la tua stessa consapevolezza e rischia pericolosamente di cadere in queste trappole comunicative. Diverse persone ci hanno scritto lamentando proprio la delusione, in seguito alla pubblicazione con Ilmiolibro, perché il loro libro è stato pubblicato e nessuno se ne è accorto, perché è molto più difficile di quanto facciano intendere sul sito essere notati e letti. Quindi ti faccio alcune domande che possono essere molto utili a chi ci legge, perché la maggior parte delle esperienze che rileviamo al contrario della tua sono negative: a te come è andata? Da quanto tempo i tuoi libri sono disponbili su Ilmiolibro e quanto hanno venduto? Che tipo di riscontro di visibilità hai ottenuto?
      Grazie in anticipo per la tua risposta!
      Carolina Cutolo

      Elimina
  90. Cara Carolina,
    un libro è appena uscito e pertanto non ha senso parlarne.
    Il precedente ha oltrepassato le trecento copie in poco meno di due anni senza che mi sbattessi a fare presentazioni mal fatte (e spesso mal gestite e mal digerite dai pochi presenti).
    Mi riservo per il futuro di organizzare qualcosa che vada oltre il passaparola sul "buon libro letto" o del tipo "ma lo sai che quel tizio scrive pure? E non è neanche male!".

    Addetti ai lavori, comunque, mi dicono che oggi una vendita di 500 copie è considerata un successo per un piccolo editore.
    Non saprei.

    Ho lettori, pochi e affezionati, sparsi per la penisola (isole comprese).
    Spero e conto di migliorare in futuro ma, va da sè, non scrivo per fama o ricchezza ma per bisogno d'animo.

    Concordo sulla pubblicità illusoria che accompagna il POD.
    Mi pare fin troppo ovvio che avere un libro pubblicato con ilmiolibro non garantisca neanche due copie vendute; nel caso del libro di cui sto parlando neanche il fatto di essere finito tra le 200 opere selezionate nella prima fase di ilmioesordio.it ha portato vendita aggiuntiva.
    Mi sembra anche ovvio, tuttavia, che moltissime piccole case editrici non abbiano risorse per spingere i propri titoli e puntino a pubblicare molti titoli pensando di guadagnare sulla autopromozione dei propri autori e poco più.
    Credo sbaglino e credo non siano destinate a lunga vita (ma questo è un altro discorso).

    I punti che mi preme riassumere e ribadire, sapendo di non poter essere esaustivo e di non poter esprimere moltissimi concetti a cui terrei, sono i tre seguenti:

    1. Si può pubblicare con il PrintOnDemand senza spendere un soldo (e lo stesso può succedere con una pubblicazione di eBook).

    2. Meglio un buon POD rispetto a una casa editrice che non ti spinge e non ti distribuisce e, ovviamente, meglio infinitamente rispetto a una "casa editrice" a pagamento (che, deve essere sempre molto chiaro, è cosa completamente diversa dal Print On Demand).

    3. L'eBook, con tutta la calma che c'è in un mercato in crisi, è destinato a rivoluzionare il mercato dei libri come internet o youtube hanno rivoluzionato il mondo della musica. Resisteranno pochi piccoli Editori non specializzati e a condizioni particolari: autopubblicarsi vuoldire, anche, partecipare ad un nuovo mercato privo quasi del tutto di intermediazione.

    Il tutto detto con la migliore cortesia e garbo possibili e con la gioia di poter partecipare a tanto interessanti conversazioni, delle quali sempre ringrazio.
    Marco Valenti

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    1. P.S.: il mio bilancio finanziario, riguardo i quattro libri che ho fin qui pubblicato, ha un saldo positivo. Non è un saldo significativo ma è positivo.
      Un sorriso.

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    2. Caro Marco,
      innanzitutto grazie per le informazioni che ci dai sulla tua esperienza con Ilmiolibro, davvero interessanti e utili.

      Poi, sono abbastanza d'accordo con tutti i punti che elenchi, ma vorrei fare una precisazione, tu dici: "Meglio un buon POD rispetto a una casa editrice che non ti spinge e non ti distribuisce", in parte sono d'accordo, perché un POD non si prende i diritti sul tuo testo, e una piccola casa editrice che non ti promuove e non ti distribuisce si prende anche i diritti della tua opera per tot anni, e questo a parità di ininfluenza di promozione è chiaramente a vantaggio del POD.

      Tuttavia c'è un importante distinguo da fare, alcune piccole case editrici, che hanno forza di promozione e distributiva minima, hanno però un vantaggio importante da rilevare, e cioè godono di prestigio e stima nell'ambiente editoriale, perché fanno scelte di qualità, e questo significa spesso che anche se i loro autori vendono poco, sono osservati dagli addetti ai lavori e da editori maggiori, che non di rado vanno a pescare e pubblicare i loro lavori successivi.

      Quindi, un autore che studia bene le piccole case editrici stimate, si mette in ascolto e interagisce sui forum e sui siti letterari, partecipa ai dibattiti, si relaziona con altri scrittori e addetti ai lavori seri, va alle fiere del libro, crea sinergie basate su affinità e senso critico, insomma se si dà da fare anche partendo da zero, se i suoi testi valgono, può riuscire a pubblicare con un editore che sarà anche piccolo, ma sarà un passo autentico nel mondo editoriale, e non solo un vicolo cieco venduto a caro prezzo da un editore a pagamento o un proprio investimento economico difficilmente significativo a livello editoriale, come il POD (tu sei molto fortunato e/o bravo ad aver raggiunto l'obbiettivo di un saldo economico positivo, ma immagino che il tuo scopo, come per tutti, sia quello di raggiungere quanti più lettori possibile, e non evitare di andarci in perdita).

      Questo per dire che esiste anche questa via, che viene spesso tralasciata quando si analizzano le possibilità di pubblicazione per un esordiente, forse perché più lunga, faticosa, e perché necessita di grande tenacia e forza di volontà.
      Naturalmente un po' di fortuna ci vuole sempre, ma sono convinta che a chi lavora sodo di fortuna ne serva meno.

      Grazie ancora per aver condiviso con noi le tue informazioni e riflessioni.
      Carolina Cutolo

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  91. Sono capitata qui perché cercavo informazioni su You can Print e ho letto tutti i vostri post.

    L'articolo di Carolina è interessante e offre spunti di riflessione, ma la considerazione n.3 "Pubblicare a pagamento è un privilegio riservato a chi può permettersi di pagare" mi lascia perplessa.

    Infatti credo che purtroppo nelle librerie si trovino in vendita romanzi pubblicati esclusivamente perché "tizio è amico di caio" o semplicemente perché lo scrittore in questione è appena uscito da un programma demenziale in televisione, o perché ha scritto qualcosa di buono in passato e adesso pubblica ogni qualsiasi cosa gli viene in mente. Poi leggendolo scopri che è sempre la solita storia letta e riletta senza nessuna originalità, e che il problema forse sta nel lettore che continua a comprare lo stesso perché ormai è una garanzia.

    Ci sono libri best seller che sono delle autentiche ciofeche, tipo Il codice da Vinci, che dopo venti pagine sei già in richiesta d'ossigeno. Ci sono trilogie che di tre libri ne è decente solo uno, o saghe infinite esaltate da filmini pseudo avventurosi e strappalacrime da narcotizzare qualsiasi persona di buon senso.

    Quindi, dopo aver spedito in lungo e il largo il mio romanzo, devo credere che il mio modo di scrivere sia penoso e sfigato, e che non avendo il papà potenzialmente amico del tal politico, io debba smettere di sognare.

    Sto ancora aspettando la scadenza di alcune case editrici che si riservano la lettura e la risposta (ma non è detto! possono anche non rispondere!) di otto, nove, dieci mesi, un anno, forse nel 2015..e poi credo proprio che mi autopubblicherò!!!!

    Alla gogna per un po', ma poi sicuramente finirò nel dimenticatoio degli scrittori narcisi e presuntuosi. Buona giornata a tutti.

    RispondiElimina
  92. Ciao "Maldimaldive",
    (è gradita la firma dei commenti con nome e cognome!)
    non sostengo che pagare per pubblicare cedendo per di più i propri diritti a un editore sia più o meno etico delle altre vie di pubblicazione (scorciatoie ingiuste, siamo d'accordo) che elenchi. Solo trovo immorale pagare un editore e cedergli pure la proprietà del proprio testo.
    Detto questo non abbiamo niente contro il print-on-demand (purché non sia accompagnato da un marketing ingannevole), e sosteniamo fortemente l'autoproduzione consapevole che è un'attività nobilissima.
    Ti auguro di ricevere presto una proposta di pubblicazione onesta e rispettosa del tuo lavoro, ma se così non sarà non ci vedo niente di male nella prospettiva di autoprodurti.
    In bocca al lupo!!!
    Carolina Cutolo

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    1. Mi chiamo Clara Bartoletti (maldimaldive) il mio libro" April Rose" non ha avuto una sola risposta. O meglio, una si. Durante una telefonata con un editore abbastanza famoso, avvenuta per caso (ha risposto lui al telefono), sono passata da aspirante scrittrice a psicoterapeuta. Quaranta minuti di accorata disperazione dell'editore in questione, che mi ha investito di tutti i problemi mondiali dell'editoria. In questo modo forse pensava di scoraggiarmi. Sicuramente nei suoi confronti, ci è riuscito alla grande. Quindi mi sono auto pubblicata con You can print. Il mio libro in formato Epub è su 29 siti, lo vende Amazon pure in Usa e in Gran Bretagna, sono su Ibooks. Magari non diventerà il nuovo Cinquantasfumature ma sono molto orgogliosa di me. E sono felice dei commenti entusiastici che mi scrivono i lettori. Questo è importante: emozionare il pubblico, fargli avere un ricordo tangibile di quanto ha letto, farlo sentire partecipe della storia. Il resto è fuffa. Grazie della tua risposta. E vediamo che succede.

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  93. Salve, avrei una domanda. Secondo voi, considerando tutto l'insieme, è meglio autopubblicare un e-book su Amazon o su Narcissus? Nel senso: con quale delle due piattaforme si hanno minori rischi (anche economici, o di frode, o di cattivo funzionamento, ecc.) e si ottiene maggiore visibilità?

    Grazie, saluti.

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    1. Ciao Stella, io ho avuto esperienza con Youcanprint e devo dire che mi trovo benissimo. Adesso è possibile avere il monitoraggio delle vendite in tempo reale e se pensi che riesco a distribuire sia il cartaceo che l'ebook in tutti gli store, credo che sia la soluzione di self-publishing più completa rispetto ad Amazon e Narcissus! Spero di averti aiutata! In bocca al lupo per i tuoi libri!

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  94. Ciao Stella,
    purtroppo, occupandoci prevalentemente di contrattualistica editoriale (che, credimi, è già un ambito vastissimo e complesso), non abbiamo sufficiente e approfondita competenza sul funzionamento concreto dei siti di print on demand, per i quali ti consiglio di cercare sui forum dedicati, dove troverai numerose testimonianze dirette di chi ha pubblicato con questo o con quel servizio, soprattutto in caso di delusione e scontento.
    Spiacente di non poterti dire di più.
    In bocca al lupo
    Carolina Cutolo

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  95. Salve a tutti mi chiamo Franco, ho letto questo articolo perché interessato ad utilizzare youcanprint per i vantaggi che può dare una AUTO PRODUZIONE.

    L'unica cosa che mi blocca nella scelta è:
    - come viene inquadrata la situazione a livello fiscale;
    - se posso vendere le copie personalmente ad amici senza emettere loro fattura;
    - Se il guadagno delle copie vendute da me possono essere intascate per intero;
    - se devo dichiarare in ambito fiscale le entrate;
    - se youcanprint al momento del pagamento ha bisogno solo della ritenuta d'acconto e poi, dal momento che non ho partita iva, dichiara lei all'erario le spese ecc ecc...

    insomma su questo youcanprint non sono molto chiari.

    Dal momento che una pubblicazione con POD significherebbe, per un autore in erba, spendere solo ciò che intende produrre è chiaro che difficilmente può assolvere oneri fiscali.

    Tra l'altro questo articolo di questo blog mi ha confuso completamente le idee in ambito editoriale, dateci uno sguardo: http://www.specchiomagico.net/autoproduzione.htm

    Dal momento che esistono editori on domand, come ad esempio thewriter, converrebbe scegliere questa soluzione piuttosto che il POD youcanprint?

    Il mio intento è auto promuovermi un lavoro. E non intendo rogne fiscali e grattacapi burocratici che rischierebbero di farmi trovare in ulteriori spese non preventivate.

    RispondiElimina
  96. Ciao Franco,
    purtroppo sulle questioni fiscali del print-on-demand non sappiamo aiutarti, qui ci occupiamo prevalentemente di contrattualistica editoriale, anche di altre questioni, come il print-on-demand, ma non al punto di saperti dare delucidazioni approfondite sulle questioni di cui chiedi lumi, mi spiace molto.
    Carolina Cutolo

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  97. Voi pensate che troverei un editore non a pagamento disposto a pubblicarmi un testo già pronto intitolato "MALEDETTI QUEI DUE CHE MI HANNO FATTO NASCERE"? Penso di no. Non avrebbe successo. O susciterebbe curiosità?

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  98. Il precedente post era mio (Pietro Melis)

    RispondiElimina
  99. Pietro,
    se il tuo lavoro vale e ti muovi bene non vedo perché no, ci sono moltissimi editori, anche piccoli, ma onesti e non a pagamento. Al massimo ti suggerirebbero di cambiare il titolo. Molti dei più bei titoli che leggi in libreria non sono degli autori, "La solitudine dei numeri primi" per esempio non è di Paolo Giordano, è dell'editor di Mondadori Antonio Franchini.
    Ma anche se il tuo lavoro valesse e non trovassi nessun editore disposto a pubblicartelo a proprie spese, se non lo pubblichi non muore nessuno, non è la fine del mondo. Pubblicare a pagamento non è editoria, è stampa spacciata per editoria (e questi pseudo-editori si prendono pure i diritti sulle opere attraverso contratti indecenti e svantaggiosissimi per gli autori), quindi agli autori non insegna niente, neanche a scrivere titoli migliori.
    Carolina Cutolo

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    Risposte
    1. L'autore non deve imparare nulla dall'editore, non certo dall'editoria che acquisisce la linfa della sua crescita. Il vostro messaggio è critico verso il print On demand ma utopistico verso i giovani scrittori. La realtà è che se vuoi evidenziarti nel mondo della letteratura, oggi, devi farlo a tue spese investendo sulle tue capacità. se sei bravo progredisci se non ti bruci da solo. Se aspetti l'editore che investa su un perfetto sconosciuto aspetti tutta la vita.
      Il print on demand è una possibilità, l'alternativa NON c'è, il resto è pura utopia o favole della nonna.

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    2. Anonimo:
      innanzitutto ti pregherei di firmarti con nome e cognome.
      Dici che l'autore non deve imparare nulla dall'editore, secondo questa frase è presuntuosa e alimenta la vanità degli autori che credono di aver già imparato tutto (come se fosse mai possibile) e nega l'importanza di lavorare bene al testo con un buon editor, che con un occhio esterno ti aiuta a evidenziale le tue debolezze e a sviluppare invece un tuo stile e a crescere narrativamente. Se non si ha l'umiltà di imparare non si va da nessuna parte.
      Per quanto riguarda invece quella che chiami utopia, non è affatto un'utopia, ma solo una strada più faticosa, più difficile, non per questo da escludere a priori liquidandola sbrigativamente come impossibile, perché non lo è.
      Conosco moltissimi autori che hanno esordito con soddisfazione con piccoli editori che non gli hanno chiesto denaro per pubblicare, editori che vengono tenuti d'occhio da editori più grandi che non di rado pubblicano i secondi libri di questi esordienti. Certo, ci vuole molta fatica, molta umiltà e molta forza di volontà, se uno vuole il piatto pronto perché non resiste a non vedere il proprio nome sulla copertina di un libro si accomodi, ma poi non si lamenti se non è cambiato niente e soprattutto non dica che non aveva alternative, perché è falso, le strade alternative di pubblicazione sono solo difficili da raggiungere e da percorrere, e questo non da un paio d'anni, da sempre. E' perfettamente normale che sia così. Accettatelo.
      Carolina Cutolo

      Elimina
  100. personalmente ritengo questa critica al prin on demand assolutamente priva di senso, soprattutto oggi dove anche le case editrici più prestigiose, spesso, chiedono contributi per la pubblicazione.
    Il print on demand NON è AFFATTO SOLO STAMPA dal momento in cui esiste l'attribuzione di un codice ISBN e la distribuzione in quasi tutte le librerie on line e, come alcuni, Youcanprint soprattutto, in molte librerie che aderiscono al loro progetto. Pubblicaziona, stampa e distribuzione. cos'altro si vorrebbe la presentazione su mediaset come la mondadori? Il print on demand è una forma di autoinvestimento per un giovane scrittore, quello scrittore che si vede sbattere le porte in faccia da una editoria rigidamente chiusa a caccia solo del prodotto vendibile e/o del nome commerciale dell'autore. Quell'editoria che mai darà ad un giovane autore la possibilità di evidenziarsi!
    Che ben vengano i print on demand!

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  101. Anonimo:
    innanzitutto ti pregherei di firmarti con nome e cognome.
    Nessuno ha detto che il print on demand sia sbagliato di per sé, la creatività, il desiderio di far girare le proprie cose e l'autoproduzione sono attività che qui sosteniamo in pieno, il punto dell'articolo è un altro: la pubblicità al limite dell'ingannevole con cui molti siti di print on demand promettono agli autori di farli accedere al mondo dell'editoria, mentre nessun editore, neanche un colosso può prometterti una cosa del genere. Quello che non ci piace sono proprio le false promesse, che approfittano del desiderio degli autori di pubblicare, desiderio a volte così eccessivo da diventare bisogno (ed è questo eccesso a renderli vulnerabili alle false promesse) perché spinto più dal narcisismo e dalla smania di fare il "colpo gobbo", come lo chiama Cavazzoni, che dal desiderio di crescere narrativamente e di essere letti e di imparare dalle critiche dei lettori.
    Una cosa è il desiderio di scrivere e autoprodursi, altro è nutrire il bisogno di pubblicare a qualunque costo come se fosse una necessità imprescindibile.
    Carolina Cutolo

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  102. E chi sei tu per giudicare le necessità imprescindibili delgi autori? e anche se fosse così chi sei tu per fare la morale? Credo che ognuno sia responsabile delle proprie scelte e, soprattutto, dei propri prodotti. ma di quali false promesse parli, ti garantiscono la commercializzazione del prodotto (on line o nelle librerie affiliate) punto e questo fanno. Cos'altro pretendi? Tu hai la necessità di sentirti umile? Beh forse non è una necessità condivisa. Parli di alternative? e quali l'eterna gavetta a qualche grosso nome? Hai mai sentito parlare di Autopromozione? hai il bisogno di essere diretta? Forse altri no, ma non si tratta di arroganza ma sicurezza e responsabilità di ciò che si propone.
    Armando De Santis

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  103. CORREGGO IL POST PRECEDENTE (perchè, qui, non si possono cancellare?): Io ho pubblicato così e sono curioso di ricevere un giudizio dai futuri lettori (spero di aver tenuto un minimo stile di sintassi, nonostante non sono nemmeno diplomato); comunque, basta vedere il mercato per notare che si vendono molti oggetti inutili (quindi, questa situazione mi sembra perfettamente in linea con il mercato: vedo persone che cambiano l'automobile ogni 3 anni, però nessuno glielo impedisce; carburante venduto a 1,7 Euro; gioielli da migliaia di Euro; giochi per cani di plastica che nemmeno i cani li prendono in bocca, a causa del materiale di cui sono composti, vestiti di poliestere ecc,ecc...): io ci ho provato e spero che mi vada bene (e che i lettori siano soddisfatti della mia esperienza)... allego il link del testo di cui sto scrivendo (fare "copia e "incolla" del link, per vedere la pagina web) -> http://www.facebook.com/pages/%E9%81%93%E5%BE%B7%E7%BB%8F-Daodejing-Tao-Te-Ching-%E6%B1%89%E5%AD%97-American-English-Italiano/226219800771265

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  104. Scusate se divago un attimo, pur restando in tema, ma ho un dubbio che mi assilla. Cosa succede quando è un editore ad avvalersi del pod? E' legale se l'autore non viene informato?
    Nel senso che ci sono CE che usano il POD, quindi non possono ritenersi realtà editoriali, ma nei loro contratti e nei loro siti questo particolare viene completamente omesso.Quindi l'autore pensa comunque di avere a che fare con un editore, uno gretto di quelli che ti fanno pagare i servizi, ovvio. Cosa può fare, a livello legale e per tutelarsi, una volta scoperto il tranello? Insomma, se il concetto fosse stato chiaro dall'inizio, l'autore avrebbe potuto valutare e scegliere il pod che preferiva, no?
    So che è legale per gli editori, ma voglio capire se sono tenuti a informare i loro clienti. Grazie!

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  105. Anonimo,
    ti invito a firmarti con nome e cognome come da regolamento di questo blog, grazie!
    Poi, non sappiamo nulla di editori che usato il POD invece della classica tipografia, ti chiedo quindi di spiegarci meglio la faccenda e magari indicare i nomi degli editori che si avvalgono del servizio POD e dei POD che utilizzano.
    Detto questo, a rigor di logica l'editore può stampare dove vuole, anche tramite POD, l'importante è che il contratto che contrae con l'autore sia un buon contratto e che l'editore si impegni per contratto a offrire gratuitamente all'autore i servizi letterari (editing, correzione di bozze, ufficio stampa, distribuzione ecc, che un POD non fornisce se non a pagamento), a pubblicare e promuovere l'opera secondo le sue possibilità, e a pagare all'autore la cessione del diritto d'autore per tot anni, tramite royalty. Inoltre è fondamentale che l'editore mantenga tutti gli impegni contrattuali, perché in caso di inadempienza (indipendentemente da chi gli ha stampato il libro) l'autore può avvalersi della facoltà di diffida prevista dal Codice di Procedura Civile (art. 1454) per ottenere l'adempimento in breve tempo oppure per risolvere il contratto.
    Quindi, se un editore effettivamente si avvalesse di un servizio di POD per la stampa ma per tutto il resto agisse da editore e provvedesse a ottemperare a tutti gli impegni contrattuali, il problema sarebbe più che altro nella trasprenza, cioè sarebbe giusto (pur se non obbligatorio) comunicare all'autore che la stampa avviene tramite POD.
    Carolina Cutolo

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  106. Salve a tutti

    Ho letto l'interessantissimo articolo e le ulteriori risposte che avete dato. Posso esprimere la mia opinione perché come scrittore mi sono trovato... diciamo così... in tutte le diverse situazioni. Ho pubblicato più di dieci anni fa con un "editore" che ha chiesto soldi come spesso fanno molti micro "editori". Sono riuscito a rientrarci delle spese perché fortunatamente le vendite sono state buone anche se purtroppo la distribuzione e la promozione del libro praticamente non è esistita. Dopo qualche altro anno ho pubblicato con un editore che mi ha chiesto esclusivamente il pagamento del codice isbn, il libro ha avuto distribuzione è sui maggiori distributori italiani anche on line, ma tuttavia l'impegno dell'editrice in tutto il resto è stato pessimo. Ho avuto possibilità progettuali anche con grandi editrici italiane, ma quello non è il punto di arrivo. Se non hai un nome e se non riesci a sfondare anche un grande editore fa perdere il tuo libro nei meandri dei cataloghi e non stampa più copie di un micro editore.
    Onestamente per come ho conosciuto l'editoria da ogni lato negli ultimi quindici anni non denigrerei molto il print on demand, anche perché l'articolo contiene alcune cose non proprio corrette. E' chiaro che all'autore con il POD (che hanno però servizi un po' diversi l'uno dall'altro) resta constantemente impegnato su tutti i fronti per promuovere la sua opera, ma alla fine è ciò che si fa con chiunque si pubblica almeno di non convergere nei 3 principali colossi dell'editoria Italiana che propongono all'autore una firma di contratto con un loro serio impegno a scommettere seriamente sull'opera, ma li conosco di persona anche di dirigenti dell'editoria al più alto livello, con un nome nuovo nessuno lo fa è garantito. E' chiaro che l'obiettivo comunque di ogni scrittore è quello di curarsi di saper scrivere bene e di migliorare sempre di più.
    Un saluto a tutti
    Alessio

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  107. Ciao Alessio,
    grazie per averci raccontato la tua esperienza. Chiarisco che noi non siamo contrari al POD, anzi siamo assolutamente favorevoli all'autoproduzione che come abbiamo ribadito a più riprese su questo blog è una cosa nobilissima infinitamente preferibile rispetto agli editori a pagamento, quello che non ci piace è quando un servizio di POD fa promesse che non può mantenere e usa una pubblicità faziosa e al limite dell'ingannevole.
    Quindi su quello che hai scritto mi resta un dubbio, a cosa ti riferisci esattamente quando dici che il nostro articolo "contiene alcune cose non proprio corrette"? Ti sarei grata se volessi segnalarci le scorrettezze che hai ravvisato.
    Grazie
    Carolina Cutolo

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  108. Per me che scrivo poesie il POD sarà probabilmente (non sicuramente perché sto aspettando responsi da case editrici non a pagamento) l'approdo finale. Le motivazioni sono ben note a tutti, ma non sufficienti per smettere di scrivere quello che mi piace scrivere: poesia, appunto.
    Uno mi potrebbe obiettare: ma se non c'è mercato, perché vuoi pubblicare?
    Perché non credo che il mercato significhi nulla in termini culturali.
    Poi prima o poi vorrò capire perché autoprodursi un film è una cosa figa e farlo con un libro è da sfigati (o quasi)...A me sembra la stessa cosa e in entrambi i casi credo che sia una via assolutamente legittima, in alcuni casi addirittura consigliabile.
    Detto ciò, ho compreso perfettamente che non vi schierate contro i POD, ma contro le promesse non esatte. Ciò è giusto. Se firmo un contratto, devo sapere quel che firmo.
    Ilaria Mainardi

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  109. Ah, per dovere di cronaca, secondo me You can print è il miglior Pod italiano, per servizi e distribuzione. Parere personalissimo, naturalmente. Ilaria Mainardi

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  110. Ilaria,
    è giusto che si scriva e ci si autopubblichi senza illusioni ma perché semplicemente si ha desiderio di farlo, direi che è sacrosanto. L'autoproduzione, se non ci si illude di essere qualcosa che non si è, è uno slancio di creatività spontaneo e fondamentale, e sarebbe orrendo se, per dire, scomparisse questa spinta a scrivere indipendentemente da tutto.
    Detto questo, su Youcanprint mi permetto di dissentire, perché nell'ultimo anno ci sono arrivate diverse email di autori che lamentavano disfunzioni dei loro servizi e che ci chiedevano di aiutarli a recuperare somme spese per servizi non forniti correttamente (per esempio versioni finali dei libri che non corrispondevano a quelle approvate dagli autori col "visto si stampi", comunicazioni contraddittorie ogni volta effettuate da persone diverse dello staff Youcanprint, cose di questo genere). Quindi per questi motivi, e perché non mi piace l'approccio al limite dell'ingannevole del loro sistema pubblicitario, mi permetto di sconsigliarlo quando mi chiedono consigli su un buon POD.
    Naturalmente però mi fa piacere sapere che tu ti sia trovata bene, si vede che i loro disservizi non sono la norma ma che ogni tanto Youcanprint non funziona bene e quando succede (come nei casi che ho seguito) non si dimostrano pronti ad ammetterlo e a riparare ai loro errori.
    Carolina Cutolo

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  111. Carolina,
    non ho mai pubblicato con loro, ma mi sembra che il sito sia di ottima fattura, i servizi siano a 360 gradi per ciò che riguarda impaginazione, formato, possibilità di editing, di creazione di una copertina ecc.
    Inoltre si può acquistare anche una sola copia e il libro sarà distribuito ovunque, su internet, non solo su amazon com'è per lulu, ad esempio.
    Continuo a percepire un velo di sufficienza riguardo a chi sceglie di pubblicare così e non lo condiviso affatto. Non voglio far nomi, ma autori che pubblicano mi sembrano tutto fuorché grandi scrittori. Allora si potrebbe dire che il sistema non premia la qualità, in linea assolutamente generale, e che, in mezzo a persone valide ve ne siano altrettante che non lo sono (e altre valide non troveranno mai un editore). Mi sembra più onesto, senza piedistalli.
    p.s.: per la vostra esperienza, qual è il pod migliore?
    Ilaria Mainardi

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    Risposte
    1. Ilaria,
      sono piuttosto sorpresa, dalla sicurezza con cui ti esprimevi positivamente su Youcanprint ho dato per scontato che tu stessa avessi pubblicato con loro! Mi domando come mai ti esponi tanto nel giudizio positivo di qualcosa di cui non hai esperienza diretta, non capisco.
      Quanto al "velo di sufficienza riguardo a chi sceglie di pubblicare così" che dici di percepire, mi chiedo da quali mie parole hai dedotto una cosa del genere, visto che da sempre qui difendiamo la dignità e la nobiltà dell'autoproduzione consapevole, e anzi la consigliamo spesso a molti autori che ci scrivono per sottoporci una bozza di contratto proposta da un editore che gli chiede soldi, infinitamente meglio cioè autoprodursi e restare proprietari dei diritti sull'opera che pagare uno pseudo-editore e cedergli anche i diritti sul testo.
      Quindi dimmi da cosa deduci questo velo di sufficienza che mi attribuisci, perché non corrisponde minimamente al mio pensiero.
      Ho invece un giudizio negativo su Youcanprint, questo sì, ma come ti dicevo è dovuto all'esperienza degli autori che si sono trovati male e che ci hanno scritto chiedendoci di aiutarli a ottenere giustizia perché i servizi offerti non corrispondevano a quanto promesso. Naturalmente sono dei casi e non la totalità dell'utenza di Youcanprint (ci mancherebbe solo), ma per me sono sufficienti per sconsigliare un autore a stampare con Youcanprint, perché potrebbe trovarsi nelle stesse condizioni degli autori che si sono rivolti a noi e che lamentavano malfunzioni del servizio.
      Da quello che sappiamo lulu è uno dei POD migliori, è vero che distribuisce solo su Amazon, ma non vedo l'utilità di avere chissà quanti altri distributori magari a pagamento, che per un autore che si autoproduce è una spesa ulteriore che non comporta un ulteriore beneficio, se un libro è buono e ben lavorato prima della stampa, funziona se è promosso bene e se è facilmente reperibile, cosa che Amazon garantisce.
      Carolina Cutolo

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  112. Carolina,
    mi esprimo con sicurezza perché ho studiato approfonditamente la loro piattaforma e i servizi che offrono (nonché i prezzi), valutando, fra le altre, anche la possibilità di autoprodurre il mio libro, nel caso in cui non riceva proposte soddisfacenti da parte degli editori che ho consultato (su uno ci spero perché è davvero in gamba, ma non credo che considererà il mio piccolo lavoro). Ho fatto una valutazione comparativa con Lulu e Ilmiolibro e non c'è paragone, dal mio punto di vista: i prezzi sono più bassi e le possibilità più ampie. Però, non conoscendo le esperienze a cui accenni, non posso sapere quali siano i problemi riscontrati. Ho inoltre ordinato e ricevuto un loto libro e l'impaginazione è corretta, professionale.
    Ilaria Mainardi

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  113. Dimenticavo, la possibilità di essere ordinato il libreria non è una cosa trascurabile. Inoltre, se non ho capito male, YCP offre supporto (a pagamento) per l'impaginazione e permette di stmapare i formati editoriali un po' migliori di quelli di Lulu. Ma potrei sbagliarmi, ricordando male i preventivi on line che ho fatto tempo fa. Ilaria Mainardi

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  114. Ok Ilaria, grazie per tutte le informazioni!
    Carolina Cutolo

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  115. Tuttavia, Carolina,
    sarebbe interessante avere notizia delle esperienze positive e negative con i vari self publishing. In rete non mi pare di aver trovato molto...
    Ilaria Mainardi

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  116. Ho ricevuto una proposta di pubblicazione on demand da una piccola casa editrice. Le condizioni sono queste:

    1) marchio Edizioni xxxx con codice ISBN;
    2) Diritti di pubblicazione cartacea (a richiesta) validi per 12 mesi, dopo i quali il contratto può essere ritirato (in ogni caso nei 12 mesi io potrei pubblicare con altri editori);
    3)Quota da versare: 119 euro (+ IVA) per realizzazione file di stampa e spese deposito;
    4) Realizzazione grafica, impaginazione (ad esclusione dell'editing, correzione bozze);
    5) Nessun obbligo di acquisto copie;
    6) 40% di sconto su eventuali copie acquistate (in lotti da 50);
    7) Diritti d'autore 10% sulle copie vendute.

    C'è una riga del contratto al punto 1) che recita:" I compensi fino a 120 euro saranno erogati con copie libro dell'autore (controvalore calcolato sul prezzo di copertina"


    Che ne pensate? È un'offerta ragionevole?

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  117. Ciao Anonimo,
    ti chiediamo di firmarti con nome e cognome come da regolamento di questo blog, oppure se vuoi mantenere il riserbo puoi contattarci per email.
    Comunque, la proposta che ti hanno fatto ci sembra svantaggiosa, innanzitutto perché se cedi i diritti sul testo non si parla più di print on demand ma di editoria a pagamento, e quindi ti sconsigliamo di sborsare anche un solo euro cedendo i diritti di pubblicazione.
    Inoltre, se paghi per stampare, il 10% è una percentuale troppo bassa, quando paghi un pod per un servizio di stampa, dovresti prenderti tutto il ricavato (o quasi) delle vendite. Che poi i compensi fino a 120 euro siano liquidati in copie del libro è francamente ridicolo.
    Insomma, ci sembra una proposta non solo svantaggiosa per te, ma anche subdola, perché stiamo parlando di un editore a pagamento che si spaccia per print on demand.
    Carolina Cutolo

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    Risposte
    1. Infatti ho già deciso di non accettare. Se un lavoro merita di essere pubblicato, prima o poi qualchev editore si farà vivo con proposte serie. I miei manoscritti non temono la polvere. Buon lavoro!

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  118. Your means of explaining everything in this piece of writing is
    in fact nice, all be able to easily know it, Thanks
    a lot.

    My blog: website

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