sabato 28 dicembre 2013

Editori a pagamento e supercazzole

L'editoria a pagamento, che mette cioè il rischio imprenditoriale sulle spalle degli autori accaparrandosi al contempo i diritti sulle opere (in palese contrasto con l'art. 118 della legge sul Diritto d'Autore*), si è così diffusa in Italia negli ultimi anni ed è stata talmente criticata, che ha dovuto sviluppare e perfezionare tutta una serie di espedienti per aggirare le accuse e continuare a far pagare gli autori, continuando ad accollargli il rischio d'impresa ma cercando di nascondere la verità, che cioè senza i soldi degli autori non pubblicherebbe libri.

Qualunque imprenditore, in qualunque campo dell'economia, che non sia in grado di sostenere da solo il rischio d'impresa, chiuderebbe i battenti, sarebbe costretto a cambiare mestiere. Nell'editoria no, un numero spropositato di editori continua a campare sulle spalle di autori che, non conoscendo i propri diritti, continuano a pagare per vedersi pubblicati.

Ebbene, prima di svelarvi l'ultima novità, facciamo prima un rapido e sempre utile elenco dei modi con cui fino ad oggi gli editori a pagamento hanno giustificato e nascosto (più o meno palesemente) questa prassi condannata persino da Marco Polillo, Presidente dell'Associazione Italiana Editori: 

Contributo alla pubblicazione
Il primo e più comune espediente: l'editore solitamente lamenta le difficoltà di pubblicare esordienti in un momento di grave crisi per l'editoria, prosegue quindi elogiando il talento dell'autore, le sue doti letterarie, e dichiarando la propria volontà di pubblicarlo in quanto merita di essere letto, salvo poi chiedergli somme che andrebbero a coprire spese quali l'editing, la correzione di bozze, i costi tipografici, l'assegnazione del codice ISBN, la distribuzione, l'ufficio stampa e la promozione (in pratica stando così le cose il vero editore è l'autore), spese che l'editore non è in grado di sostenere da solo, ma non perché si tratta di un imprenditore incapace di ricoprire dignitosamente il suo ruolo professionale, non sia mai: la colpa è tutta della maledetta crisi! 

Condivisione del rischio imprenditoriale
Qui l'editore usa l'espressione "condivisione" in modo palesemente ipocrita: fa passare infatti per reciproca solidarietà una richiesta unilaterale di denaro, fa sentire importante l'autore dicendogli: "diventa anche tu imprenditore, imprenditore di te stesso!", mentre sta cercando di accollargli spese e rischi d'impresa che dovrebbero essere sostenuti solo da lui, perché per legge (sempre art. 118, 633/1941*) il contratto di edizione dovrebbe sancire un accordo in cui la parte dell'autore è cedere i diritti sull'opera per tot anni, quella dell'editore è investire il proprio denaro sulla pubblicazione. 

Impegno contrattuale all'acquisto di copie
Questo stratagemma trasforma in un attimo il rischio in certezza imprenditoriale, ma a spese dell'autore. L'editore infatti, un imprenditore frustrato che non accetta di non avere la sicurezza di un minimo di copie vendute, nonostante proprio il rischio d'impresa sia connaturato al suo ruolo professionale, pretende che l'autore si impegni per contratto ad acquistare 100, 200, a volte anche 300 copie del proprio libro, e a volte si pavoneggia di lasciargliele acquistare con uno sconto del 30%, che poi è più o meno lo sconto per i librai, quindi in sostanza semplicemente l'editore si garantisce la vendita di tot copie solo perché è l'autore ad acquistarle. 

Pagamento delle royalty solo dopo tot copie vendute
Quando vi viene sottoposta una bozza di contratto e c'è scritto che l'editore vi corrisponderà una percentuale sul prezzo di copertina solo dopo 100, 500 o 1000 copie vendute, scappate a gambe levate. Questo infatti è un espediente piuttosto subdolo di farvi pagare senza farvi aprire il portafogli, ma di fatto trattenendo tutti i compensi che vi spetterebbero prima di arrivare al numero di copie vendute stabilito dall'editore. Inoltre questo potrebbe anche essere un modo di non pagarvi mai, perché purtroppo (a causa di quello che forse è il più grande buco nero del sistema editoriale) gli editori godono dell'arbitrarietà totale nello stilare i rendiconti, perché non esiste nessuna forma accessibile di controllo delle rendicontazioni, quindi gli basterebbe non dichiarare mai di aver venduto quel numero di copie per non liquidarvi un euro. Ma anche se l'editore fosse corretto nella rendicontazione, si sa che per un esordiente non è affatto facile vendere anche solo 200 copie, quindi di fatto l'editore sta trattenendo le uniche royalty sicure che andreste a percepire.

Arriviamo dunque all'ultima novità, al più recente perfezionamento dell'arte di nascondersi dietro a un dito di questi pseudo-editori: 

La supercazzola
Ci ha contattati recentemente un autore a cui l'editore Arduino Sacco ha sottoposto un bozza di contratto per pubblicare la sua opera. L'autore però ci diceva di essere piuttosto perplesso perché, in un documento a parte, Arduino Sacco gli chiedeva, come condizione per pubblicarlo, di versare una "quota associativa VOLONTARIA" (maiuscolo mio, ndr). C'è già una contraddizione evidente: l'editore pone come condizione per la pubblicazione il pagamento di una quota associativa volontaria. Sono le parole "condizione" e "volontaria" a fare a cazzotti.

Siamo andati sul sito dell'editore per capire meglio questa discutibile prassi e rilevare se sia quantomeno trasparente, se cioè sia segnalato agli autori che inviano manoscritti che per essere pubblicati dovranno pagare questa quota, e abbiamo trovato in home page questa frase: 

INFORMIAMO I LETTORI CHE L’ASS. CULT. ARDUINO SACCO EDITORE E LE LIBRERIE DELL’AUTORE NON USUFRUISCONO NÈ DI FINANZIAMENTI PUBBLICI NÈ FINANZIAMENTI DA PARTE DEGLI AUTORI.
SI AUTOFINANZIANO CON LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI COLORO CHE CONDIVIDONO GLI OBIETTIVI DELL’ASSOCIAZIONE.
(maiuscolo nell'originale, ndr) 

Innanzitutto soffermiamoci su un grande ritorno: l'uso azzardato del termine "condivisione", che ormai dovrebbe essere un campanello d'allarme ogni volta che lo incontriamo. Poi, riguardo al contenuto del comunicato, visto che l'editore sostiene di non usufruire di finanziamenti da parte degli autori ma di autofinanziarsi grazie alla “partecipazione di tutti coloro che condividono gli obbiettivi dell'associazione”, verrebbe da pensare che questa partecipazione riguardi esclusivamente soci sostenitori volontari e che non sia vincolata alla pubblicazione. E invece no, perché l'autore che ci ha contattati ci ha gentilmente inoltrato il famoso documento extra contrattuale in cui Arduino Sacco chiede la famosa "quota associativa volontaria" come condizione per procedere alla pubblicazione, ecco cosa dice il documento: 

L'Autore per ogni singola Opera editata, e solo al momento della fase di stampa e pubblicazione, verserà un “contributo volontario” pari a € 204,00 (duecentoquattro) per iscrizione e destinazione della copertura del Fondo Associativo Volontario – ivi compresa iscrizione e codice libri ISBN.

Sorvolando sull'enigmatico corsivo virgolettato del “contributo volontario”, e continuando a leggere il documento, vediamo che l'editore giustifica il contributo richiesto con una lista di mansioni dell'Associazione che questa spesa "volontaria" andrebbe a coprire, ebbene: nella lista figurano le tipiche spese di pubblicazione che per legge (sempre art. 118-633/1941*) l'editore, e non l'autore, dovrebbe sostenere:
  1. Fondo Associativo Volontario per richiesta e iscrizione numero ISBN INTERNATIONAL e relativo codice a barre;
  2. Fondo Associativo Volontario per visibilità dell'opera presso librerie internazionali e siti internet (librerie on-line);
  3. Fondo Associativo Volontario per regolamentazione e archiviazione del contratto + tasse di gestione e IVA;
  4. Fondo Associativo Volontario per archiviazione dei file definitivi dell'opera editoriale;
  5. Fondo Associativo Volontario per impaginazione dell'Opera;
  6. Fondo Associativo Volontario per Grafica editoriale di copertina;
  7. Fondo Associativo Volontario di gestione;
  8. Fondo Associativo Volontario Eco-sostenibile.

Inoltre alla fine del documento è indicata una spesa definita stavolta FACOLTATIVA (confermando dunque l'obbligatorietà delle spese descritte fino quel momento come volontarie), per la registrazione dell'opera su CD allo scopo di garantire la tutela della proprietà letteraria.

Dunque l'editore in bella vista sulla sua home page dichiara di non accettare finanziamenti da parte degli autori, mentre invece li pretende, visto che di fatto i soldi chiesti agli autori non solo sono posti come condizione per procedere alla pubblicazione di ciascuna opera, ma vanno pure a coprire le spese di pubblicazione. Insomma: con un'ardita supercazzola l'editore cambia solo il nome al contributo dell'autore e lo chiama (in perfetta malafede) VOLONTARIO.

Ma neanche Monicelli. Ci sarebbe da ridere se non fosse per quegli autori che accettano di sborsare 204 euro per ogni libro pensando di non aver pubblicato a pagamento, mentre l'editore intasca il Fondo Associativo Volontario che invece è obbligatorio e mentre, come se non bastasse, utilizza nel contratto di edizione un altro tipico espediente da editore a pagamento: pagare le royalty all'autore solo dopo 200 copie vendute.

Ma d'altronde, praticamente ovunque nel sito nonché nell'appendice al contratto, l'editore dichiara di NON essere un editore a pagamento, di NON prendere finanziamenti dagli autori, e a un certo punto nel sito parla addirittura di una “battaglia” che avrebbe “inesorabilmente sostenuto contro l’editoria a pagamento”: sta scritto su internet, dunque è VERO, verissimo, come se fosse antani. 

AGGIORNAMENTO al 6 aprile 2017

Ci ha contattati l'editore Arduino Sacco informandoci che la formula di pubblicazione qui sopra descritta (l'esborso diretto di 204 euro) non è più in vigore. La formula attuale consiste nel riconoscere agli autori le royalty solo dopo la vendita di 200 copie (come da contratto sul sito dell'editore), e dunque l'esborso c'è lo stesso ma è indiretto, perché l'editore anziché farsi pagare direttamente trattiene, di più, INCASSA i compensi destinati all'autore, tra l'altro gli unici compensi sicuri: quelli sulle prime copie vendute.

Per chi fosse interessato alla replica di Arduino Sacco qui il PDF.

Pertanto facciamo presente all'editore Arduino Sacco che anche se continuano a scrivere ovunque di NON essere editori a pagamento, riconoscere le royalty agli autori solo DOPO aver venduto 200 copie è una formula subdola proprio di editoria a pagamento in cui, anziché chiedere l'esborso diretto agli autori, si incassano i loro compensi. Ma diretto o indiretto che sia, sempre di ESBORSO DEGLI AUTORI si tratta, mentre tutte le spese di pubblicazione, come previsto dall'art. 118* della legge sul diritto d'autore, devono fare capo ESCLUSIVAMENTE all'editore.


Carolina Cutolo


*
L'Art. 118 della Legge sul Diritto d'Autore (633/1941) definisce il contratto di edizione come: «Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell'editore stesso, l'opera dell'ingegno».

martedì 17 dicembre 2013

Se l'editore non paga

In quasi 4 anni di consulenze legali sui contratti di edizione, possiamo dire senza dubbio che la principale e più frequente modalità di inadempienza contrattuale da parte degli editori in cui ci siamo imbattuti assistendo gli autori, è il tardivo o del tutto mancato pagamento delle royalty e (quando sono previsti) degli anticipi.

Purtroppo questa prassi nefasta è molto più diffusa di quanto non si pensi e per di più trasversale alla grandezza e alla fama dell'editore: ci sono editori insospettabili, che hanno fama di prestigio e serietà, e che invece non pagano gli autori (non parliamo poi dei redattori, vedi ReRePre) per mesi e a volte anche per anni.
Il sollecito prolungato e continuativo sembra del tutto inefficace a vedere rispettati gli accordi, perché per la nostra esperienza per lo più gli editori pagano solo di fronte a una diffida ad adempiere (art. 1454 CC), alla ferma minaccia di procedere a una vera e propria ingiunzione di pagamento, e in alcuni casi solo di fronte all'ingiunzione stessa, costringendo gli autori a spendere tempo, energie e talvolta pure denaro in avvocati per vedere rispettati gli impegni contrattuali.

L'aspetto più sordido di questa scorrettezza così diffusa e consolidata, è che gli editori inadempienti sembrano contare proprio sul fatto che pochissimi autori sanno di avere armi legali che possono usare senza ricorrere a un avvocato, e sul fatto che le cifre in sospeso molto spesso non giustificano le spese legali per ottenerle. Quindi, mentre moltissimi autori sono costretti a perdere mesi o anni con solleciti e intimazioni verbali completamente inutili, e mentre non pochi altri rinunciano per disperazione, gli editori trattengono a lungo i compensi in sospeso che, se si sommano tutte le inadempienze di un singolo editore verso tutti i propri autori, possono raggiungere cifre decisamente considerevoli.

lunedì 9 dicembre 2013

Il direttore di PLPL sull'editoria a pagamento

Giustificazioni contraddittorie e inaccettabili dal direttore di Più Libri Più Liberi, Fabio Del Giudice, in un'intervista di Antonio Prudenzano per Affari Italiani.

Prima il direttore ammette che l'editoria a pagamento è AMORALE, sostenendo pure di aver provato a scoraggiare un amico dal pubblicare con un EAP, e poi a proposito delle richieste di escludere gli EAP dalla fiera parla di CENSURA CULTURALE: questo è semplicemente ridicolo, né più né meno che fumo negli occhi.

Invece la questione secondo la quale il ferreo regolamento fieristico della Regione Lazio non permetterebbe di escludere gli EAP è piuttosto fragile, non si capisce infatti perché dalla Regione Lazio dovrebbe essere considerato discriminatorio escludere editori che agiscono in contrasto con l'art. 118 della Legge sul Diritto d'Autore (633/1941), e che dunque per definizione non possono essere neanche definiti editori "puri".

Più condivisibile e comprensibile il problema sollevato da Del Giudice circa l'endemica imprecisione delle liste di editori a pagamento, e sulla difficoltà di stabilire quali editori siano a pagamento e quali no, ma dovrebbe essere assolutamente ovvio che questa difficoltà non può essere considerata un motivo sufficiente né sostenibile per rinunciare a priori e per non cercare di trovare un sistema il più affidabile possibile. Altrimenti è come se di fronte al problema dello sfruttamento dei redattori precari dell'editoria il Presidente dell'Associazione Italiana Editori rispondesse: la questione è troppo vasta e complessa, noi che ci possiamo fare? Insomma, neanche questa è una risposta.

Il problema che non è emerso e sul quale Del Giudice dovrebbe rendere conto è che il fondatore e coordinatore di PLPL, Enrico Iacometti, è un editore doppio binario (Sovera Edizioni e Armando Editore). Se Del Giudice continua a non fornire risposte accettabili e a eludere la questione Iacometti, non si può fare a meno di pensare che il vero motivo per cui non esclude dalla fiera una pratica che lui stesso condanna, è il conflitto di interessi con Iacometti. 

Nel video che segue, tratto dal video-reportage Contributi d'autore, a cura di Scrittori in Causa e Scrittori Precari, Enrico Iacometti risponde alle nostre domande sull'editoria a pagamento, giustificandola e parlando di "scandalo relativo", mentre sul problema della presenza degli editori a pagamento alla fiera Più Libri Più Liberi risponde: "noi non siamo poliziotti, non possiamo investigare".





lunedì 2 dicembre 2013

Contributi d'autore: la parola agli editori

Durante la scorsa edizione di Più Libri Più Liberi, fiera della piccola e media editoria tenutasi a Roma a dicembre 2012, Carolina Cutolo (Scrittori in Causa) e Andrea Coffami (Scrittori Precari) hanno realizzato una serie di interviste a editori presenti in fiera, tutti (o quasi) a pagamento, a proposito della discutibile prassi di mettere il rischio imprenditoriale sulle spalle degli autori chiedendogli contributi economici per la pubblicazione. Il video che segue, raccoglie le argomentazioni con le quali gli editori intervistati giustificano una prassi palesemente in contrasto con l'art. 118 della legge sul Diritto D'autore 633/1941 (che definisce il contratto di edizione come: "Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, PER CONTO E A SPESE DELL'EDITORE STESSO, l'opera dell'ingegno") e a proposito della quale il Presidente dell'Associazione Italiana Editori, Marco Polillo, si è dichiarato "contrarissimo".

Buona visione


sabato 30 novembre 2013

Basta editori a pagamento alle fiere del libro

La conferenza stampa per presentare PiùLibri Più Liberi 2013, XII edizione della Fiera della piccola e media editoria di Roma, si è svolta esattamente come era prevedibile: tutti i conferenzieri invitati a parlare sono intervenuti per dire quanto siano importanti i libri e la cultura, e quanto questa fiera sia fondamentale per contribuire a diffonderli.

Fabio Del Giudice, direttore della Fiera, non ha risparmiato toni (auto)celebrativi per gli ottimi risultati raggiunti, per il ricchissimo programma, per le collaborazioni istituzionali che sostengono il progetto, per l'abilità dell'organizzazione nell'assoldare “collaboratori che lavorano gratis” (sic), e per innumerevoli altre virtù di questa fiera che è arrivata alla dodicesima edizione nel 2013, e che quindi è stata battezzata “con il nuovo secolo, anzi, col nuovo millennio”.
Nessuna autocritica è arrivata neanche da parte di Enrico Iacometti, fondatore e coordinatore della fiera e fino a giugno scorso Presidente del Gruppo Piccoli Editori dell'AIE, che ha invece elencato le numerose difficoltà della piccola editoria, che sopravviverebbe solo grazie a “coraggio e passione” degli editori (scordandosi però di ringraziare i contributi economici degli autori che, di fatto, fanno la differenza per molti piccoli editori a pagamento e doppio binario tra cui Iacometti stesso con Sovera Edizioni e Armando Editore).

lunedì 25 novembre 2013

Contributi d'autore

Contributi d’autore è un documento video realizzato da Scrittori in Causa e Scrittori precari durante l’edizione 2012 di Più Libri Più Liberi, fiera della piccola e media editoria di Roma. Il filmato consiste in una serie di interviste a editori presenti in fiera, e verte sulla discutibile prassi di molte case editrici di mettere il rischio imprenditoriale sulle spalle degli autori, chiedendo contributi economici alla pubblicazione.

Il video completo sarà pubblicato lunedì 2 dicembre.


martedì 21 maggio 2013

Ancora su verità e diffamazione

Molti di voi già sapranno - se ne sta parlando molto in rete - della sentenza di condanna per diffamazione nei confronti della blogger Linda Rando, denunciata dalla casa editrice Zerounouno - 0111, per dei contenuti ritenuti offensivi pubblicati sul blog letterario Writer's Dream e per dei commenti al blog, considerati dal giudice come "aggravanti" la posizione di Linda Rando pur non essendone l'autrice.

Se invece non ne sapete nulla vi rimandiamo al preciso e approfondito post del Tropico del Libro.

Naturalmente, come molti altri, siamo preoccupati di questa sentenza che è un precedente pericoloso che non solo sposta la responsabilità dall'autore dell'eventuale diffamazione al titolare del blog o del forum che ospita la discussione, ma attribuisce a qualunque troll il potere di danneggiare un blog o l'autore di un blog sicuro della propria impunità.

Vorremmo quindi approfittare del dibattito in corso per aggiungere una riflessione e qualche consiglio pratico sulla questione della diffamazione e sul concetto di verità, spostando per un attimo l'attenzione sul senso di responsabilità e di civiltà degli utenti dei blog, perché quello che ci sta più a cuore, da sempre, è la consapevolezza e la coscienza dei propri diritti.

mercoledì 17 aprile 2013

La passività dell'esordiente

Segnaliamo un articolo molto interessante di Matte B. Bianchi che analizza l'approccio passivo e sciatto di molti aspiranti scrittori. C'è da imparare, in sostanza, che scrivere e ottenere una buona pubblicazione non è e non può essere un piatto pronto da mettere nel microonde 2 minuti e via, ma è un lavoro faticoso che richiede impegno e costanza senza garanzie né certezze. Mettiamoci una pietra sopra, dunque, e rimbocchiamoci le maniche invece di sperare nel "colpo gobbo" di cui parla Ermanno Cavazzoni ne Il limbo delle fantasticazioni, pubblicato da Quodlibet, che consiglio a tutti di leggere.

Ecco invece il pezzo di Matteo B. Bianchi sulla passività dell'esordiente:


Buona lettura
Carolina Cutolo

lunedì 8 aprile 2013

Per chi ancora difende l'editoria a pagamento

Siamo lieti di segnalarvi un post di Michela Murgia che sintetizza molto efficacemente le deboli (e talvolta arroganti) argomentazioni degli autori che hanno pubblicato a pagamento e a cui un'evidente coda di paglia impedisce di giudicare la questione EAP con un minimo di senso critico. Pubblichiamo un breve ed eclatante stralcio:

«Perché mi vuoi negare il diritto di pubblicare?
Tutti hanno diritto di scrivere, ma non esiste il diritto di pubblicare, perchè pubblicare è un mestiere con delle regole e dei passaggi di verifica della qualità del lavoro. Pubblicando a pagamento tu li hai saltati: il risultato finale non è una pubblicazione, ma una stampa. Anche se ha il codice ISBN».

Il post per intero lo trovate qui:
Buona lettura.

venerdì 29 marzo 2013

Sostieni Scrittori in Causa

Tre anni fa Alessandra Amitrano, Simona Baldanzi, Sergio Nazzaro ed io, abbiamo fondato Scrittori in Causa, perché a seguito di seri problemi con i nostri primi editori, abbiamo trovato profondamente ingiusto che non esistesse un punto di riferimento informativo e legale gratuito, a cui chiunque potesse rivolgersi in caso di contenzioso con il proprio editore, per ricevere un'assistenza seria e professionale senza pagare le cifre spesso esorbitanti che gli studi legali richiedono, e che in pochi (soprattutto di questi tempi) possono permettersi di affrontare.

Abbiamo studiato (e continuiamo a consultare, per ogni singola vicenda e contratto di edizione che ci vengono sottoposti) la Legge sul Diritto d'Autore e il Codice di Procedura Civile in materia di contratti, ci siamo avvalsi dell'aiuto di esperti del settore editoriale e addetti ai lavori che hanno voluto condividere con noi le loro competenze, abbiamo ascoltato i suggerimenti spesso molto preziosi dei nostri stessi lettori, abbiamo visionato centinaia di contratti di edizione e studiato altrettante vicende editoriali. Grazie a tutto questo oggi Scrittori in Causa è diventato quello che abbiamo sempre sognato: un punto di riferimento reale, competente e professionale al quale qualunque autore può rivolgersi nel massimo riserbo per ricevere gratuitamente:

1 - un aiuto concreto per svincolarsi da un contratto capestro o da un contenzioso con il proprio editore;

2 - un'analisi approfondita della bozza di un contratto di edizione che gli viene sottoposta;

3 - assistenza nella delicata fase di trattativa prima della firma del contratto fino al raggiungimento di un accordo formale realmente vantaggioso per entrambe le parti.

Oggi Alessandra, Simona e Sergio lavorano ad altri progetti altrettanto importanti e di pubblica utilità, mentre io (grazie a tutto il lavoro di confronto e costruzione del blog fatto insieme nei primi due anni) continuo dedicare con gioia e convinzione il mio tempo e la mia competenza a questo progetto, e a seguire personalmente ogni singola consulenza contrattuale e vincenda editoriale per la quale ci viene chiesta assistenza.

Tutto questo continuerà a essere COMPLETAMENTE GRATUITO, perché crediamo profondamente che la giustizia non debba essere proporzionata alla disponibilità economica, e se possiamo fare qualcosa perché la giustizia sia davvero accessibile a tutti indipendentemente dal portafogli, lo facciamo e continueremo a farlo.

Fatta questa importante premessa, ho deciso di inaugurare la possibilità di una donazione facoltativa, un po' perché la quantità di ore settimanali che dedico alle consulenze negli ultimi mesi è diventata effettivamente importante, un po' per dare una risposta agli autori per i quali abbiamo fatto la differenza che ci chiedono in che modo possono aiutarci concretamente a sotenere il nostro progetto.

Dunque, se conosci già il nostro lavoro perché ti abbiamo aiutato a risolvere concretamente un problema legato a un contratto o a un editore, ma anche se semplicemente vuoi sostenere il nostro progetto perché anche tu credi sia giusto poter accedere gratuitamente a consulenze dettagliate sui contratti editoriali e a una seria assistenza legale, da adesso puoi sostenerci effettuando una piccola simbolica donazione che ci aiuti a continuare a fornire il nostro aiuto gratuitamente, cliccando sul tasto "Donazione" nella colonna di destra di questo blog.

Grazie
Carolina Cutolo

giovedì 7 marzo 2013

Finalmente un corso editoriale serio e gratuito

Per chi abita a Roma segnaliamo questo corso organizzato dall'agenzia letteraria Vicolo Cannery, che fin dal titolo svela l'intento (oltre naturalmente a quello di informare) di smantellare la vanagloria che contraddistingue molti ingenui approcci al mondo editoriale:


Il corso è COMPLETAMENTE GRATUITO. Carolina Cutolo di Scrittori in Causa sarà presente sabato 16 marzo alle 15:30 insieme a Wu Ming 2 per parlare dell'editoria dal punto di vista degli autori. Ma consigliamo la partecipazione a tutti gli altri interessantissimi incontri:



mercoledì 20 febbraio 2013

Tre anni di Scrittori in Causa: un bilancio

In questa intervista su Il Malpensante facciamo il punto sul lavoro di Scrittori in Causa.
Riportiamo un breve stralcio:

È ancora possibile pubblicare nel nostro paese? Esistono cioè ancora buoni editori che si occupano di scoprire autori e pubblicarli, oppure dobbiamo dimenticare quell’idea di editoria?
Per fortuna esistono in Italia anche molti piccoli editori che lavorano sodo e professionalmente con e per gli autori. Editori che sopravvivono a stento di questi tempi, ma che preferirebbero chiudere i battenti piuttosto che aggirare gli autori o mettere sulle loro spalle il rischio imprenditoriale. Tra l'altro spesso i piccoli editori riconosciuti nell'ambiente editoriale come seri e attenti a chi e a cosa pubblicare, spesso vengono osservati da editori maggiori in cerca di novità. Insomma, una prima pubblicazione seria e dignitosa con un editore piccolo ma stimato è il piede giusto con cui provare ad accedere al mondo dell'editoria e a pubblicare, che non è e non può essere una certezza, non arrendiamoci quindi al primo pseudo-editore che ci chiede soldi per pubblicarci, ma andiamo avanti per la nostra strada e accettiamo come perfettamente normale e non drammatico il fatto che un editore degno di questo nome e disposto a pubblicare il nostro lavoro potremmo anche non trovarlo, perché nessuno è mai morto per non aver pubblicato e perché, come scriveva Simone De Beauvoir in Memorie d'una ragazza per bene: «La scrittura esige virtù scoraggianti, sforzi, pazienza; è un'attività solitaria in cui il pubbico esiste solo come speranza».

sabato 26 gennaio 2013

Se vinci e ti chiedono soldi: denunciali

Ci arrivano ormai periodicamente segnalazioni di concorsi letterari indetti da editori che chiedono ai vincitori del denaro per ritirare il premio, proprio come nelle vicende della Leonida Edizioni e della MCG Edizioni che abbiamo trattato in questa sede, scoprendo peraltro che queste due case editrici avevano millantato per i rispettivi concorsi dei patrocini istituzionali mai assegnati. Solitamente il premio in palio è la pubblicazione delle opere vincitrici, per pubblicare le quali viene chiesto agli autori denaro in diverse forme (contributo dell'autore, impegno all'acquisto di copie, editing e vari servizi letterari a pagamento, ecc). Vi ricorda qualcosa? Sì, si tratta a tutti gli effetti di editoria a pagamento che si ricicla in questa nuova forma, quella di indire concorsi letterari nel cui bando non compare l'informazione che una volta ottenuta la vittoria, e dunque la pubblicazione dell'opera con l'editore che ha indetto il concorso, si dovrà pagare per ritirare il premio.

A questo proposito, una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha confermato che se al consumatore viene richiesto di versare denaro o sostenere un costo di qualsiasi natura per poter avere informazioni su un premio vinto o per entrarne in possesso, ci troviamo di fronte ad una pratica commerciale scorretta.

Leggiamo dalla sentenza:

«Direttiva 2005/29/CE – Pratiche commerciali sleali – Pratica consistente nell’informare il consumatore del fatto che ha vinto un premio e nell’obbligarlo, al fine di ricevere tale premio, a sostenere un costo di qualsiasi natura».

Sempre dalla sentenza leggiamo la definizione del caso in cui, per esempio, nel bando nel concorso non compaia la fondamentale informazione che per ritirare il premio, cioè nel nostro caso ottenere la pubblicazione dell'opera, ai vincitori sarà chiesto del denaro:

«“falsare in misura rilevante il comportamento economico dei consumatori”: l’impiego di una pratica commerciale idonea ad alterare sensibilmente la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole, inducendolo pertanto ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso».

E ancora:

«Dare la falsa impressione che il consumatore abbia già vinto, vincerà o vincerà compiendo una determinata azione un premio o una vincita equivalente, mentre in effetti qualsiasi azione volta a reclamare il premio o altra vincita equivalente è subordinata al versamento di denaro o al sostenimento di costi da parte del consumatore».

La pratica di chiedere soldi ai vincitori viene infatti definita:

«aggressiva in quanto l’allusione a un premio mira a sfruttare l’effetto psicologico creato nella mente del consumatore dalla prospettiva di una vincita».

Non solo la Corte Europea ha stabilito con questa sentenza che ai vincitori di un concorso di qualunque genere non può essere imposto alcun costo, ma anche che non è rilevante il fatto che il costo sia irrisorio: sia ben chiaro dunque a quegli editori che credono di giustificare il fatto di chiedere soldi per pubblicare le opere vincitrici sostenendo che si tratti di costi competitivi rispetto ad altri editori a pagamento, come spesso ci è capitato.

Per chi volesse approfondire rimandiamo all'articolo di Silvia Surano dal quale abbiamo appreso la notizia di questa importante sentenza: Consumatori, premi e pratiche commerciali scorrette.

Concludendo: se hai vinto un premio letterario il cui premio in palio è la pubblicazione dell'opera vincitrice e l'editore che ha indetto il premio ti chiede soldi per pubblicarla, hai la facoltà di denuciarne la prassi scorretta e ingannevole ai tuoi danni, non solo per ottenere giustizia dei tuoi confronti da parte dell'editore truffaldino (e rientrare in possesso dei soldi dell'iscrizione, se li hai versati), ma anche per evitare che questo e altri editori continuino a sentirsi impuniti e liberi di organizzare queste trappole ai danni degli aspiranti scrittori.

Carolina Cutolo

lunedì 21 gennaio 2013

Adunanza contro la Sangel Edizioni

Moltissimi autori e autrici negli ultimi mesi ci hanno contattato e chiesto aiuto per svincolarsi dalla Sangel Edizioni, per tentare di recuperare il denaro speso per l'editing dei loro libri mai pubblicati, e per essere messi in contatto con altri autori e autrici vittime dell'incompetenza, dell'inadempienza e della latitanza dell'editrice, Sofia Riccaboni.

Ora, c'è un autore che sta cercando di mettere insieme un gruppo di persone che hanno subìto gli stessi danni da parte di questo editore, per fare fronte comune e cercare di ottenere giustizia.

Chi ha avuto problemi con la Sangel Edizioni ed è interessato a intraprendere un'azione legale collettiva, può scriverci in privato alla nostra email (scrittorincausa@gmail.com), lo metteremo direttamente in contatto con questo autore.

Vi auguriamo di riuscire nell'impresa, e vi ricordiamo che NON bisogna mai PAGARE, in nessuna forma, un editore al quale cedete i diritti delle vostre opere.

Carolina Cutolo

venerdì 4 gennaio 2013

Hai vinto! Ma se non PAGHI non ritiri il premio

Dopo la vicenda della Leonida Edizioni, che ha chiesto denaro per pubblicare l'opera di un'autrice che si era piazzata seconda al concorso letterario Gaetano Cingari, e che nel bando del concorso aveva millantato Patrocini pubblici poi smentiti dalle istituzioni in questione, torniamo a parlare di un concorso letterario in cui classificarsi tra i vincitori significa pagare (e se non si paga si perde diritto al premio), e per il quale cominciano ad arrivare smentite di concessione di Patrocini. Ma andiamo per ordine. 

Il concorso letterario di cui parliamo si intitola “Voi, gli autori didomani”, è alla sua prima edizione ed è indetto dalla MCGManagement - MCG Edizioni.

Un'Autrice che si è piazzata tra i vincitori del concorso ha ricevuto un'interessante email dalla titolare della casa editrice, ce l'ha inoltrata e ci ha autorizzati a pubblicarla. Ringraziandola per la sua segnalazione e per il suo consenso alla diffusione, partiamo dunque proprio dal testo della lettera, sorvolando sui numerosi refusi ed evidenziando invece in neretto e sottolineato alcuni passaggi che di seguito commenteremo, eccola:


---------- Messaggio inoltrato ----------
From: "Maria Grazia Catanzani" <@>
Subject: OPERA VINCITRICE PREMIO "VOI, AUTORI DI DOMANI" -
UN BEL REGALO DI NATALE DA MGC EDIZIONI!!

Gentilissimo Autore,

in un giorno così importante quale è il Natale, Le comunichiamo, con la presente che nell'ambito del prestigioso premio letterario in oggetto, la Sua opera e' risultata VINCITRICE tra i primi 30 classificati della 1° Edizione del Premio “Voi, Autori di domani 2012” di MGC Edizioni con MGC Management. 

Nel farle i più vivi complimenti per lo splendido risultato - conseguito tra centinaia di opere in gara, quasi tutte di ottimo livello - la informiamo che la Giuria ha deliberato di premiarLa con una eccezionale proposta editoriale, come previsto dal bando del Premio, il cui fine è quello di riconoscere particolare merito al Suo lavoro. 

La casa editrice MGC Edizioni, partner e sponsor del Premio, pubblicherà in formato e-book e cartaceo la Sua opera.
Come ben saprà, ormai l'editoria viaggia "in rete": non a caso lo slogan che contraddistingue MGC Edizioni recita:"Il tuo libro verso il futuro" ma con un occhio alla “tradizione”. 

Fin d'ora possiamo dirLe che pubblicare con MGC Edizioni, accanto a personaggi come Martufello, Laura Efrikian e altri grandi personaggi che verranno, di fatto diventando loro "colleghi", e' un modo non indifferente per farsi conoscere.