«La scrittura esige virtù scoraggianti, sforzi, pazienza; è un'attività solitaria in cui il pubbico esiste solo come speranza».

Simone De Beauvoir, Memorie d'una ragazza perbene (trad. di Bruno Fonzi)

venerdì 25 novembre 2011

Caso del mancato pagamento

Di Simona Baldanzi


Lettera tipo di un’autrice alla casa editrice e ad altri autori della stessa casa editrice.

Oggetto: alla macchinetta del caffè

Salve a tutti,
mando questa mail collettiva forse dopo troppo tempo e per questo mi scuso, principalmente con gli altri autori, per non averli coinvolti prima. (La mando a coloro di cui ho i contatti, se altri la vogliono far girare a chi manca ne sono grata).
 
Ho molto rispetto per il lavoro di tutti. Quando ho pubblicato non mi era estraneo pensare al libro come prodotto collettivo. Non vengo quindi da una visione romantica dello scrittore, ma piuttosto dalla piena coscienza di essere un lavoratore-autore dentro ad un mercato che funziona come tutti gli altri. In questo caso c’è una casa editrice, con direttori responsabili, un editor, un ufficio stampa, una tipografia, un magazzino, una distribuzione, librerie ecc. C’è molta gente che ci lavora intorno e ho in testa tutti. Mi piace capire come e chi fa le cose, di cima in fondo. Su questo sono sempre stata attenta e curiosa.



Proprio per questa mia esperienza legata al fare piuttosto che all’essere, ho molto rispetto delle persone e del loro lavoro piuttosto che di un marchio, di una sigla, di una casa editrice. So che ci sono i grandi squali delle grandi case editrici, i loro rapporti col potere e so che ci sono i piccoli pesci che navigano a vista, che cercano di rimanere vivi e a galla. Capisco dunque le loro difficoltà. Ma il pesce piccolo può rafforzarsi solo se si nutre di cibo sano, se si allea con altri pesci piccoli, se combatte insieme e cerca l’unità con le sue componenti, se naviga in acque diverse dai grandi predatori, se sa seguire rotte e correnti diverse. Altrimenti per la legge terribile di natura, soccombe.

Il mio romanzo ad oggi non è ancora stato saldato. A dicembre mi è stato detto che se ne riparlava a Gennaio. A Gennaio mi è stata spostata la discussione a Febbraio, poi che si sarebbe saldato entro Marzo. Marzo finisce oggi e mi è stato detto che occorrono alcuni giorni per capire se ci sono i soldi. Prima di avere risposte ho avuto diversi rimpalli. In questa situazione quanto è disposto l’autore a impegnarsi? Chi me lo fa fare di spostarmi per l’Italia a mie spese se ancora non so quando mi pagano il romanzo? E se chiedo una copia in più, da spedire a qualcuno che può “sponsorizzarla” mi sento come se rubassi o volessi fare la furba? E se propongo una iniziativa con più autori (ci si può conoscere, unire sinergie, sostenerci a vicenda) mi devo sentire come una che non conosce i meccanismi, i momenti, i funzionamenti ecc. e non come una che comunque ha avuto un’idea? È così che si può rafforzare una casa editrice con principi che,credo siano stati detti a tutti, vicini all’autore, all’investimento sugli esordienti, alla ricerca di lingue e culture diverse, al rispetto generale per il lavoro e le idee di tutti, alla resistenza del piccolo contro il grande? Non è forse meglio uno schiaffo piuttosto che ricevere biglietto di auguri di rappresentanza stampato per Natale quando si è in difficoltà economiche e non si pagano gli autori?

Sempre per il rispetto del lavoro e delle difficoltà di tutti, perché alla fine mi dispiace di come vanno le cose, non sono intervenuta con un avvocato, ma non so quanto posso aspettare, dopo quasi un anno di ritardo. Anch’io sono una lavoratrice, ho firmato un contratto e dopo aver adempiuto con dei doveri ho anche dei diritti.

Socializzo dunque queste mie riflessioni con tutti voi e chiedo a voi autori se state vivendo le mie difficoltà, se siete anche voi “non pagati”. Purtroppo siamo distanti, sparpagliati, non ci si guarda in viso. In una fabbrica alla pausa caffè, sai quante volte ci saremmo incrociati? Questa mail è come trovarci alla macchinetta del caffè. È anche l’ora…

Vi invitiamo a firmare i commenti con nome e cognome come da regolamento di questo blog.
Redazione Scrittori in Causa.

2 commenti:

  1. Proprio in queste sere leggevo questo pezzo, tratto dall'ultimo romanzo di Emanuele Trevi, Il libro della gioia perpetua:

    "il cosiddetto mondo culturale o intellettuale dal punto di vista umano si può considerare una specie di Sahara dove le vere amicizie sono più rare delle eclissi solari e dei passaggi delle comete e nessuno mai muoverà un solo dito per te, a meno che non ci veda un profitto immediato, limitandosi a una stolida gentilezza che è solo la maschera dell'invidia, della maldicenza e della più totale indifferenza. Dove la maggior parte delle energie è consumata dal senso della propria superiorità morale, difficilmente potranno prosperare l'attenzione all'altro, il disinteresse, il rispetto dei più puri e semplici dati dell'esperienza. Si è continuamente impegnati a erigere il monumento di se stessi, e il mondo non è che la materia prima di questo monumento. Il vicino di pianerottolo potrebbe morire di fame e di sete, ma è più importante sparare giudizi, deprecare, sentirsi defraudati perché queste sono le attività che contraddistinguono le persone colte, e garantiscono la loro nobiltà d’animo."

    Chissà se Trevi sa di Scrittori in Causa e cosa ne pensa...

    Simona Baldanzi
    Scrittori in Causa

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  2. Bello il pezzo che hai riporato, Simona, e anche molto calzante a Scrittori in Causa.
    A proposito di Trevi gli ho scritto ma non ha risposto. Sono anni che non lo incontro. Se qualcuno ha contatti con lui, potrebbe informarlo?

    Alessandra Amitrano
    Scrittori in Causa

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