«La scrittura esige virtù scoraggianti, sforzi, pazienza; è un'attività solitaria in cui il pubbico esiste solo come speranza».

Simone De Beauvoir, Memorie d'una ragazza perbene (trad. di Bruno Fonzi)

venerdì 25 novembre 2011

Riflessioni di un consulente editoriale

Di Roberto Giungato
Fondatore di Libriconsigliati.it e consulente editoriale


Il panorama editoriale del nostro Paese (con le sue logiche, le sue distorsioni) è quantomeno complicato, il che non rappresenterà di certo una rivelazione, perlomeno per nessuno degli autori interessati alle dinamiche che vedono contrapposti (purtroppo) da un lato autori più o meno esordienti e dall’altro piccoli/medi editori più o meno onesti. Tralasciamo ciò che avviene per i grandi nomi dell’editoria italiana, in considerazione del fatto che altri siano gli aspetti sui quali focalizzare l’attenzione quando si ha la fortuna di aver a che fare con Einaudi o Rizzoli, Feltrinelli o Mondadori (quantomeno, in certi casi, si potrà contare sulla serietà del nostro referente, e magari ci si sarà opportunamente attrezzati affidandosi alle “cure” di un buon agente).

Guardiamo ai piccoli editori, quindi, più in generale ai cosiddetti editori indipendenti, estranei alle dinamiche dei gruppi di potere.

In linea di principio, usando un po’ d’accortezza e informandosi adeguatamente, ritengo sia possibile per un autore alle prese con la prima, vera pubblicazione evitare “tranelli” e clausole sin troppo vincolanti; ma è altrettanto vero che non di rado mi accade di ascoltare storie che testimoniano l’esatto opposto.

La prima regola, a mio avviso, il primo suggerimento che sentirei di poter dare a ognuno è: «Tieni bene a mente che pubblicare non equivale ad acquisire lo status di scrittore». In Italia gli scrittori che possono permettersi di vivere dei propri diritti e dedicarsi completamente a quest’attività si contano sulla punta delle dita. Ben diversa appare l’ottica dei tanti (troppi, direi) autori che sfoderano il proprio “manoscritto nel cassetto” e a causa dell’inesperienza, della mancata conoscenza del settore, vanno incontro a problematiche a volte di difficile soluzione. In molti casi le nostre stesse aspirazioni, la presunzione d’aver dato vita a un’opera senza dubbio degna, di valore, ci espone all’avidità di chi sa bene come sfruttare questa debolezza.

In primo luogo, quindi, se avessi un manoscritto da proporre, cercherei di restare con i piedi ben piantati per terra: l’umiltà potrebbe salvarci, letteralmente, da sgradite sorprese. Le strade percorribili per giungere alla pubblicazione sono molte, la scelta resta senza dubbio frutto della sensibilità dei singoli e delle possibilità d’investimento in termini di tempo e denaro. L’unica certezza è rappresentata dall’inutilità dell’autopubblicazione, pratica purtroppo estremamente diffusa al giorno d’oggi anche a causa di iniziative piuttosto note che eviterò di citare (un’ulteriore pubblicità indiretta non mi pare opportuna).

In Italia ci sono ancora piccoli editori di buon gusto, e buon cuore; e ci sono editori che leggono quanto viene inviato al loro recapito, seppur profondendosi in sforzi non indifferenti. Ci sono editori che pubblicano senza richiedere alcuna forma di contributo e ci sono fonti alle quali attingere per documentarci e conoscere il nostro potenziale referente prima di intasare le caselle postali di quegli editori che non pubblicano neppure opere attinenti al nostro genere di proposta.

Compiuto questo primo passo, qualora non si sia ricevuto alcun riscontro positivo, consiglierei di tenere in buona considerazione il lavoro di agenzie letterarie e consulenti editoriali. Come già evidenziato in altri interventi che ho potuto leggere su questo spazio, il lavoro di un agente è orientato, per ovvie ragioni, al raggiungimento di obiettivi tangibili, tangibili sia per l’autore che per l’agente stesso.

Anche qui, comunque, è necessaria una certa cautela: agenzie, case editrici sono pur sempre attività economiche, e in quanto tali orientate alla ricerca del profitto. Personalmente non pagherei 300-500 euro per ricevere una scheda di valutazione editoriale da parte di un agente di fama, se non avessi ricevuto alcuna risposta da parte dei piccoli/medi editori contattati in un primo momento: il romanzo di un autore esordiente, nel 99% dei casi, non è appetibile per un grosso agente. Piuttosto che puntare su un cavallo discreto, del quale nessuno sa ancora nulla, voi stessi non preferireste concentrarvi sulla gestione di nomi noti che garantiscono un rientro certo? Piuttosto riterrei utile confrontarmi con un agente attento alle piccole realtà, che manifesti un concreto interesse per il nostro lavoro e possa garantire la rappresentanza presso editori di qualità e non prometta di “far miracoli” ostentando contatti primari con i nomi noti dell’editoria industriale.

In conclusione, i passi da compiere e le opzioni a nostra disposizione possono ricoprire un ampio spettro di tonalità e assumere sfumature, connotazioni da valutare caso per caso. L’importante è valutare il proprio e l’altrui lavoro con un po’ d’accortezza e, magari, con la consulenza di un professionista che mostri di possedere innanzitutto il requisito indispensabile d’una ferrea onestà intellettuale.

Roberto Giungato
Fondatore di Libriconsigliati.it e consulente editoriale


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3 commenti:

  1. il post qui proposto è ottimo, e pieno di buon senso. ma io mi chiedo, per esperienze che mi rendono più cauto: e se uno scrive poesie, se scrive racconti e non romanzi? generi che vengono di norma considerati non appetibili per il mercato? mi conviene andare da un agente se scrivo poesie o racconti? mi conviene, anche se magari scrivo bene ma il respiro del romanzo non mi appartiene?
    o rivolgermi anche a un onesto piccolo editore che (a me è successo in alcuni casi) mi chiederà al 90% comunque un contributo spese in previsione del fatto che il libro di poesie non verrà comprato? o ben sapendo che proprio perchè piccolo mi potrà affrire una distribuzione irrisoria e che in linea di massima, con un pò di impegno, posso garantirmi anche io autoproducendo il mio libro e distribuendolo per fatti miei?
    lo so che sembro affrontare un settore quantomeno di nicchia, perlomeno in un sito in cui la maggior parte degli interventi provengono da scrittori di romanzi, però, se parliamo di manoscritti nei cassetti, così come di truffe editoriali, non credo ci siano vere differenze, in quanto i due tipi di dilettanti (in poesia e in prosa) si equivalgono. almeno come numero. e casomai lo scrittore in prosa a qualche chance in più di recuperare e farcela sul mercato. per chi scrive poesia non c'è quasi futuro, se non appunto, negli spazi di nicchia o affrontando quell'altro enorme mondo della truffa che è quello dei concorsi!

    Antonio Lillo
    http://toniorasputin.blogspot.com/

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  2. Caro Antonio,

    le questioni da te sollevate meriterebbero un approfondimento puntuale. Indubbiamente, pubblicare poesia e pubblicare bene è quantomeno arduo per un autore esordiente. Nella maggior parte dei casi (a meno che alla base non vi sia un'operazione di marketing efficace), l'editore sa che non venderà copie a sufficienza. Spesso, quindi, la richiesta di un contributo alla pubblicazione viene vista come l'unica via d'uscita.
    Una raccolta di racconti? Beh, in questo caso l'interesse può essere senz'altro maggiore, e conosco piccoli editori di qualità che pubblicano pur conoscendo i rischi ai quali vanno incontro.
    I fattori da tenere in considerazione sono molteplici, non ultima la capacità di autopromozione dell'autore in oggetto.

    Roberto Giungato
    www.libriconsigliati.it

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  3. Caro Roberto, osservazioni molto corrette e piene di buon senso le tue. In effetti, senza un agente, è ben difficile avventurarsi nel ginepraio degli editori (grandi o piccoli che siano). Il problema però sorge quando si tratta di trovare un agente. I più "seri", cioè i più accreditati, nemmeno rispondono e posso dirti che non rispondono nemmeno se gli si propone un autore di grande nome e già pubblicato dai grandi editori. Probabilmente perché morto. Eppure a volte si tratta per gli eredi di tutelare le opere che loro ormai appartengono da edizioni pirata o fatte dopo la scadenza dei diritti.
    Resta la babele di centinaia di agenti letterari spesso improvvisati o che nascondono dietro questa etichetta furbe operazioni di sfruttamento dei malcapitati, a cui chiedono appunto denaro in cambio di schede di lettura, editing ecc. Nulla a che vedere con agenti letterari. Dunque, chi non è addentro tutto questo, facilmente capita in queste grinfie. Tal quale come con gli editori a pagamento.

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