mercoledì 21 novembre 2012

Recensioni a pagamento

Purtroppo siamo ormai abituati alle cosiddette "recensioni-marchetta" su riviste, magazine e inserti culturali, quelle recensioni cioè che osannano un libro e il suo autore in maniera palesemente eccessiva rispetto alla reale qualità del testo in oggetto, e pertanto fanno sorgere seri dubbi sull'onestà intellettuale del recensore e sulle reali motivazioni di tale sproporzione di lodi: cui prodest? A chi giova tutto ciò? Seguono inevitabili ipotesi complottistiche su scambi di favore e poteri editoriali, neanche poi tanto campate in aria.

Un'altra prassi più nascosta, ma non meno nefasta, sono le recensioni a pagamento, spesso scritte dallo stesso autore dell'opera che versa una somma più o meno cospicua a un "contenitore" che vende gli spazi per le recensioni direttamente agli autori, snaturando completamente l'idea stessa di critica letteraria e, di fatto, ingannando i propri lettori sulla qualità di un libro, per questioni di mero lucro.

Pubblichiamo, a proposito di narcisismo dello scrittore e recensioni a pagamento, un illuminante racconto di Cristò, tratto dal suo blog:


Di Cristò

Lo scrittore è un essere delicato. Quando si sveglia, se ha sognato, cerca di ricordare e si danna nel tentativo di riafferrare il senso narrativo di quelle immagini sparse che gli sono rimaste nella testa. Poi prepara il caffè, lo beve, fuma una sigaretta. Intanto continua a rimuginare su quelle immagini oniriche, cerca di metterle a fuoco, di collegarle tra loro. (Lo scrittore sa che della vita, come del maiale, non si butta via niente).
Ha un romanzo in sospeso, lo scrittore, e sa che l'ispirazione è una truffa romantica, che ci sono momenti in cui le centoventimila battute (spazi compresi) che raccontano la prima metà della sua storia sembrano inconsistenti, inutili, terribili, vuote e altri momenti in cui sembrano liriche, potenti, commoventi, perfette. Sa anche, lo scrittore, che ci sono momenti in cui non si riesce ad andare avanti, momenti in cui ogni parola aggiunta è una conquista e altri momenti in cui bisogna frenare la cascata, in cui le dita sulla tastiera fanno fatica a star dietro alle parole. Lo scrittore sa che quella cascata è uno dei pochi motivi per cui è bello vivere. Lo scrittore spera che quella cascata sia la ragione per cui sarà decente persino morire.

lunedì 29 ottobre 2012

Marco Polillo: "L'editore a pagamento non è un editore"

Marco Polillo, Presidente AIE (Associazione Italiana Editori), sull'editoria a pagamento (grazie a Celeste Napolitano per la segnalazione):



Ecco invece un'interessante riflessione di Editor In Maniototo che mette in luce le contraddizioni di Polillo e della politica dell'AIE, riportiamo un passaggio:

"è pieno di stampatori iscritti all’AIE (e le pagano la quota dovuta); è pieno di stampatori che partecipano a più libri più liberi e via fiereggiando; è pieno di stampatori che hanno il contratto con le messaggerie libri, pde e via distribuendo. Ed è pieno di librerie che per questo motivo sono costrette a mettere sugli scaffali un bel po’ di libri di EAP".

La solfa degli EAP sull'autopromozione dell'autore

Un caso di richiesta di denaro all'autore dopo la firma di un contratto di edizione che non la prevedeva.

Pubblichiamo la lettera di un'autrice che, dopo aver rifiutato di pagare un editore che le chiedeva un impegno all'acquisto di copie, ha firmato una seconda versione del contratto in cui questo impegno non compariva, ma, dopo aver firmato, si è vista chiedere ugualmente dall'editore di acquistare le copie del suo libro, spacciando questa richiesta per normale prassi di auto-promozione dell'autore, oltretutto come se non fossero mai intercorsi gli accordi precontrattuali che prevedevano il rifiuto dell'autrice a pagare all'editore qualunque cifra per qualunque motivo.
Ringraziamo l'autrice per il consenso alla pubblicazione e aggiungiamo di seguito la nostra risposta che, includendo riferimenti alla Legge sul Diritto d'Autore (n.633/1941) e al Codice di Procedura Civile in materia di contratti, potrebbe risultare utile a quanti si trovassero in una situazione simile.
Buona lettura!

Buongiorno,
sono una scrittrice esordiente che per ingenuità è incappata in un problema e si trova incastrata e vincolata in un limbo che non si sblocca.
La casa editrice in questione mi ha contattato proponendomi prima un contratto con obbligo di acquisto di copie, al mio rifiuto di tale genere di accordo (ho espressamente ribadito il fatto di non essere interessata a vincoli che mi obblighino a un onere a mio carico) me ne hanno mandato un altro senza alcun obbligo di acquisto che ho accettato e firmato.
Dopodiché mi sono ritrovata in questo spiacevole botta e risposta che vi riporto a seguito:

EDITORE:
Buongiorno,
procediamo con la stampa. I libri saranno pronti per lunedì.
A tal proposito vorremmo sapere il numero di copie da riservarle per aggiungerle alla stampa.
I lotti consigliati sono:
nr. 50 copie euro 600,00
nr. 70 copie euro 784,00
nr 100 copie euro 1.040,00
Oltre le 70 copie applichiamo uno sconto maggiore.
In attesa, saluti

AUTRICE:
2 copie per me sono sufficienti.

EDITORE:
Buongiorno,
il lotto minimo giustificabile sono 50, come da mail precedente.
Saluti

martedì 16 ottobre 2012

Dialogo con un editore a pagamento

Per la serie Racconti in Causa, siamo lieti di pubblicare un breve racconto di Marisa Salabelle, che riporta un dialogo realmente avvenuto tra l'autrice stessa e un editore a pagamento che cercava di convincerla a sborsare la modica cifra di 3.600 euro.
Approfittiamo per ribadire che siamo contrari all'editoria a pagamento non solo perché non ha senso che un editore si impossessi dei diritti di pubblicazione e commercializzazione di un'opera e per questo si faccia pagare dall'autore (è come fare acquisti in un negozio e una volta arrivati alla cassa pretendere che ci paghino invece di pagare), ma anche perché l'editoria a pagamento è palese in contrasto con l'Art. 118 della Legge sul diritto d'autore n.633/1941, che così definisce il contratto di edizione: «Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell'editore stesso, l'opera dell'ingegno».
Buona lettura.


Dialogo tra un’autrice esordiente e un editore

Di Marisa Salabelle

La sede della casa editrice occupava un’intera ala di un grande palazzo modernissimo, in una zona periferica. Doppia porta a vetri, col logo della casa editrice e l’apertura automatica. Ascensore, sala d’attesa con divano e poltrone, un tavolino basso coperto di opuscoli e brochure. Una segretaria gentilissima che ci fece accomodare, e dopo pochi minuti l’editore, un uomo di circa quarant’anni, vestito con pantaloni di velluto e un pullover beige, capelli corti, lineamenti regolari, una gentilezza nervosa, una stretta di mano veloce. Attraversammo un lungo corridoio sul quale si aprivano numerosi uffici con tavoli sovraccarichi di materiale e varie persone impegnate nel lavoro. Entrammo nel suo ufficio: era uno dei titolari della casa editrice, si interessava in particolare di esordienti, il mio libro non l’aveva letto, no, lui i libri non li leggeva, ma l’avevano letto due suoi collaboratori e in base al parere espresso da questi ultimi pensava di pubblicarlo in una collana di gialli.
«Ho qualche dubbio, gli dissi, perché il libro non è propriamente un giallo».
Come, rispose, prese una scheda e mi lesse un breve riassunto del romanzo.
«Sì, la trama la so, dissi, certamente c’è un delitto, ci sono delle indagini, e tuttavia non lo definirei un giallo».
«Be’, allora si decida, signora, è un giallo o non lo è?»
«Ecco, il delitto e le indagini sono un po’ un pretesto… se fossi un lettore di romanzi gialli, e trovassi questo romanzo in una collana di gialli, forse lo troverei un po’ esile… perché non è veramente un giallo…»
«Allora, se lo dice anche lei che è esile!»

lunedì 8 ottobre 2012

Concorso letterario: hai vinto? PAGA.

Con tutte le prassi truffaldine e nefaste di editori scorretti di cui veniamo a conoscenza grazie agli autori che si mettono in contatto con noi, credevamo fosse difficile ormai stupirci di qualcosa. Ci sbagliavamo.

Un autore ci scrive che ha partecipato al concorso letterario Gaetano Cingari, organizzato dalla casa editrice calabrese Leonida Edizioni, si è piazzato sul podio tra i primi tre classificati, e gli è stato sottoposto un contratto di edizione per pubblicare con Leonida Edizioni l'opera grazie alla quale ha vinto. Ci chiede quindi di visionare il contratto e dirgli se è tutto regolare.

Leggiamo il contratto. La durata della cessione dei diritti all'editore è di un anno (ottimo), la percentuale di royalty da corrispondere all'autore sul prezzo di copertina è del 9% dalla prima copia (ottimo, soprattutto per un piccolo editore), e anche il resto ci sembrava tutto sommato piuttosto ragionevole, perciò stavamo per rispondere all'autore che andava tutto bene, quando ci siamo imbattuti in questa clausola:

«10) L’Autore corrisponderà all’Editore a titolo di spese di: 30 copie (da destinare all’Autore), correzione bozze (due giri di bozze), editing, impostazione grafica, introduzione, spese di segreteria, spese spedizioni, distribuzione, deposito legale diritti d’Autore e codice ISBN € 580,00 (IVA inclusa)».

Sembra uno scherzo. Vinci un premio e ti chiedono di versargli 580 EURO? Ma non è uno scherzo, è esattamente quello che è successo all'autore che si è rivolto a noi prima di firmare alla cieca un contratto di edizione semplicemente inaccettabile perché, lo ribadiamo, e non ci stancheremo mai di farlo, accaparrarsi i diritti di pubblicazione e commercializzazione di un testo e chiedere denaro (sotto qualunque forma) all'autore è esattamente come andare al mercato, prendere un mazzo di carciofi e pretendere che il fruttivendolo ce li paghi tanto al chilo per portarceli via: NON HA SENSO. Eppure in molti ancora credono che ne abbia, e sono pronti a versare cifre talvolta anche spropositate per una o più di queste motivazioni: impegno all'acquisto di copie, lavori di editing, correzione di bozze, grafica, spese di segreteria, spese di spedizione, distribuzione, deposito legale e codice ISBN (da notare come nel caso della Leonida Edizioni, che le comprende tutte, in pratica il vero editore è l'autore stesso!!).

martedì 25 settembre 2012

Piccoli editori capestro crescono

Sabato 22 settembre, su ORWELL, l'inserto culturale del quotidiano Pubblico, è uscito questo articolo sulle principali e più diffuse clausole-trappola di una certa piccola editoria italiana. Va precisato infatti che esistono in Italia molti piccoli editori che invece lavorano sodo, con grande competenza e professionalità, e che sopravvivono a stento ma preferirebbero chiudere bottega piuttosto che raggirare gli autori. Questo articolo, oltre che uno strumento per gli autori alle prime armi che vogliano imparare a riconoscere le trappole contrattuali, vuole essere un omaggio pur indiretto a tutti i piccoli editori onesti che non si avvarrebbero mai di questi trucchetti ignobili per incastrare e spennare autori inesperti. L'editoria è un'altra cosa, e gli editori degni di questo nome non sono degli eroi, ma dei professionisti che amano la lettura e la scrittura e cercano di fare il proprio lavoro in modo onesto e appassionato. Li ringraziamo, tuttavia, perché è solo merito loro se il panorama della piccola editoria italiana non è composto esclusivamente da un guazzabuglio di imprenditori furbetti a cui dei libri importa poco e niente.


Piccoli editori capestro crescono


 «Del resto, per quanto amaro possa essere questo per me, il danno maggiore è per i miei contemporanei che non sanno utilizzarmi, che non si accorgono di me, o, forse, ostentano di non accorgersi di me». Questo ritratto satirico della vanagloria e dell'amarezza di un pensatore, un artista, uno scrittore che non riesce a pubblicare, risale al 1942, anno di pubblicazione del Diario di Gino Cornabò di Achille Campanile. Oggi, a sessant'anni di distanza, la condizione dell'aspirante scrittore in Italia è andata ben oltre la caricatura. Nell'ultimo decennio, probabilmente a causa della tangibile impossibilità di realizzazione professionale, di ottenere un riconoscimento sociale del proprio valore, si è diffuso un desiderio generalizzato di pubblicare un libro, raggiungere il successo, fare il “colpo gobbo”, come lo chiama Ermanno Cavazzoni ne Il Limbo delle fantasticazioni, «col quale si sale di colpo e con poco sforzo» innalzandosi sul pantano degli altri disgraziati. Su queste velleità negli ultimi anni hanno costruito la propria fortuna centinaia di piccoli editori che, millantando professionalità e promettendo gloria, incastrano e spennano sprovveduti autori grazie a contratti capestro e richieste di denaro declinate nelle forme più fantasiose: «collaborazione dell'autore» (SBC Edizioni), «partecipazione alle spese di pubblicazione» (Limina Mentis Editore), «strategie di coproduzione» (Albatros – Il Filo).

Nel nutrito sottobosco di aspiranti scrittori sono in pochissimi a vedere l'editore come qualcuno con cui si contrae un accordo di lavoro e il contratto come un documento scritto dalla controparte sul quale trattare fino ad ottenere condizioni più vantaggiose e rispettose anche per l'autore. Il resto è una masnada di Gino Cornabò che vede l'editore come un illuminato che ha saputo riconoscere il vero talento, un benefattore al quale concedere riconoscenza e fiducia praticamente incondizionate.

sabato 22 settembre 2012

Benvenuto Orwell!


Oggi in edicola, all'interno del quotidiano Pubblico, potete trovare il primo numero del nuovo inserto culturale ORWELL. Nell'inserto potete leggere un articolo di Scrittori in Causa. Per la prima volta ci è stato dato non solo spazio, ma anche carta bianca nel dire la nostra su un quotidiano a tiratura nazionale. Ne abbiamo approfittato per parlare di alcune clausole ingannevoli purtroppo molto frequenti nei contratti di edizione di una certa piccola editoria, clausole e contratti sui quali ci troviamo a lavorare quotidianamente nell'assistere gli autori che, per ingenuità e inesperienza, solo quando è troppo tardi si rendono conto delle conseguenze nefaste di quello che avevano firmato e accettato. Ma dentro Orwell potete trovare anche moltissimi altri articoli, idee, illustrazioni, fotografie. Cercatelo oggi in edicola.
Benvenuto Orwell, buona lettura a tutti.

Carolina Cutolo

mercoledì 19 settembre 2012

Per una Firenze delle Letterature

Pubblichiamo il testo di un documento che la rete Firenze delle Letterature ha presentato oggi al Comune di Firenze, auspicando non solo un modo diverso di fare cultura e letteratura a Firenze, ma anche la realizzazione di un progetto concreto ricco, aperto e fruibile dai cittadini.
Leggete e diffondete.

Parola scritta, cultura e politiche culturali


Dopo alcuni mesi di iniziative e incontri, la Rete Firenze delle Letterature ha redatto il testo che segue come sintesi del lavoro svolto sinora e come documento programmatico per il futuro. Invitiamo tutti a leggerlo, a condividerlo attraverso ogni canale, e ad aggiungere la propria firma attraverso i commenti in calce. Questo documento è stato presentato oggi, 19 settembre, all’Assessore all’Università e ricerca e Politiche Giovanili e all’assessore alla Cultura del Comune di Firenze.
 

Scarica il documento in PDF

 

Chi siamo

La Rete Firenze delle Letterature si è formata nella primavera del 2012 in seguito alla vicenda del “Festival dell’Inedito”, come reazione virale e spontanea a un modo d’intendere la letteratura e le politiche culturali che mette al centro la ricerca del profitto e la spettacolarizzazione della produzione letteraria.
Da allora la Rete – formata da scrittori, poeti, traduttori, artisti, saggisti, docenti, redattori, giornalisti e intellettuali dell’area metropolitana fiorentina – ha cominciato un percorso di ricerca e di confronto aperto per identificare i principi e le modalità con i quali costruire, sul e per il territorio di Firenze, delle nuove pratiche culturali legate all’ambito letterario. Pratiche nuove nei contenuti e nelle procedure organizzative, e ispirate a una concezione comunitaria della parola scritta.

giovedì 13 settembre 2012

Definizioni

Chiariamolo una volta per tutta e senza possibilità di equivoco: il CONTRATTO DI EDIZIONE, è così definito dall'Art. 118 della legge sul diritto d'autore (n. 633 del 1941):

«il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell'editore stesso, l'opera dell'ingegno».

Dunque, se vi viene proposta una bozza di contratto in cui, sotto qualunque forma, vi viene chiesto di pagare e contemporaneamente di cedere i diritti sulla vostra opera, sappiate che non si tratta di un contratto di edizione, e che chi ve lo ha proposto sta aggirando la legge spacciando un accordo contrattuale inaccettabile per un contratto di edizione e se stesso per un editore serio.

martedì 11 settembre 2012

Il festival dell'indebito

SE CI LEGGI E' GIORNALISMO. SE CI QUERELI E' SATIRA, è il sottotitolo di una bellissima rivista autoprodotta, piena zeppa di cose, che si intitola MAMMA!. Per l'ultimo numero, dal titolo "Primavera Italiana", il direttore, Giuliano Kanjano, mi ha chiesto un racconto satirico ispirato alla vicenda del Festival dell'Inedito che questo blog, insieme a moltissimi altri siti, blog, gruppi culturali, collettivi, singole persone, ha contribuito a far sospendere.

Invitando tutti voi ad abbonarvi a MAMMA! e a consentirle di continuare a esistere, pubblico di seguito il racconto che ho mandato a Kanjano e che è inserito nell'ultimo numero della rivista, la cui copertina è illustrata nientemeno che dalla grandissima MP5, e a cui hanno partecipato scrivendo o disegnando anche:

Alessandro Borbone, Alessia Sabatino, Andrea Bersani, Andrea Chronopoulos, Andrea Coccia, Andy Ventura, Anna Bellia, Arnald, Assia Petricelli e Sergio Riccardi, Carlo Giubitosa, Chiara Smacchi, Claudio Gianvincenzi, Dario Campagna, Demerzelev, Elena Ferrara, Ellekappa, Fabrizio Des Dorides, Flyfra, Frago, Gianpiero Caldarella, Giuseppe Lo Bocchinaro, Harumi Mat, Lo Scorpione, Lorenzo Iervolino, Lucio Villani, Malì Erotico, Marcella Brancaforte, Marco Pinna, Marco Tonus, Marco Trulli, Mario Gaudio, Mauro Biani, Maurizio Boscarol, Paolo Manganiello, Pino Scaccia, Riccardo Orioles, Roberto Ugolini, Sergio Nazzaro, Tabagista, Thierry Vissol, Toni Bruno, Vito Manolo Roma e Yukari Saito.

Vendere 300 copie di ogni numero permette alla rivista di sopravvivere e di realizzare il numero successivo, se questo vi piace e volete leggerne ancora e ancora: ABBONATEVI!
Ed ecco il mio raccontino sul festival letterario più discusso del 2012:


Il festival dell'indebito
Di Carolina Cutolo

Ero a un passo dalla gloria, dagli allori del successo, dal vedermi finalmente consacrato tra i mostri sacri della letteratura italiana. Avrei certamente ottenuto, grazie al mio mirabile esordio, tutti i riconoscimenti più prestigiosi: Campiello, Strega e perché no, anche l'ambitissimo Prize-On-Demand. Sarei stato osannato dalla pagina culturale del Sole 24 Ore, avrei troneggiato nella classifica dei libri più venduti del Corriere della Sera per mesi. I critici letterari più severi mi avrebbero salutato come la nuova voce che attendevano da sempre. Sarei stato tradotto il tutte le lingue, avrei vinto premi internazionali, cenato con Philip Roth e Paul Auster e sarei stato corteggiato dal Newyorker. Giornalisti di tutto il mondo mi avrebbero chiesto come ho fatto in così breve tempo ad influenzare i miei contemporanei tanto profondamente da strappare a David Foster Wallace la dichiarazione: “La storia della letteratura si divide in prima e dopo Nicolino Gandolfini”.
E invece niente. Per colpa di quattro stronzi di blogger.
Ero il favorito al Festival dell'Indebito, un progetto geniale che bastava pagare solo 600 euro per partecipare, invece di dover leccare il culo nel salotti letterari dei mafiosi di sinistra. Era patrocinato dal Comune di Firenze, città-culla della lingua italiana; i più stimati intellettuali della scena culturale nazionale avrebbero selezionato le opere in gara: impossibile non veder riconosciuto il mio valore. Inoltre il Festival era supportato dalle due più importanti case editrici italiane, che si sarebbero scannate per accaparrarsi un contratto di edizione con il sottoscritto. Cosa sono 600 euro di fronte a queste garanzie di un futuro letterario lastricato d'oro? NIENTE.
Illustrazione di Andrea Chronopoulos per il racconto Il festival dell'indebito

E invece ecco che quattro sfigati, incapaci di riconoscere la portata rivoluzionaria del Festival dell'Indebito, cominciano a gettare merda sull'intero progetto: iniziativa lucrosa, regolamento capestro, pubblicità ingannevole. Tutte illazioni frutto di invidia, è chiaro, perché da pezzenti falliti quali sono non potevano permettersi di pagare la quota d'iscrizione, e hanno ben visto di impedire ad altri, evidentemente più meritevoli, di ottenere quello che era loro precluso.

martedì 4 settembre 2012

Piccoli editori truffaldini, un caso

Negli ultimi mesi diversi autori che hanno firmato un contratto e in alcuni casi pubblicato un libro con la Sangel Edizioni ci hanno scritto lamentando inadempimenti contrattuali e mancata pubblicazione, nonché chiedendoci di aiutarli a svincolarsi contrattualmente per porre fine a vicende sgradevoli in cui si sono trovati loro malgrado per aver avuto a che fare con questo editore.
Abbiamo chiesto a uno di loro che ha fatto un articolato lavoro di ricerca sulla Sangel e sulla titolare della casa editrice, Sofia Riccaboni, di raccontarci la sua storia riportando tutti gli elementi che è riuscito a raccogliere di questo quadro deprimente e purtroppo estremamente rappresentativo della prassi sistematica di una certa piccola editoria italiana: approfittare dell'inesperienza e dell'ignoranza degli aspiranti autori con ogni mezzo lecito (e, vedremo di seguito, anche illecito) a scopo di lucro e a spese degli autori stessi.
Ringraziamo l'autore del pezzo che, essendo il contenzioso ancora in corso, preferisce non comparire col suo nome e cognome per non inasprire ulteriormente i rapporti con la controparte.

Se questo è un editore

Quando conobbi Sofia Riccaboni e la Sangel edizioni, cominciò una sorta di lavoro di squadra al fine di vedere pubblicata l’ennesima opera, certo d’aver trovato, finalmente, un editore serio che avrebbe saputo curarne la pubblicazione. Forse per la troppa sicumera che avevo azzardato e nonostante non mi ritenga l’ultimo degli sprovveduti, mi ritrovai ben presto a fare i conti con la realtà dei fatti: dopo aver discusso le varie clausole contrattuali e firmato il relativo accordo, l’editrice dava il via alla pubblicazione e, devo dirlo, i primi giorni si impegnò indefessamente, rimanendo in contatto col sottoscritto, facendo uscire la versione e-book sui canali di vendita online e, successivamente, anche il cartaceo.

Decisi quindi di acquistare alcune copie del mio libro direttamente dalla Sangel edizioni, pagando anticipatamente. E fu allora che cominciarono i problemi. L’editore spariva e riappariva dopo settimane, se non mesi, affermando che le copie erano in stampa, poi che il tipografo non aveva la carta e poi pure l’inchiostro, ahimè, venne a mancare. E ancora, problemi con le poste, problemi interni alla casa editrice che si stava rinnovando e cambiando editore.

lunedì 25 giugno 2012

Il vice Sindaco di Ravenna su Il libro nel cassetto

Il tropico del libro ha intervistato Giannantonio Mingozzi, vice Sindaco di Ravenna, Comune che ha dato il proprio patrocinio a Il Libro nel Cassetto, un concorso letterario (vedi post precedente), in cui il premio per i vincitori è sborsare la modica cifra di 950 euro.

Mingozzi nell'intervista sembra prendere molto alla leggera la questione, e crede di cavarsela sostenendo che il patrocinio non prevede un finanziamento al progetto (ci mancherebbe solo questo). Ma vi invitiamo a leggerla direttamente sul sito di Tropico del Libro.

mercoledì 20 giugno 2012

Il libro nel cassetto

Ovvero: un'altra trappola per esordienti

Grazie alla segnalazione de Il tropico del libro, scopriamo che non solo la vicenda penosa del Festival dell'Inedito non è servita a scoraggiare iniziative che lucrano sui sogni di gloria degli aspiranti scrittori (per di più patrocinate da istituzioni pubbliche), ma che qualcuno sta giocando al rialzo, chiedendo quote di partecipazione incredibilmente più alte di quelle del Festival dell'Inedito.

Stiamo parlando del concorso letterario Il libro nel cassetto, indetto dall'associazione Tipografia Moderna e patrocinato dal Comune di Ravenna con la partnership della Cassa di Risparmio di Ravenna.

Vi rimandiamo all'ottimo articolo de Il Tropico del Libro per l'analisi dettagliata dell'iniziativa, e ci limitiamo qui a segnalarvi i punti essenziali dell'operazione: per accedere alla selezione basta inviare il proprio manoscritto, ma se si viene selezionati, per essere pubblicati bisogna versare il “piccolo contributo” (come lo chiamano sul sito del concorso) di 950 euro.

Ora: stupisce che il Comune di Ravenna, che è un'istituzione pubblica, patrocini un concorso letterario a pagamento (per di più così caro), mentre dovrebbe favorire e promuovere progetti culturali seri e realmente accessibili a tutti i cittadini.

Se il Comune di Ravenna non è al corrente dell'altissima quota di partecipazione (pur non essendoci giustificazioni per una simile svista e per la leggerezza con cui avrebbe concesso il patrocinio) dovrebbe fare un onesto passo indietro e ritirare immediatamente il suo appoggio all'iniziativa.

Se invece è al corrente sorgono seri dubbi sui reali motivi per cui avrebbe deciso di appoggiare un'iniziativa lucrosa, che fa ricadere tutto il rischio imprenditoriale sugli autori, e ingannevole, visto che sul sito del concorso c'è scritto che "parteciperai al concorso per vincere la pubblicazione GRATUITA di un tuo libro" e poi sul bando del concorso c'è scritto, AL CONTRARIO, che "Per procedere con la pubblicazione gli autori selezionati dovranno versare la quota di partecipazione di Euro 950,00".

Insomma, sorvolando sull'iniziativa, lucrosa e ingannevole per i motivi suddetti, credo che il Comune di Ravenna, e in particolare il Vice Sindaco Giannantonio Mingozzi (che compare tra i giurati del concorso), dovrebbero ai cittadini quantomeno una spiegazione.

Ci auguriamo che nessun aspirante scrittore pensi che per poter inaugurare dignitosamente la propria carriera letteraria basti pagare, per di più cifre che rasentano la follia.

Ecco un piccolo esempio, tratto dal video di lancio del concorso di cui sopra, delle tecniche di comunicazione e marketing usate in questo genere di operazione per intortare gli esordienti più sprovveduti.



Carolina Cutolo
Per Scrittori in Causa