Le attività del Fondo PSMSAD (Pittori, Scultori, Musicisti, Scrittori e Autori Drammatici), gestito precedentemente dall'Enpals e ora trasferito alla gestione dell'INPS, consistono in riconoscimenti, sostegni e incentivi per lo svolgimento dell’attività artistica professionale e in provvidenze economiche a sostegno di eccezionali stati di necessità degli iscritti.
Si tratta di un'importante opportunità di cui pochi sono a conoscenza e che va invece diffusa il più possibile perché questi fondi destinati agli scrittori non restino inutilizzati ma vengano investiti per sostenere gli scrittori e le loro attività e manifestazioni legate alla scrittura.
Per uno studio più approfondito del bando vi rimandiamo alla relativa pagina sul sito dell'INPS, qui di seguito intanto alcune informazioni di base per capire come funziona.
ISCRIZIONE
L’iscrizione al Fondo PSMSAD non è automatica, pertanto per accedere e poter fare richiesta dei finanziamenti bisogna presentare domanda di iscrizione attraverso il modulo disponibile on line sul sito dell'INPS. Per iscriversi è necessario essere cittadini italiani o cittadini di Stati appartenenti all’Unione Europea che esercitino in forma prevalente e con continuità le attività scrittore.
L’iscrizione al Fondo ha validità annuale, il costo è di 60 euro di iscrizione una tatum + 60 euro di quota associativa annuale.
RICHIESTA FINANZIAMENTO
Per presentare richiesta di finanziamento è necessario essere iscritti al Fondo PSMSAD da almeno 6 mesi ed essere in regola con il pagamento dei contributi annuali. I moduli per presentare richiesta di finanziamento si trovano sempre sul sito dell'INPS.
Le prestazioni che possono essere richieste sono:
a) contributo e/o patrocinio a manifestazioni;
b) premi di incoraggiamento o operosità; provvidenze economiche;
d) contributo per promuovere manifestazioni artistiche interdisciplinari;
e) contributo e/o patrocinio realizzazione attività editoriale.
Tutte le altre informazioni (dove indirizzare le richieste, documenti da allegare, tempistiche, limiti economici, ecc), si trovano sempre sul sito dell'INPS.
venerdì 9 settembre 2016
martedì 26 luglio 2016
Pubblicare non è un diritto
Editoriale di Carolina Cutolo per Mangialibri:
"In quasi sette anni di consulenze legali per il blog Scrittori in causa, lo scoglio più difficile con cui mi sono scontrata non sono gli editori cialtroni o mascalzoni. Con loro è abbastanza facile destreggiarsi: i primi non sanno neanche stilare contratti a norma di legge e mi regalano spesso chicche di rara idiozia grazie alle quali metterli con le spalle al muro; i secondi invece sono guidati da una presunzione e da una spocchia tali da renderli del tutto impreparati di fronte a un autore che ha alle spalle qualcuno che conosce bene la legge sul diritto d’autore e il Codice Civile in materia di contratti.
No. La principale difficoltà che incontro nell’assistere gli autori sono gli autori stessi. Ecco solo alcuni dei motivi...".
Continua a leggere su Mangialibri:
"In quasi sette anni di consulenze legali per il blog Scrittori in causa, lo scoglio più difficile con cui mi sono scontrata non sono gli editori cialtroni o mascalzoni. Con loro è abbastanza facile destreggiarsi: i primi non sanno neanche stilare contratti a norma di legge e mi regalano spesso chicche di rara idiozia grazie alle quali metterli con le spalle al muro; i secondi invece sono guidati da una presunzione e da una spocchia tali da renderli del tutto impreparati di fronte a un autore che ha alle spalle qualcuno che conosce bene la legge sul diritto d’autore e il Codice Civile in materia di contratti.
No. La principale difficoltà che incontro nell’assistere gli autori sono gli autori stessi. Ecco solo alcuni dei motivi...".
Continua a leggere su Mangialibri:
mercoledì 14 ottobre 2015
Il canto del cigno dell'editoria a pagamento
Finalmente, dopo anni di
informazione e di battaglie all’editoria a pagamento, sta cominciando a passare
il concetto che un editore che chiede soldi agli autori sotto qualunque forma,
accaparrandosi al contempo i diritti sulle opere, non solo agisce in contrasto
con la legge sul diritto d’autore (vedi art. 118 legge 633/1941), non solo propone
agli autori accordi contrattuali contrari al minimo buonsenso, ma è anche
sinonimo di danno, per l’autore e per il suo lavoro.
Giungiamo a questa conclusione per due motivi.
Il primo è che sempre più autori ci contattano non più a contratto firmato e contenzioso in corso, ma già fin dalla presentazione di bozze di contratto che contengono passaggi dubbi, clausole sospette, accordi che per gli autori sembrano significare che l’editore sta mettendo il rischio imprenditoriale sulle loro spalle, dunque ci scrivono chiedendoci conferma o smentita di tutto ciò. Questa nuova consapevolezza e prudenza degli autori, questi sacrosanti dubbi, confrontati con la massiccia e compulsiva tendenza a firmare qualunque tipo di contratto e a spendere qualunque tipo di cifra pur di vedersi pubblicati, ci rinfrancano e ci fanno augurare che sia solo l’inizio di un processo che vedrà un giorno tornare l’editoria a pagamento a quella nicchia minuscola che è sempre esistita, e che oggi funge da patetico alibi a questi cialtroni: “Anche i grandi scrittori hanno pubblicato a pagamento, Moravia, Svevo, Proust, Moccia: credi di essere migliore di loro?”.
Il secondo motivo che ci fa pensare che stia cominciando una fase di declino dell’editoria a pagamento, è la recente sofisticazione di molti di questi pseudo-editori nell’inventare formule sempre nuove e sempre più subdole per aggirare autori che evidentemente non ci cascano più con la facilità di prima. Per esempio, non di rado ultimamente ci capita di essere contattati da autori che ci dicono: un editore NON a pagamento mi ha sottoposto questo contratto ma non mi convince, voi cosa ne pensate? Noi leggiamo il contratto, ci troviamo clausole che di fatto mettono il rischio d’impresa sulle spalle degli autori (impegno all’acquisto di copie, pagamento delle royalty solo dopo tot copie vendute, ecc), andiamo sul sito dell’editore e troviamo in bella mostra nella home page frasi come: non siamo editori a pagamento.
Come cantava Corrado Guzzanti: “So’ boni tutti a mettece ‘na scritta, so' bono pure io”.
Giungiamo a questa conclusione per due motivi.
Il primo è che sempre più autori ci contattano non più a contratto firmato e contenzioso in corso, ma già fin dalla presentazione di bozze di contratto che contengono passaggi dubbi, clausole sospette, accordi che per gli autori sembrano significare che l’editore sta mettendo il rischio imprenditoriale sulle loro spalle, dunque ci scrivono chiedendoci conferma o smentita di tutto ciò. Questa nuova consapevolezza e prudenza degli autori, questi sacrosanti dubbi, confrontati con la massiccia e compulsiva tendenza a firmare qualunque tipo di contratto e a spendere qualunque tipo di cifra pur di vedersi pubblicati, ci rinfrancano e ci fanno augurare che sia solo l’inizio di un processo che vedrà un giorno tornare l’editoria a pagamento a quella nicchia minuscola che è sempre esistita, e che oggi funge da patetico alibi a questi cialtroni: “Anche i grandi scrittori hanno pubblicato a pagamento, Moravia, Svevo, Proust, Moccia: credi di essere migliore di loro?”.
Il secondo motivo che ci fa pensare che stia cominciando una fase di declino dell’editoria a pagamento, è la recente sofisticazione di molti di questi pseudo-editori nell’inventare formule sempre nuove e sempre più subdole per aggirare autori che evidentemente non ci cascano più con la facilità di prima. Per esempio, non di rado ultimamente ci capita di essere contattati da autori che ci dicono: un editore NON a pagamento mi ha sottoposto questo contratto ma non mi convince, voi cosa ne pensate? Noi leggiamo il contratto, ci troviamo clausole che di fatto mettono il rischio d’impresa sulle spalle degli autori (impegno all’acquisto di copie, pagamento delle royalty solo dopo tot copie vendute, ecc), andiamo sul sito dell’editore e troviamo in bella mostra nella home page frasi come: non siamo editori a pagamento.
Come cantava Corrado Guzzanti: “So’ boni tutti a mettece ‘na scritta, so' bono pure io”.
Per comprendere meglio in che forme ridicole e disperate sono capaci di esprimersi editori a pagamento che cominciano a percepire l’inizio della fine, racconteremo oggi l’esperienza diretta di un autore che ci ha raccontato la sua storia e ci ha autorizzati a utilizzarla per mettere in guardia altri autori da questo tipo di trappola, nella quale ultimamente ci siamo imbattuti talmente spesso che riteniamo utile e rappresentativo raccontarla.
mercoledì 10 giugno 2015
OccuPAY - La verità non è diffamazione
La verità non è diffamazione
Durante le recenti proteste pubbliche per i mancati pagamenti dei compensi da parte di alcuni editori, non solo gruppi di dipendenti e collaboratori ma anche singoli lavoratori dell’editoria hanno deciso di esporsi a titolo personale dichiarando pubblicamente quali compensi non gli fossero stati liquidati, da quali editori e da quanto tempo. Altri hanno preferito tacere, del tutto legittimamente, perché si tratta di una scelta individuale che dipende da molti fattori (per esempio nel caso di un contenzioso legale in corso si può preferire non inasprire ulteriormente i rapporti in attesa dell’esito di eventuali trattative).
Ma quando per molti editori il ritardo nei pagamenti diventa una modalità di sopravvivenza mettendo sistematicamente il rischio d’impresa sulle spalle di dipendenti e collaboratori (una realtà tutt’altro che marginale che sta finalmente emergendo) dichiarare pubblicamente il nome dell’editore insolvente può essere non solo più incisivo dell’ennesimo inascoltato sollecito di pagamento, ma anche un’azione significativa utile a informare e mettere in guardia altri potenziali dipendenti e collaboratori perché non si fidino di un editore cronicamente insolvente, ed evitino dunque di lavorare per lui se può considerarsi improbabile venire pagati entro i termini stabiliti dal contratto.
Diventa quindi particolarmente cruciale in questo momento una questione che per moltissimi è ancora un dilemma: posso dire pubblicamente che il mio editore non mi paga senza rischiare di essere querelato per diffamazione?
Continua a leggere su OccuPAY
Durante le recenti proteste pubbliche per i mancati pagamenti dei compensi da parte di alcuni editori, non solo gruppi di dipendenti e collaboratori ma anche singoli lavoratori dell’editoria hanno deciso di esporsi a titolo personale dichiarando pubblicamente quali compensi non gli fossero stati liquidati, da quali editori e da quanto tempo. Altri hanno preferito tacere, del tutto legittimamente, perché si tratta di una scelta individuale che dipende da molti fattori (per esempio nel caso di un contenzioso legale in corso si può preferire non inasprire ulteriormente i rapporti in attesa dell’esito di eventuali trattative).
Ma quando per molti editori il ritardo nei pagamenti diventa una modalità di sopravvivenza mettendo sistematicamente il rischio d’impresa sulle spalle di dipendenti e collaboratori (una realtà tutt’altro che marginale che sta finalmente emergendo) dichiarare pubblicamente il nome dell’editore insolvente può essere non solo più incisivo dell’ennesimo inascoltato sollecito di pagamento, ma anche un’azione significativa utile a informare e mettere in guardia altri potenziali dipendenti e collaboratori perché non si fidino di un editore cronicamente insolvente, ed evitino dunque di lavorare per lui se può considerarsi improbabile venire pagati entro i termini stabiliti dal contratto.
Diventa quindi particolarmente cruciale in questo momento una questione che per moltissimi è ancora un dilemma: posso dire pubblicamente che il mio editore non mi paga senza rischiare di essere querelato per diffamazione?
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sabato 14 marzo 2015
Niente consulenze su proposte di pubblicazione a spese degli autori
Il numero di richieste di consulenza che riceviamo su bozze di contratto che contemplano un contributo economico da parte dell'autore è ancora, a nostro avviso, allarmante.
Non smette di sorprenderci che, pur con tutta l'informazione disponibile in rete, un autore oggi possa ancora considerare normale cedere i diritti su una propria opera a un editore e al tempo stesso pagarlo, svalutare cioè se stesso e il proprio lavoro fino a questo punto.
Oltretutto - non ci stancheremo mai di ricordarlo - la Legge sul Diritto d'Autore (633/1941) stabilisce che le spese di pubblicazione siano da sostenere interamente da parte dell'editore, e che la parte dell'autore nell'accordo consista esclusivamente nel cedere i diritti sulle proprie opere. L'art. 118 infatti definisce così il contratto di edizione:
Come sapete, tutte le persone che lavorano allo sportello legale di Scrittori in Causa, me compresa, lo fanno a titolo completamente gratuito e nel proprio tempo libero. Questo significa che è importante ottimizzare le nostre energie e il nostro tempo investendoli dove davvero il nostro aiuto può fare la differenza.
Riteniamo che un editore capace di aggirare la legge sul diritto d'autore (facendosi cedere i diritti sulle opere e facendosi anche pagare dagli autori) come se fosse una cosa normale, sia un interlocutore professionale scorretto (perché agisce in contrasto con la Legge sul Diritto d'Autore) e inaffidabile (perché se vìola la LDA chissà di cos'altro è capace), dal quale perciò invitiamo tutti gli autori a diffidare a priori.
Quindi, per non sprecare né il nostro tempo né il vostro, NON facciamo consulenze su bozze di contratto che contemplano una spesa per l'autore sotto qualunque forma, che si tratti del classico contributo alle spese di pubblicazione o della forma più subdola dell'impegno contrattuale all'acquisto di copie, né altre analoghe modalità.
Ma le bozze di contratto che non contemplano spese per gli autori non per questo sono invece da accettare e firmare ad occhi chiusi, senza essere discusse, ma anzi possono contenere trappole e svantaggi notevoli per gli autori pur non contemplando richieste di denaro.
Quindi, se un editore vi sottopone una bozza di contratto in cui non vi chiede denaro sotto nessuna forma, scriveteci: vi assisteremo gratuitamente nella trattativa prima della firma per aiutarvi a migliorare il più possibile a vostro favore e a vostra tutela il contratto di edizione prima di firmarlo, oppure vi sconsiglieremo di firmare se l'editore renderà impossibile il raggiungimento di un accordo onesto e dignitoso.
Grazie per l'attenzione
Carolina Cutolo
Non smette di sorprenderci che, pur con tutta l'informazione disponibile in rete, un autore oggi possa ancora considerare normale cedere i diritti su una propria opera a un editore e al tempo stesso pagarlo, svalutare cioè se stesso e il proprio lavoro fino a questo punto.
Oltretutto - non ci stancheremo mai di ricordarlo - la Legge sul Diritto d'Autore (633/1941) stabilisce che le spese di pubblicazione siano da sostenere interamente da parte dell'editore, e che la parte dell'autore nell'accordo consista esclusivamente nel cedere i diritti sulle proprie opere. L'art. 118 infatti definisce così il contratto di edizione:
«Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore
l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe,
PER CONTO E A SPESE DELL'EDITORE STESSO,
l'opera dell'ingegno».
Come sapete, tutte le persone che lavorano allo sportello legale di Scrittori in Causa, me compresa, lo fanno a titolo completamente gratuito e nel proprio tempo libero. Questo significa che è importante ottimizzare le nostre energie e il nostro tempo investendoli dove davvero il nostro aiuto può fare la differenza.
Riteniamo che un editore capace di aggirare la legge sul diritto d'autore (facendosi cedere i diritti sulle opere e facendosi anche pagare dagli autori) come se fosse una cosa normale, sia un interlocutore professionale scorretto (perché agisce in contrasto con la Legge sul Diritto d'Autore) e inaffidabile (perché se vìola la LDA chissà di cos'altro è capace), dal quale perciò invitiamo tutti gli autori a diffidare a priori.
Quindi, per non sprecare né il nostro tempo né il vostro, NON facciamo consulenze su bozze di contratto che contemplano una spesa per l'autore sotto qualunque forma, che si tratti del classico contributo alle spese di pubblicazione o della forma più subdola dell'impegno contrattuale all'acquisto di copie, né altre analoghe modalità.
Ma le bozze di contratto che non contemplano spese per gli autori non per questo sono invece da accettare e firmare ad occhi chiusi, senza essere discusse, ma anzi possono contenere trappole e svantaggi notevoli per gli autori pur non contemplando richieste di denaro.
Quindi, se un editore vi sottopone una bozza di contratto in cui non vi chiede denaro sotto nessuna forma, scriveteci: vi assisteremo gratuitamente nella trattativa prima della firma per aiutarvi a migliorare il più possibile a vostro favore e a vostra tutela il contratto di edizione prima di firmarlo, oppure vi sconsiglieremo di firmare se l'editore renderà impossibile il raggiungimento di un accordo onesto e dignitoso.
Grazie per l'attenzione
Carolina Cutolo
venerdì 12 dicembre 2014
Riattivazione sportello legale
Sono lieta di annunciare che da oggi è di nuovo attivo il
servizio gratuito di consulenze e assistenza legale di Scrittori in Causa.
Di questa bellissima notizia ringrazio la disponibilità e la
generosità di Manuela Piemonte (laureata in Lingue con anni di esperienza
presso l’ufficio diritti di una grande casa editrice), dell'avv. Fiamma Giuliani e dell’avv. Federico
Mastrolilli, che hanno messo a
disposizione le loro competenze e il loro tempo gratuitamente per dare
continuità al mio lavoro e perché Scrittori in Causa possa riprendere un
servizio così utile e importante per chi non può permettersi le salate parcelle
di un avvocato.
Questa la divisione dei compiti:
Carolina Cutolo –
coordinazione, supervisione, consulenze;
Manuela Piemonte –
consulenze su bozze di contratto e assistenza sulla
trattativa con l’editore prima della firma;
Avv. Fiamma Giuliani - Avv. Federico
Mastrolilli – consulenze su bozze di contratto, su contratti già firmati e su eventuali
contenziosi con gli editori.
Le consulenze sono gratuite.
Le donazioni sono e devono essere considerate svincolate dalle consulenze.
Fare una donazione a Scrittori in Causa significa aiutarci a sostenere il progetto e lo sportello legale.
Le donazioni sono e devono essere considerate svincolate dalle consulenze.
Fare una donazione a Scrittori in Causa significa aiutarci a sostenere il progetto e lo sportello legale.
A tutte le richieste di consulenza e assistenza legale che
perverranno all’indirizzo scrittorincausa@gmail.com a partire da oggi, garantiamo
una risposta, ma vista la mole e la frequenza con cui le richieste ci arrivano, è probabile che trascorra qualche giorno dal momento della
vostra richiesta senza che riceviate risposta, abbiate fiducia e sappiate che
stiamo procedendo secondo l’ordine con cui le richieste ci arrivano, e che vi
risponderemo non appena possibile.
Ringrazio personalmente Manuela Piemonte, Fiamma Giuliani e
Federico Mastrolilli per aver messo a disposizione gratuitamente il loro tempo
e le loro competenze per continuare a far vivere questo progetto. È veramente
rinfrancante sapere che ci sono persone che vogliono dedicarsi gratuitamente a una
causa che credono giusta, attraverso un servizio realmente utile come quello di
assistere legalmente chi non può permettersi un avvocato.
E rinnovo l’invito a quanti abbiano le giuste competenze e desiderino,
come Manuela Piemonte, Fiamma Giuliani e Federico Mastrolilli, far parte del team di Scrittori
in Causa e dedicare un po’ del loro tempo come volontari per lo sportello
legale, a contattarmi (carolina.cutolo@gmail.com), perché quanti più siamo a
rispondere alle richieste di consulenza, quanto meno la mole di lavoro pesa sul
tempo libero di ciascuno di noi, e quanto più velocemente ed efficacemente lo
sportello legale di Scrittori in Causa funzionerà per i moltissimi autori che
si rivolgono a noi ogni giorno.
Per le consulenze potete scrivere a –
scrittorincausa@gmail.com
Per collaborare con noi – carolina.cutolo@gmail.com
Grazie a tutti
Carolina Cutolo
domenica 14 settembre 2014
Sospensione del servizio
Nel corso degli ultimi anni le richieste di assitenza legale e consulenze che arrivano ogni giorno a Scrittori in Causa sono aumentate considerevolmente, il che è confortante perché significa che sempre più autori sono consapevoli di avere dei diritti e sanno di avere qualcuno a cui rivolgersi gratuitamente invece di dover pagare un avvocato. In questi anni, non senza difficoltà avendo un lavoro part-time oltre ai lavori legati alla scrittura, ho continuato a portare avanti da sola lo sportello legale, rispondendo e assistendo tutti, nessuno escluso, in tempi brevi e talvolta brevissimi.
Ma negli ultimi mesi non solo le richieste sono ulteriormente aumentate, ma un nuovo lavoro a tempo pieno mi toglie ora anche quel tempo e quelle energie che quotidianamente fino ad oggi ero riuscita a riservare all'assistenza legale di Scrittori in Causa.
Per questi motivi devo arrendermi al fatto che la mole di richieste supera di troppo le mie forze e non sono più in grado di gestire lo sportello legale da sola, di rispondere in tempi ragionevolmente utili, di assistere quotidianamente chi si rivolge a noi come ho sempre fatto. Per questo motivo mi vedo costretta, con grandissimo rammarico, a sospendere questo servizio che da quattro anni, inizialmente insieme a Alessandra Amitrano, Simona Baldanzi e Sergio Nazzaro (co-fondatori del progetto e del sito), porto avanti con gioia e determinazione.
Ho pensato di cercare qualcuno che possa prendere il mio posto, ma mi rendo conto che è veramente difficile trovare qualcuno, competente e pratico di contratti di edizione, legge sul diritto d'autore e Codice Civile, che sia disposto a dedicare gratuitamente (almeno) mezza giornata al giorno a questo progetto di assistenza legale gratuita per gli scrittori.
Tuttavia, se qualcuno avesse le competenze richieste e desiderasse prendere il mio posto, sono disponibile ad assisterlo nella fase iniziale e a supervisionarlo poi, per garantire a chi si rivolgerà a noi la continuità e la professionalità di questo sportello legale esattamente come l'ho gestito e portato avanti io stessa fino a oggi.
Se qualcuno, una o più persone che hanno competenze, tempo e voglia di continuare a far vivere questo progetto, desidera collaborare con me perché l'assistenza di Scrittori in Causa non chiuda definitivamente, può contattarmi al mio indirizzo email (carolina.cutolo@gmail.com), sono disponibile per un ruolo di supervisione, riferimento e coordinazione di un eventuale gruppo di lavoro che garantisca la prosecuzione di questo servizio gratuito così prezioso per chi non può permettersi un avvocato e ha bisogno di assistenza nella trattativa prima della firma di un contratto o in un contenzioso con un editore che non rendiconta, non paga, non rispetta gli impegni contrattuali.
Mi scuso con tutti gli autori che ci hanno richiesto assistenza e che non hanno ancora ricevuto risposta, non era mai successo in quattro anni, se sta succedendo è solo perché davvero la mole di richieste supera di gran lunga le mie forze e non ho più la possibilità concreta di fornire assistenza legale (materia, come si può immaginare, delicatissima) con la necessaria e doverosa attenzione e dedizione.
Per collaborare con Scrittori in Causa e proporvi per rispondere alle richieste di assistenza legale e consulenza scrivetemi qui:
carolina.cutolo@gmail.com
Grazie
Carolina Cutolo
Ma negli ultimi mesi non solo le richieste sono ulteriormente aumentate, ma un nuovo lavoro a tempo pieno mi toglie ora anche quel tempo e quelle energie che quotidianamente fino ad oggi ero riuscita a riservare all'assistenza legale di Scrittori in Causa.
Per questi motivi devo arrendermi al fatto che la mole di richieste supera di troppo le mie forze e non sono più in grado di gestire lo sportello legale da sola, di rispondere in tempi ragionevolmente utili, di assistere quotidianamente chi si rivolge a noi come ho sempre fatto. Per questo motivo mi vedo costretta, con grandissimo rammarico, a sospendere questo servizio che da quattro anni, inizialmente insieme a Alessandra Amitrano, Simona Baldanzi e Sergio Nazzaro (co-fondatori del progetto e del sito), porto avanti con gioia e determinazione.
Ho pensato di cercare qualcuno che possa prendere il mio posto, ma mi rendo conto che è veramente difficile trovare qualcuno, competente e pratico di contratti di edizione, legge sul diritto d'autore e Codice Civile, che sia disposto a dedicare gratuitamente (almeno) mezza giornata al giorno a questo progetto di assistenza legale gratuita per gli scrittori.
Tuttavia, se qualcuno avesse le competenze richieste e desiderasse prendere il mio posto, sono disponibile ad assisterlo nella fase iniziale e a supervisionarlo poi, per garantire a chi si rivolgerà a noi la continuità e la professionalità di questo sportello legale esattamente come l'ho gestito e portato avanti io stessa fino a oggi.
Se qualcuno, una o più persone che hanno competenze, tempo e voglia di continuare a far vivere questo progetto, desidera collaborare con me perché l'assistenza di Scrittori in Causa non chiuda definitivamente, può contattarmi al mio indirizzo email (carolina.cutolo@gmail.com), sono disponibile per un ruolo di supervisione, riferimento e coordinazione di un eventuale gruppo di lavoro che garantisca la prosecuzione di questo servizio gratuito così prezioso per chi non può permettersi un avvocato e ha bisogno di assistenza nella trattativa prima della firma di un contratto o in un contenzioso con un editore che non rendiconta, non paga, non rispetta gli impegni contrattuali.
Mi scuso con tutti gli autori che ci hanno richiesto assistenza e che non hanno ancora ricevuto risposta, non era mai successo in quattro anni, se sta succedendo è solo perché davvero la mole di richieste supera di gran lunga le mie forze e non ho più la possibilità concreta di fornire assistenza legale (materia, come si può immaginare, delicatissima) con la necessaria e doverosa attenzione e dedizione.
Per collaborare con Scrittori in Causa e proporvi per rispondere alle richieste di assistenza legale e consulenza scrivetemi qui:
carolina.cutolo@gmail.com
Grazie
Carolina Cutolo
giovedì 20 marzo 2014
Contratti e collaborazioni tra autori e traduttori
Seguiamo da anni l'ottimo lavoro di STRADE - Sindacato Traduttori Editoriali, al quale rimandiamo con fiducia tutti gli autori e i traduttori che si mettono in contatto con noi per questioni (legali e non) riguardanti il delicatissimo lavoro di traduzione, purtroppo decisamente sottovalutato nel nostro paese, al contrario per esempio della Francia, dove i traduttori non solo vengono pagati congruamente per il difficile e cruciale lavoro che svolgono, ma dove esistono anche diverse sovvenzioni e incentivi statali per sostenere e, appunto, incentivare i lavori di traduzione editoriale.
Ebbene, siamo lieti di dare spazio a un importante progetto di STRADE, volto a sviluppare nel modo più fruttuoso e reciprocamente rispettoso i rapporti professionali tra autori e traduttori, una via alternativa al filtro dell'editore. Ultimamente, anche grazie allo sviluppo del print on demand e alle pubblicazioni digitali, l'incontro diretto tra autori e traduttori sta crescendo e sta reclamando nuove formule contrattuali e nuove modalità di collaborazione professionale.
Il documento che segue, redatto dal sindacato STRADE, dopo un'interessante introduzione alla questione, profila tre diverse modalità di collaborazione e di accordo contrattuale tra autori e traduttori.
Vi invitiamo a leggere e, in caso foste interessati a uno dei tre tipi di contratto, a contattare direttamente STRADE a questo indirizzo email: contratti@traduttoristrade.it, per avere copia del modello di contratto che più individua le vostre esigenze.
Buona lettura.
STRADE
– Sindacato Traduttori Editoriali
I
contratti stipulati direttamente con gli autori
Con il crescere della tecnologia digitale e delle possibilità di auto-pubblicazione cresce anche il numero di autori che decide di sfruttare le proprie opere personalmente, facendo a meno di un editore. Alcuni decidono di gestire in proprio tutti i diritti, altri una parte. Nel nostro paese aumentano gli scrittori che cedono a un editore i diritti per la pubblicazione in lingua italiana ma si riservano il diritto di fare tradurre la propria opera in altre lingue per venderla autonomamente sui mercati internazionali, a partire da quello anglofono.
Tutti questi scrittori hanno la necessità di cercare direttamente un traduttore, ma bisogna distinguere due casi:
1) Lo scrittore intende pubblicare e vendere direttamente la traduzione sul mercato straniero, nel qual caso dovrà far tradurre il libro per intero.
2) Lo scrittore ha comunque intenzione di cercare un editore straniero per pubblicare la traduzione della sua opera ma ritiene che, facendolo in proprio anziché tramite un editore italiano, possa ottenere maggiori guadagni o soddisfazioni. In questo caso non gli servirà la traduzione dell’intera opera ma gli sarà sufficiente chiedere al traduttore di tradurne una parte, realizzare una sinossi e una scheda di presentazione da sottoporre agli editori stranieri.
Naturalmente queste nuove prospettive aprono maggiori opportunità di lavoro per i traduttori che lavorano verso lingue a larga diffusione mondiale. Per esempio sono molti di più gli scrittori italiani che cercano traduttori verso l’inglese, il francese, lo spagnolo ecc. che non gli scrittori stranieri che cercano un traduttore italiano. Tuttavia anche questi ultimi esistono.
Tutti questi scrittori hanno la necessità di cercare direttamente un traduttore, ma bisogna distinguere due casi:
1) Lo scrittore intende pubblicare e vendere direttamente la traduzione sul mercato straniero, nel qual caso dovrà far tradurre il libro per intero.
2) Lo scrittore ha comunque intenzione di cercare un editore straniero per pubblicare la traduzione della sua opera ma ritiene che, facendolo in proprio anziché tramite un editore italiano, possa ottenere maggiori guadagni o soddisfazioni. In questo caso non gli servirà la traduzione dell’intera opera ma gli sarà sufficiente chiedere al traduttore di tradurne una parte, realizzare una sinossi e una scheda di presentazione da sottoporre agli editori stranieri.
Naturalmente queste nuove prospettive aprono maggiori opportunità di lavoro per i traduttori che lavorano verso lingue a larga diffusione mondiale. Per esempio sono molti di più gli scrittori italiani che cercano traduttori verso l’inglese, il francese, lo spagnolo ecc. che non gli scrittori stranieri che cercano un traduttore italiano. Tuttavia anche questi ultimi esistono.
giovedì 6 marzo 2014
Scrittori in Causa a Mi Manda Rai Tre
Il 25 febbraio 2014 Carolina Cutolo di Scrittori in Causa ospite della trasmissione Mi Manda Rai Tre per parlare del caso di un autore, Alfredo Maita, che ha pubblicato con un editore a pagamento (che conosciamo, la MGC Edizioni). L'autore, a due anni dalla scadenza del contratto di edizione non ha ancora ricevuto dall'editore un rendiconto di vendita (nonostante l'art. 130 della legge sul Diritto d'Autore preveda l'obbligo annuale di rendicontare il venduto agli autori), inoltre, sempre a due anni dalla scadenza del contratto, nonostante i ripetuti solleciti dell'autore, l'editore continua a vendere il libro non solo su diversi portali di vendita on line, ma anche sul proprio sito internet.
L'intervento di Scrittori in Causa è a partire dal minuto 10:40.
sabato 28 dicembre 2013
Editori a pagamento e supercazzole
L'editoria a pagamento,
che mette cioè il rischio imprenditoriale sulle spalle degli autori
accaparrandosi al contempo i diritti sulle opere (in palese contrasto
con l'art. 118 della legge sul Diritto d'Autore*), si è così diffusa
in Italia negli ultimi anni ed è stata talmente criticata, che ha
dovuto sviluppare e perfezionare tutta una serie di espedienti per
aggirare le accuse e continuare a far pagare gli autori, continuando
ad accollargli il rischio d'impresa ma cercando di nascondere la
verità, che cioè senza i soldi degli autori non pubblicherebbe
libri.
Qualunque imprenditore, in qualunque campo dell'economia, che non sia in grado di sostenere da solo il rischio d'impresa, chiuderebbe i battenti, sarebbe costretto a cambiare mestiere. Nell'editoria no, un numero spropositato di editori continua a campare sulle spalle di autori che, non conoscendo i propri diritti, continuano a pagare per vedersi pubblicati.
Qualunque imprenditore, in qualunque campo dell'economia, che non sia in grado di sostenere da solo il rischio d'impresa, chiuderebbe i battenti, sarebbe costretto a cambiare mestiere. Nell'editoria no, un numero spropositato di editori continua a campare sulle spalle di autori che, non conoscendo i propri diritti, continuano a pagare per vedersi pubblicati.
Ebbene, prima di svelarvi l'ultima novità, facciamo prima un rapido e sempre utile elenco dei modi con cui fino ad oggi gli editori a pagamento hanno giustificato e nascosto (più o meno palesemente) questa prassi condannata persino da Marco Polillo, Presidente dell'Associazione Italiana Editori:
Contributo alla pubblicazione
Il primo e più comune
espediente: l'editore solitamente lamenta le difficoltà di
pubblicare esordienti in un momento di grave crisi per l'editoria,
prosegue quindi elogiando il talento dell'autore, le sue doti
letterarie, e dichiarando la propria volontà di pubblicarlo in
quanto merita di essere letto, salvo poi chiedergli somme che
andrebbero a coprire spese quali l'editing, la correzione di bozze, i
costi tipografici, l'assegnazione del codice ISBN, la distribuzione,
l'ufficio stampa e la promozione (in pratica stando così le cose il
vero editore è l'autore), spese che l'editore non è in grado di
sostenere da solo, ma non perché si tratta di un imprenditore incapace
di ricoprire dignitosamente il suo ruolo professionale, non sia mai: la colpa è tutta della maledetta
crisi!
Condivisione del rischio imprenditoriale
Condivisione del rischio imprenditoriale
Qui l'editore usa
l'espressione "condivisione" in modo palesemente ipocrita:
fa passare infatti per reciproca solidarietà una richiesta
unilaterale di denaro, fa sentire importante l'autore dicendogli:
"diventa anche tu imprenditore, imprenditore di te stesso!",
mentre sta cercando di accollargli spese e rischi d'impresa che
dovrebbero essere sostenuti solo da lui, perché per legge (sempre
art. 118, 633/1941*) il contratto di edizione dovrebbe sancire un
accordo in cui la parte dell'autore è cedere i diritti sull'opera
per tot anni, quella dell'editore è investire il proprio denaro
sulla pubblicazione.
Impegno contrattuale all'acquisto di copie
Impegno contrattuale all'acquisto di copie
Questo stratagemma
trasforma in un attimo il rischio in certezza imprenditoriale,
ma a spese dell'autore. L'editore infatti, un imprenditore frustrato
che non accetta di non avere la sicurezza di un minimo di copie
vendute, nonostante proprio il rischio d'impresa sia connaturato al
suo ruolo professionale, pretende che l'autore si impegni per
contratto ad acquistare 100, 200, a volte anche 300 copie del proprio
libro, e a volte si pavoneggia di lasciargliele acquistare con uno
sconto del 30%, che poi è più o meno lo sconto per i librai, quindi
in sostanza semplicemente l'editore si garantisce la vendita di tot
copie solo perché è l'autore ad acquistarle.
Pagamento delle royalty solo dopo tot copie vendute
Pagamento delle royalty solo dopo tot copie vendute
Quando vi viene
sottoposta una bozza di contratto e c'è scritto che l'editore vi
corrisponderà una percentuale sul prezzo di copertina solo dopo 100, 500 o 1000 copie vendute, scappate a gambe levate. Questo infatti è
un espediente piuttosto subdolo di farvi pagare senza farvi aprire il
portafogli, ma di fatto trattenendo tutti i compensi che vi
spetterebbero prima di arrivare al numero di copie vendute stabilito
dall'editore. Inoltre questo potrebbe anche essere un modo di non
pagarvi mai, perché purtroppo (a causa di quello che forse è il più
grande buco nero del sistema editoriale) gli editori godono
dell'arbitrarietà totale nello stilare i rendiconti, perché non esiste nessuna forma accessibile di controllo delle rendicontazioni, quindi gli
basterebbe non dichiarare mai di aver venduto quel numero di copie
per non liquidarvi un euro. Ma anche se l'editore fosse corretto
nella rendicontazione, si sa che per un esordiente non è affatto
facile vendere anche solo 200 copie, quindi di fatto l'editore sta
trattenendo le uniche royalty sicure che andreste a percepire.
Arriviamo dunque all'ultima novità, al più recente perfezionamento dell'arte di nascondersi dietro a un dito di questi pseudo-editori:
La supercazzola
Arriviamo dunque all'ultima novità, al più recente perfezionamento dell'arte di nascondersi dietro a un dito di questi pseudo-editori:
La supercazzola
Ci ha contattati
recentemente un autore a cui l'editore Arduino Sacco ha sottoposto un
bozza di contratto per pubblicare la sua opera. L'autore però ci
diceva di essere piuttosto perplesso perché, in un documento a
parte, Arduino Sacco gli chiedeva, come condizione per
pubblicarlo, di versare una "quota associativa VOLONTARIA"
(maiuscolo mio, ndr). C'è già una contraddizione evidente:
l'editore pone come condizione per la pubblicazione il pagamento di
una quota associativa volontaria. Sono le parole "condizione"
e "volontaria" a fare a cazzotti.
Siamo andati sul sito dell'editore per capire meglio questa discutibile prassi e rilevare se sia quantomeno trasparente, se cioè sia segnalato agli autori che inviano manoscritti che per essere pubblicati dovranno pagare questa quota, e abbiamo trovato in home page questa frase:
Siamo andati sul sito dell'editore per capire meglio questa discutibile prassi e rilevare se sia quantomeno trasparente, se cioè sia segnalato agli autori che inviano manoscritti che per essere pubblicati dovranno pagare questa quota, e abbiamo trovato in home page questa frase:
INFORMIAMO I LETTORI
CHE L’ASS. CULT. ARDUINO SACCO EDITORE E LE LIBRERIE DELL’AUTORE
NON USUFRUISCONO NÈ DI FINANZIAMENTI PUBBLICI NÈ FINANZIAMENTI DA
PARTE DEGLI AUTORI.
SI AUTOFINANZIANO CON
LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI COLORO CHE CONDIVIDONO GLI OBIETTIVI
DELL’ASSOCIAZIONE.
(maiuscolo
nell'originale, ndr)
Innanzitutto
soffermiamoci su un grande ritorno: l'uso azzardato del termine
"condivisione", che ormai dovrebbe essere un campanello
d'allarme ogni volta che lo incontriamo. Poi, riguardo al contenuto
del comunicato, visto che l'editore sostiene di non usufruire di
finanziamenti da parte degli autori ma di autofinanziarsi grazie alla
“partecipazione di tutti coloro che condividono gli obbiettivi
dell'associazione”, verrebbe da pensare che questa
partecipazione riguardi esclusivamente soci sostenitori volontari e
che non sia vincolata alla pubblicazione. E invece no, perché
l'autore che ci ha contattati ci ha gentilmente inoltrato il famoso
documento extra contrattuale in cui Arduino Sacco chiede la famosa
"quota associativa volontaria" come condizione per
procedere alla pubblicazione, ecco cosa dice il documento:
L'Autore per ogni
singola Opera editata, e solo al momento della fase di stampa e
pubblicazione, verserà un “contributo volontario” pari a
€ 204,00 (duecentoquattro) per iscrizione e destinazione
della copertura del Fondo Associativo Volontario – ivi compresa
iscrizione e codice libri ISBN.
Sorvolando
sull'enigmatico corsivo virgolettato del “contributo
volontario”, e continuando a leggere il documento, vediamo che l'editore giustifica il contributo richiesto con una lista di
mansioni dell'Associazione che questa spesa "volontaria"
andrebbe a coprire, ebbene: nella lista figurano le tipiche spese di
pubblicazione che per legge (sempre art. 118-633/1941*) l'editore, e non l'autore, dovrebbe sostenere:
- Fondo Associativo Volontario per richiesta e iscrizione numero ISBN INTERNATIONAL e relativo codice a barre;
- Fondo Associativo Volontario per visibilità dell'opera presso librerie internazionali e siti internet (librerie on-line);
- Fondo Associativo Volontario per regolamentazione e archiviazione del contratto + tasse di gestione e IVA;
- Fondo Associativo Volontario per archiviazione dei file definitivi dell'opera editoriale;
- Fondo Associativo Volontario per impaginazione dell'Opera;
- Fondo Associativo Volontario per Grafica editoriale di copertina;
- Fondo Associativo Volontario di gestione;
- Fondo Associativo Volontario Eco-sostenibile.
Inoltre alla fine del
documento è indicata una spesa definita stavolta FACOLTATIVA (confermando dunque l'obbligatorietà delle spese descritte fino quel momento come volontarie), per la
registrazione dell'opera su CD allo scopo di garantire la tutela
della proprietà letteraria.
Dunque l'editore in bella vista sulla sua home page dichiara di non accettare finanziamenti da parte degli autori, mentre invece li pretende, visto che di fatto i soldi chiesti agli autori non solo sono posti come condizione per procedere alla pubblicazione di ciascuna opera, ma vanno pure a coprire le spese di pubblicazione. Insomma: con un'ardita supercazzola l'editore cambia solo il nome al contributo dell'autore e lo chiama (in perfetta malafede) VOLONTARIO.
Ma neanche Monicelli. Ci sarebbe da ridere se non fosse per quegli autori che accettano di sborsare 204 euro per ogni libro pensando di non aver pubblicato a pagamento, mentre l'editore intasca il Fondo Associativo Volontario che invece è obbligatorio e mentre, come se non bastasse, utilizza nel contratto di edizione un altro tipico espediente da editore a pagamento: pagare le royalty all'autore solo dopo 200 copie vendute.
Ma d'altronde, praticamente ovunque nel sito nonché nell'appendice al contratto, l'editore dichiara di NON essere un editore a pagamento, di NON prendere finanziamenti dagli autori, e a un certo punto nel sito parla addirittura di una “battaglia” che avrebbe “inesorabilmente sostenuto contro l’editoria a pagamento”: sta scritto su internet, dunque è VERO, verissimo, come se fosse antani.
AGGIORNAMENTO al 6 aprile 2017
Ci ha contattati l'editore Arduino Sacco informandoci che la formula di pubblicazione qui sopra descritta (l'esborso diretto di 204 euro) non è più in vigore. La formula attuale consiste nel riconoscere agli autori le royalty solo dopo la vendita di 200 copie (come da contratto sul sito dell'editore), e dunque l'esborso c'è lo stesso ma è indiretto, perché l'editore anziché farsi pagare direttamente trattiene, di più, INCASSA i compensi destinati all'autore, tra l'altro gli unici compensi sicuri: quelli sulle prime copie vendute.
Per chi fosse interessato alla replica di Arduino Sacco qui il PDF.
Pertanto facciamo presente all'editore Arduino Sacco che anche se continuano a scrivere ovunque di NON essere editori a pagamento, riconoscere le royalty agli autori solo DOPO aver venduto 200 copie è una formula subdola proprio di editoria a pagamento in cui, anziché chiedere l'esborso diretto agli autori, si incassano i loro compensi. Ma diretto o indiretto che sia, sempre di ESBORSO DEGLI AUTORI si tratta, mentre tutte le spese di pubblicazione, come previsto dall'art. 118* della legge sul diritto d'autore, devono fare capo ESCLUSIVAMENTE all'editore.
Carolina Cutolo
*
L'Art. 118 della Legge sul Diritto d'Autore (633/1941) definisce il contratto di edizione come: «Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell'editore stesso, l'opera dell'ingegno».
martedì 17 dicembre 2013
Se l'editore non paga
In quasi 4 anni di consulenze legali sui contratti di edizione, possiamo dire senza dubbio che la principale e più frequente modalità di inadempienza contrattuale da parte degli editori in cui ci siamo imbattuti assistendo gli autori, è il tardivo o del tutto mancato pagamento delle royalty e (quando sono previsti) degli anticipi.
Purtroppo questa prassi nefasta è molto più diffusa di quanto non si pensi e per di più trasversale alla grandezza e alla fama dell'editore: ci sono editori insospettabili, che hanno fama di prestigio e serietà, e che invece non pagano gli autori (non parliamo poi dei redattori, vedi ReRePre) per mesi e a volte anche per anni.
Il sollecito prolungato e continuativo sembra del tutto inefficace a vedere rispettati gli accordi, perché per la nostra esperienza per lo più gli editori pagano solo di fronte a una diffida ad adempiere (art. 1454 CC), alla ferma minaccia di procedere a una vera e propria ingiunzione di pagamento, e in alcuni casi solo di fronte all'ingiunzione stessa, costringendo gli autori a spendere tempo, energie e talvolta pure denaro in avvocati per vedere rispettati gli impegni contrattuali.
L'aspetto più sordido di questa scorrettezza così diffusa e consolidata, è che gli editori inadempienti sembrano contare proprio sul fatto che pochissimi autori sanno di avere armi legali che possono usare senza ricorrere a un avvocato, e sul fatto che le cifre in sospeso molto spesso non giustificano le spese legali per ottenerle. Quindi, mentre moltissimi autori sono costretti a perdere mesi o anni con solleciti e intimazioni verbali completamente inutili, e mentre non pochi altri rinunciano per disperazione, gli editori trattengono a lungo i compensi in sospeso che, se si sommano tutte le inadempienze di un singolo editore verso tutti i propri autori, possono raggiungere cifre decisamente considerevoli.
Il sollecito prolungato e continuativo sembra del tutto inefficace a vedere rispettati gli accordi, perché per la nostra esperienza per lo più gli editori pagano solo di fronte a una diffida ad adempiere (art. 1454 CC), alla ferma minaccia di procedere a una vera e propria ingiunzione di pagamento, e in alcuni casi solo di fronte all'ingiunzione stessa, costringendo gli autori a spendere tempo, energie e talvolta pure denaro in avvocati per vedere rispettati gli impegni contrattuali.
L'aspetto più sordido di questa scorrettezza così diffusa e consolidata, è che gli editori inadempienti sembrano contare proprio sul fatto che pochissimi autori sanno di avere armi legali che possono usare senza ricorrere a un avvocato, e sul fatto che le cifre in sospeso molto spesso non giustificano le spese legali per ottenerle. Quindi, mentre moltissimi autori sono costretti a perdere mesi o anni con solleciti e intimazioni verbali completamente inutili, e mentre non pochi altri rinunciano per disperazione, gli editori trattengono a lungo i compensi in sospeso che, se si sommano tutte le inadempienze di un singolo editore verso tutti i propri autori, possono raggiungere cifre decisamente considerevoli.
lunedì 9 dicembre 2013
Il direttore di PLPL sull'editoria a pagamento
Giustificazioni contraddittorie e inaccettabili dal direttore di Più Libri Più Liberi, Fabio Del Giudice, in un'intervista di Antonio Prudenzano per Affari Italiani.
Prima
il direttore ammette che l'editoria a pagamento è AMORALE, sostenendo
pure di aver provato a scoraggiare un amico dal pubblicare con un EAP, e
poi a proposito delle richieste di escludere gli EAP dalla fiera parla
di CENSURA CULTURALE: questo è semplicemente ridicolo, né più né meno
che fumo negli occhi.
Invece
la questione secondo la quale il ferreo regolamento fieristico della
Regione Lazio non permetterebbe di escludere gli EAP è piuttosto
fragile, non si capisce infatti perché dalla Regione Lazio dovrebbe
essere considerato discriminatorio escludere editori che agiscono in
contrasto con l'art. 118 della Legge sul Diritto d'Autore (633/1941), e
che dunque per definizione non possono essere neanche definiti editori
"puri".
Più condivisibile e comprensibile il problema sollevato da Del Giudice circa l'endemica imprecisione delle liste di editori a pagamento, e sulla difficoltà di stabilire quali editori siano a pagamento e quali no, ma dovrebbe essere assolutamente ovvio che questa difficoltà non può essere considerata un motivo sufficiente né sostenibile per rinunciare a priori e per non cercare di trovare un sistema il più affidabile possibile. Altrimenti è come se di fronte al problema dello sfruttamento dei redattori precari dell'editoria il Presidente dell'Associazione Italiana Editori rispondesse: la questione è troppo vasta e complessa, noi che ci possiamo fare? Insomma, neanche questa è una risposta.
Il problema che non è emerso e sul quale Del Giudice dovrebbe rendere conto è che il fondatore e coordinatore di PLPL, Enrico Iacometti, è un editore doppio binario (Sovera Edizioni e Armando Editore). Se Del Giudice continua a non fornire risposte accettabili e a eludere la questione Iacometti, non si può fare a meno di pensare che il vero motivo per cui non esclude dalla fiera una pratica che lui stesso condanna, è il conflitto di interessi con Iacometti.
Più condivisibile e comprensibile il problema sollevato da Del Giudice circa l'endemica imprecisione delle liste di editori a pagamento, e sulla difficoltà di stabilire quali editori siano a pagamento e quali no, ma dovrebbe essere assolutamente ovvio che questa difficoltà non può essere considerata un motivo sufficiente né sostenibile per rinunciare a priori e per non cercare di trovare un sistema il più affidabile possibile. Altrimenti è come se di fronte al problema dello sfruttamento dei redattori precari dell'editoria il Presidente dell'Associazione Italiana Editori rispondesse: la questione è troppo vasta e complessa, noi che ci possiamo fare? Insomma, neanche questa è una risposta.
Il problema che non è emerso e sul quale Del Giudice dovrebbe rendere conto è che il fondatore e coordinatore di PLPL, Enrico Iacometti, è un editore doppio binario (Sovera Edizioni e Armando Editore). Se Del Giudice continua a non fornire risposte accettabili e a eludere la questione Iacometti, non si può fare a meno di pensare che il vero motivo per cui non esclude dalla fiera una pratica che lui stesso condanna, è il conflitto di interessi con Iacometti.
Nel video che segue, tratto dal video-reportage Contributi d'autore, a cura di Scrittori in Causa e Scrittori Precari, Enrico Iacometti risponde alle nostre domande sull'editoria a pagamento,
giustificandola e parlando di "scandalo relativo", mentre sul problema della
presenza degli editori a pagamento alla fiera Più Libri Più Liberi
risponde: "noi non siamo poliziotti, non possiamo investigare".
lunedì 2 dicembre 2013
Contributi d'autore: la parola agli editori
Durante la scorsa edizione di Più Libri Più Liberi, fiera della piccola e media editoria tenutasi a Roma a dicembre 2012, Carolina Cutolo (Scrittori in Causa) e Andrea Coffami (Scrittori Precari) hanno realizzato una serie di interviste a editori presenti in fiera, tutti (o quasi) a pagamento, a proposito della discutibile prassi di mettere il rischio imprenditoriale sulle spalle degli autori chiedendogli contributi economici per la pubblicazione. Il video che segue, raccoglie le argomentazioni con le quali gli editori intervistati giustificano una prassi palesemente in contrasto con l'art. 118 della legge sul Diritto D'autore 633/1941 (che definisce il contratto di edizione come: "Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, PER CONTO E A SPESE DELL'EDITORE STESSO, l'opera dell'ingegno") e a proposito della quale il Presidente dell'Associazione Italiana Editori, Marco Polillo, si è dichiarato "contrarissimo".
Buona visione
Buona visione
sabato 30 novembre 2013
Basta editori a pagamento alle fiere del libro
La conferenza stampa per presentare PiùLibri Più Liberi 2013, XII edizione della Fiera della piccola e
media editoria di Roma, si è svolta esattamente come era
prevedibile: tutti i conferenzieri invitati a parlare sono
intervenuti per dire quanto siano importanti i libri e la cultura, e
quanto questa fiera sia fondamentale per contribuire a diffonderli.
Fabio Del Giudice, direttore della
Fiera, non ha risparmiato toni (auto)celebrativi per gli ottimi
risultati raggiunti, per il ricchissimo programma, per le
collaborazioni istituzionali che sostengono il progetto, per
l'abilità dell'organizzazione nell'assoldare “collaboratori che
lavorano gratis” (sic), e per innumerevoli altre virtù di questa
fiera che è arrivata alla dodicesima edizione nel 2013, e che quindi
è stata battezzata “con il nuovo secolo, anzi, col nuovo
millennio”.
Nessuna autocritica è arrivata neanche
da parte di Enrico Iacometti, fondatore e coordinatore della fiera e
fino a giugno scorso Presidente del Gruppo Piccoli Editori dell'AIE,
che ha invece elencato le numerose difficoltà della piccola
editoria, che sopravviverebbe solo grazie a “coraggio e passione”
degli editori (scordandosi però di ringraziare i contributi
economici degli autori che, di fatto, fanno la differenza per molti
piccoli editori a pagamento e doppio binario tra cui Iacometti stesso
con Sovera Edizioni e Armando
Editore).
lunedì 25 novembre 2013
Contributi d'autore
Contributi d’autore è un documento video realizzato da Scrittori in Causa e Scrittori precari durante l’edizione 2012 di Più Libri Più Liberi, fiera della piccola e media editoria di Roma.
Il filmato consiste in una serie di interviste a editori presenti in
fiera, e verte sulla discutibile prassi di molte case editrici di
mettere il rischio imprenditoriale sulle spalle degli autori, chiedendo contributi economici alla pubblicazione.
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